#Amarcord, U.S. Giostra la storia di una favola: Parte I

Ripercorriamo, con una ciclo di tre articoli, una delle più belle favole del calcio peloritano.
 di Marco Boncoddo Twitter:   articolo letto 562 volte
#Amarcord, U.S. Giostra la storia di una favola: Parte I

Comincia oggi, con la prima puntata di una breve avventura in tre parti, la narrazione di una delle più belle favole calcistiche della storia peloritana, quella dell’Unione Sportiva Giostra 1946/47. Un’epopea che nacque e si estinse nel giro di soli nove mesi, condita da pagine vibranti ed esaltanti, che fecero fremere i non pochi appassionati del popoloso rione messinese.

Lo scorrere incessante del tempo, cadenzato ed inesorabile, si erge spesso a giudice supremo, classificando gesta ed imprese entro compartimenti stagni che gli storici amano manipolare. Termini, a volte abusati, come “favola”, “mito” e “leggenda”, possono annegare lo spirito intrinseco di un’impresa o esaltarlo al limite del possibile. Quel che è certo, al di là di mere considerazioni, è che ogni “favola” ha il suo tempo, soprattutto nel calcio. E come ogni impresa deve godere di una certa fortuna, per essere eternata. I nostri giorni, dominati dalla rapidità delle comunicazioni e dell’abbondanza di notizie provenienti da ogni angolo del mondo, sono i più adatti a veicolare un sogno: ne sanno qualcosa i tifosi del Sassuolo o di altre piccole realtà, che vedono le squadre del cuore su ogni giornale, rivista, gruppi, social, ecc.

Ma le “favole”, come dicevamo in precedenza, nel mondo del calcio sono sempre esistite, e la nostra città ne ha abbracciate parecchie. Oggi, in questo caldo giorno di fine luglio, vogliamo narrarvi delle gesta dell’Unione Sportiva Giostra, squadra rappresentante del popoloso rione cittadino peloritano, che nel 1947 accarezzò per qualche tempo il sogno della promozione in serie B. Qualcuno, ne siamo certi, sorriderà al pensiero del Giostra in cadetteria… forse qualcun altro gonfierà il cuore d’orgoglio. Emozioni, sentimenti, sconvolgimenti che solo il calcio può regalare, a qualsiasi latitudine, in qualsiasi “zona” sull’asse del tempo.

L’estate del 1946, torrida e afosa, presentava un paese devastato da un turbinio di eventi. Il regime fascista, la guerra e lo sbarco degli alleati consegnò ai contemporanei una nazione ferita e incerta, da poco diventata una Repubblica. La Figc, presa dall’organizzazione della nuova serie A e della rinnovata B in tre gironi, decise di destinare alla serie C tutte le altre squadre che non avevano trovato posto nei primi due livelli, lasciando l’organizzazione del campionato alle tre leghe interregionali. Ne venne fuori un torneo mastodontico, con addirittura 18 gironi: nove per il nord, sei per il centro e tre per il sud. A conti fatti, la bellezza di 266 squadre si diedero battaglia per la miseria di 6 promozioni in serie B, di cui una sola riservata al meridione. La nostra favola, però, si concentra esclusivamente sul girone C della sezione Sud, lasciando tutto il resto al ruolo di mero comprimario.

La Lega Interregionale Sud, dopo aver sistemato Campania e Puglia, si trovò con poche squadre rimanenti, assolutamente impossibilitate negli spostamenti per l’Italia meridionale per via dello scarsissimo budget. Formò, quindi, un girone più piccolo, con sole undici compagini, afferenti all’area calabro-sicula. Al giorno d’oggi, la convivenza di team rappresentanti centri così vicini avrebbe generato una polveriera degna dell’area balcanica, ma all’epoca il “pallone era solo un bel gioco”, citando Cesare Cremonini. Ai nastri di partenza, pertanto, si presentarono: Acireale, Comunale (seconda squadra di Siracusa), Catania, Crotone, Drepanum (Trapani), U.S. Giostra, Marsala, A.C. Messina, Reggina, Termini Imerese e Villese. I tifosi peloritani, già all’epoca abbastanza appassionati, guardavano il Giostra con grande simpatia, temendo una disfatta che avrebbe mortificato quella realtà cittadina così “improvvisata”. Anche il “Notiziario di Messina”, testata a larga diffusione nell’area dello Stretto, guardava alla compagine biancazzurra con un misto di simpatia e preoccupazione, nell’articolo del 5 ottobre 1946: “Domenica finalmente gli sportivi messinesi potranno vedere alla prova l’undici del Giostra, in contesa amichevole con la rappresentativa Tunisina. […] I bianco azzurri, guidati sapientemente dal bravo Sudati, cercheranno con questa partita di accattivarsi la simpatia degli sportivi messinesi”.

Insomma, la comunità calciofila peloritana, concentrata sulla neonata Associazione Calcio Messina, non nascondeva la curiosità per la squadra rionale, supportandola con un buon seguito anche nelle amichevoli precampionato. A metà novembre, con grande ritardo per via della confusione derivata dalla nuova sistemazione dei campionati, le due squadre peloritane esordirono con una vittoria di misura. L’A.C. Messina, grazie alla marcatura di Vecchina, si impose per 1-0 sul Comunale Siracusa al Celeste (ancora denominato “campo di Gazzi”), mentre il Giostra, capitalizzando al massimo un rigore dell’allenatore-giocatore Sudati, tornò vittorioso da Marsala.

Bellissimo l’articolo del “Notiziario di Messina”, che cominciò a dare sempre più spazio alla compagine rionale: “I bianchi del Giostra hanno conquistato una significativa vittoria sul difficile campo marsalese. La tattica usata dai puri – (termine con il quale venivano chiamati i giocatori del Giostra, per via della casacca bianca con inserti azzurri, ndr) – è degna del più alto elogio: dal giuoco difensivo, prudente e saggio quando non si conosce l’avversario, i giostrini passavano, grazie alla mobilità della mediana, all’attacco gettando lo scompiglio nella difesa avversaria. […] Il punto della vittoria è stato segnato al 33’ del primo tempo su calcio di rigore magistralmente battuto da Sudati. A 4’ dalla fine il giovane portiere Bonasera, con uno spettacoloso tuffo neutralizzava un rigore calciato dal marsalese Tinernia”.

CONTINUA…