#Speciale2016 - Messina, like a rolling stone

Il racconto dell'anno solare trascorso dai biancoscudati, chiuso 44 gol fatti e 56 subiti, frutto di 10 vittorie, 14 pareggi e 15 sconfitte
 di Antonio Billè Twitter:   articolo letto 1356 volte
#Speciale2016  - Messina, like a rolling stone

Come realizzare un quadro bellissimo e, poi, come per magia, cancellarlo con un secco colpo di spugna. Il 2016 del Messina passa dal benessere e dalla tranquillità del primo semestre, all’ambiguità e alla disgrazia della seconda parte dell’anno. Cambiano cinque allenatori (Arturo e Lello Di Napoli, Bertotto, Marra e Lucarelli), tutti i dirigenti della passata annata e quelli che iniziano la nuova stagione, un enorme numero di calciatori e il settore giovanile nella quasi totalità degli elementi. È, calcisticamente parlando, la storia della Miss Lonely cantata da Bob Dylan nella meravigliosa Like a rolling stone datata 1965.

L'anno si apre con il 3-0 sul Martina che chiude il girone d’andata del passato campionato e dà il benvenuto nel tabellino dei marcatori al brasiliano Gustavo che mette a segno una doppietta e diventa ufficialmente l’uomo in più del girone di ritorno biancoscudato. Nel finale, poi, chiude il conto Tavares che spegne le voci sul possibile addio in sede di mercato. Il doppio turno interno consecutivo, però, riserva la cinquina del Benevento e apre oscuri scenari grazie all’intervento di Federbet che sarà costantemente al fianco del Messina per tutta la prima parte del 2016. Si prosegue, poi, con lo 0-0 di Ischia e il successo 3-2 sul Monopoli firmato ancora da Gustavo e Tavares. Il mercato porta in dote Scardina, Barisic, Giuseppe Russo, Ionut e Mileto a una rosa che non necessitava di grandi ritocchi e che aveva fatto grandi cose, conquistando 29 punti e il sesto posto in classifica, a +10 dai playout e, addirittura, a -6 dai playoff. Traguardi inimmaginabili alla vigilia della stagione che, però, fanno i conti con l’addio forzato ad Arturo Di Napoli squalificato dopo l’inchiesta “Dirty soccer” e la promozione come capo allenatore del vice Lello Di Napoli. Il nuovo Messina perde a Cosenza, pareggia con Paganese (2-2 tra mille polemiche) e Matera e poi cade ancora con la Fidelis Andria. La classifica fa un po’ più di paura, ma i tre successi in fila con Lupa Castelli Romani, Foggia (3-2 spettacolare) e Melfi valgono la salvezza virtuale con largo anticipo. Le sette partite che chiuderanno il campionato, infatti, porteranno cinque ininfluenti pareggi (Catanzaro, Lecce, Akragas, Casertana e Martina) e due sconfitte (Catania e Juve Stabia).

Di fatto è già partita la nuova stagione, anche se la società fa di tutto per non programmarla: si perde tempo nella trattativa con il “gruppo Barbera” e con quello capitanato da Franco Proto dopo e si registrano le dimissioni del ds Argurio, del dg Manfredi, dell’area comunicazione e di tutto ciò che si muove attorno al pianeta Acr Messina. Dicono addio al progetto quasi tutti i calciatori che bene hanno fatto nel campionato passato e resta al timone solo il presidente Stracuzzi con i suoi soci, mentre l’avvocato Villari viene inizialmente promosso nel ruolo di direttore generale (salvo poi lasciare la carica poco tempo dopo). Valerio Bertotto è il nuovo allenatore, Vittorio Tosto il direttore sportivo: ma la loro avventura in riva allo Stretto dura appena due mesi, con un mercato deludente, il passaggio del primo effimero turno di Tim Cup con il successo di Siena (si va ko, poi, con la Spal nel secondo turno) e una lunga serie di incomprensioni con la proprietà. La rosa appare poco competitiva, anche se il presidente Stracuzzi continua a parlare di quarto/sesto posto, e per mettere una pezza ci si affida alle bandiere Marra e Buonocore. E poi c’è Ceniccola, l’invisibile direttore generale.

Il nuovo campionato inizia con l’illusoria vittoria con il Siracusa, poi il Messina perde il derby d’andata con la Reggina, pareggia con la Virtus Francavilla e cade anche con Juve Stabia e Foggia. il successo di Catanzaro quieta per qualche giorno le acque, ma i ko con Paganese, Catania e Monopoli fanno saltare la panchina di Marra che adesso accoglie Cristiano Lucarelli. Il tecnico livornese si presenta con il successo sulla Vibonese nella Coppa Italia di LegaPro, bissato pochi giorni dopo dal 2-1 sulla Casertana e si prosegue con cinque pareggi consecutivi (Taranto, Matera, Fidelis Andria, Akragas e Fondi). In mezzo c’è l’approdo agli ottavi di Coppa dopo il 2-0 nel derby con il Catania griffato Madonia (avventura interrotta, poi, a Taranto). Sul più bello, però, vengono a galla gli enormi limiti della rosa che perde senza mai segnare con Melfi, Lecce, Cosenza e Siracusa, salvando faccia e onore solo con i due successi consecutivi ottenuti tra le mura amiche con Vibonese e Reggina.

Il derby dello Stretto che chiude il 2016 dovrà essere il viatico migliore per presentarsi ai nastri di partenza del 2017 con una rosa fortemente rinforzata e con le idee chiare per quel concerne l’aspetto societario, in cui il silenzio inspiegabile del presidente Stracuzzi sta facendo un rumore assordante. La Curva lo ha chiesto in maniera ferma e convinta con uno striscione esposto al termine della gara vinta con la Reggina: Messina esige programmazione.