Messina, le cinque giornate di Pietro Infantino

Dopo la burrascosa separazione da Oberdan Biagioni, l'Acr riparte dal tecnico esonerato alla quinta giornata dopo un avvio di stagione disastroso. Il suo compito? Ridare serenità a un ambiente scosso
11.04.2019 15:22 di Antonio Billè Twitter:    Vedi letture
Fonte: Tcf tv
Pietro Infantino
Pietro Infantino

5 partite per portare a casa due obiettivi minimi e sovvertire il pessimo ricordo lasciato di sé dopo il disastroso avvio di stagione chiuso dopo 450’ minuti con una sola vittoria all’attivo, 4 punti e 13 reti incassate.

Non sarà agevole il compito di Pietro Infantino, tornato in sella al Messina dopo la burrascosa separazione tra il club e Oberdan Biagioni, a distanza di 176 giorni dall’esonero maturato all’indomani della scoppola rimediata al San Filippo dall’Acireale. Un progetto tattico mai decollato quello di Infantino, inizialmente fossilizzato su un 3-4-3 per nulla digeribile dalla rosa dell’epoca e virato troppo tardi sulla difesa a 4, quando il gruppo lo aveva ormai scaricato. L’evidenza dei fatti, poi, divenne tangibile proprio in quella gara del 14 ottobre contro Manfrellotti e compagni terminata con un netto 0-3.

Esattamente 6 mesi dopo, Infantino si siederà sulla panchina del Messina per affrontare una Nocerina sostanzialmente tranquilla, reduce dalla vittoria di prestigio con il Bari che le ha consegnato anche la certezza della salvezza. I rossoneri arriveranno al San Filippo senza gli squalificati Cardone e Ruggiero, uomini cardine del proprio gioco, ma anche i giallorossi dovranno fare a meno di Traditi e Lourencon, fermati dopo le espulsioni rimediate a Troina. A proposito di sanzioni disciplinari, col giallo subito al Proto è entrato in diffida anche Catalano che si aggiunge all’elenco che comprende già Arcidiacono, Biondi, Traditi e Zappalà, anche se il centrale catanese resterà ai box per qualche settimana per un guaio muscolare.

Niente alchimie tattiche, quindi, per Infantino che ripartirà da modulo e uomini che bene hanno fatto negli ultimi due mesi con Biagioni, ma un semplice ruolo da gestore e normalizzatore per un tecnico chiamato a conquistare la salvezza senza passare dai playout, per concentrarsi, poi, sulla finale di Coppa Italia che, per questa società, rappresenta il massimo traguardo possibile.