Messina, ecco Zeman: “Squadra troppo vecchia. Qui si deve correre”

Prime dichiarazioni del nuovo tecnico che mette da parte la diplomazia: “Bisogna macinare chilometri e non essere un’accozzagli di stelle. Gruppo timido, poco consapevole della propria forza"
07.11.2019 20:00 di Antonio Billè Twitter:    Vedi letture
Karel Zeman
Karel Zeman

È una situazione difficile rispetto alle aspettative iniziali, però non c’è da disperarsi, la squadra c’è anche se va riformulato qualcosa perché gli sforzi economici sono stati eccessivi per l’attuale posizione di classifica”. Si presenta con dichiarazioni senza peli sulla lingua Karel Zeman, nuovo allenatore del Messina, chiamato a risollevare le sorti di una squadra tramortita dal pesante ko nella stracittadina con il Football Club e dallo scossone di inizio settimana: “La panchina mi mancava tantissimo - dice - ho frequentato il corso Uefa-Pro a Coverciano e mi sono reso che anche chi allena squadre di Champions mi veniva a chiedere consiglio e allora mi sono chiesto cosa ci stavo a fare a casa. Papà? A Messina era ancora un allenatore libero, poi è stato preso di mira e la sua carriera è terminata prima del 2000, quando si è permesso di essere una persona onestà e accusare chi non lo è”.

Il discorso, poi, si sposta sulla squadra. Zeman, fautore come il padre Zdenek di un 4-3-3 molto propositivo, si trova di fronte un gruppo in difficoltà fisica, tecnica e morale: “Secondo me con il lavoro tutti possono essere capaci di fare il 4-3-3 - continua il neo mister - ma servono caratteristiche tecniche e fisiche che in questo momento non ci sono al 100%. La squadra è da rifare parzialmente, perché è troppo vecchia per quello che ho in mente io. C’è da correre di più e alcuni non possono farlo per limiti atletici, anche se sono grandi calciatori. Il cambiamento dovrà essere nello giocare insieme, con lo stesso spirito e con un obiettivo comune. Se le individualità non collaborano tra loro, è difficile vedere buon gioco e risultati. Coralli? Anche lui rientra in questo discorso: non si discute il suo valore, ma l’adattamento a una squadra che deve macinare più chilometri e non essere un’accozzaglia di stelle. Se alcuni di loro, Coralli tra questi, riescono a rendersi utili va bene, ma se continuano a giocare per loro stessi sarà più difficile che possano tornare utili. In generale ho trovato un gruppo poco consapevole della propria forza, timido, ma voglioso di lavorare. Sul piano fisico, invece, non posso ancora giudicarlo, perché in questi primi giorni sto lavorando a metà campo per facilitare l’intesa tra i ragazzi”.