Ed è subito...derby! I precedenti di Reggina-Messina

Settimanale incursione nei "precedenti" disputati dal Messina nel corso della sua storia ultracentenaria
 di Marco Boncoddo Twitter:   articolo letto 478 volte
Ed è subito...derby! I precedenti di Reggina-Messina

Dopo la bella vittoria inaugurale con il Siracusa, il Messina di Marra e Buonocore si trova a far i conti con un altro derby, stavolta ben più sentito. I peloritani, infatti, domenica varcheranno lo Stretto per rendere visita alla Reggina, appena ripescata in Lega Pro dopo un campionato di purgatorio tra i dilettanti.

I precedenti tra le due compagini, naturalmente, sono numerosi ed accesi, arsi da una rivalità che, per forza di cose, impregna quotidianamente la vita delle due città dello Stretto. Il primo scontro calcistico tra due rappresentanti di Messina e Reggio Calabria, però, “non” ebbe luogo nella stagione 1926-27, quando l'Unione Sportiva Messinese ed il Reggio, militavano nel girone siculo-calabro della seconda divisione nazionale. Quella partita, infatti, non venne giocata a causa della mancata presenza dei giocatori calabresi. La Messinese, pertanto, conquistò un succoso 0-2 a tavolino, senza colpo ferire. In totale, come facilmente prevedibile però, il borsino in terra calabra pende nettamente a favore della compagine amaranto: in 34 scontri si contano, infatti, 20 vittorie della Reggina, 7 del Messina e 7 pareggi.

Due anni dopo, A.C. Messina e Reggina riuscirono a inscenare il primo vero scontro della storia: nel capoluogo calabro, stavolta sul palcoscenico della prima divisione nazionale, le due squadre impattarono con il risultato di 1-1. Dopo quattro sconfitte e due pareggi, spalmati in quasi vent’anni, i calciatori biancoscudati portarono a casa la prima vittoria “giocata” nella serie C 1949/50: un sonante 0-3, inflitto dall'Acr Messina ai cugini calabresi, spianò la strada ai peloritani verso la vittoria finale. Al termine di quel campionato, infatti, il Messina riabbracciò la serie cadetta, classificandosi al primo posto davanti a Cosenza, Reggina, Lecce ed Arsenale Messina, la seconda squadra cittadina che giocò uno splendido campionato, prima di sparire nel giro di qualche mese.

Fu quella la prima gioia “reale” che i calciatori biancoscudati regalarono ai propri tifosi. Le due compagini dello Stretto si ritroveranno addirittura 16 anni dopo, stavolta in cadetteria, nella quale si incontreranno per tre stagioni consecutive. Il bilancio è di due pareggi ed una vittoria amaranto, nel campionato 1966/67. Nel ventennio successivo, curiosamente, le due squadre s’incontrarono in campionato solamente in cinque occasioni, a fronte delle sette sfide giocate in Coppa Italia. Il Messina, però, ritornò corsaro oltre Stretto soltanto nella stagione di serie B 1989-90, con alla guida  il padre dell’attuale allenatore amaranto, l’immenso profeta boemo Zdenek Zeman. In quell’occasione, una rete di Igor Protti al 51’, regalò al Messina due punti fondamentali per la permanenza in serie B dei giallorossi, conquistata allo spareggio contro il Monza.

Dopo due pareggi ed una sconfitta, l’Acr Messina scomparve, cedendo il testimone cittadino al Football Club di Emanuele Aliotta che, prima di salutare la tifoseria e cedere la società alla famiglia Franza, regalò una splendida vittoria nel primo campionato in serie B. Il 14 aprile 2002, infatti, uno splendido diagonale di Denis Godeas, magistralmente imbeccato da Alessandro Iannuzzi, consegnò una delirante affermazione al Messina, appena ritornato nel calcio d’élite.

Se queste partite potrebbero sfuggire ai più giovani, però, siamo pronti a scommettere che, a Messina, nessuno ha dimenticato il pomeriggio del 13 marzo 2005, neanche i tifosi che all’epoca erano solo dei bambini. La vittoria per 0-2 sul campo dell'eterna rivale, firmato dagli eroi di giornata Cristante D'Agostino, venne vissuto come il coronamento di una cavalcata mistica, intrapresa dal Cavaliere Aliotta nel lontano 1994. La città, inebriata da una vittoria che sembrava richiamare le gesta di una Messina ormai sopita, sussultò d'orgoglio come un organismo unico, ribollendo di passione per una squadra che aveva dipinto di giallorosso lo Stretto. Più di cinquemila messinesi, con gli occhi spalancati dalla felicità, affollarono gli imbarcaderi della Caronte, ricongiungendosi con i fratelli che avevano violato lo stadio nemico insieme agli undici militi biancoscudati.

Messina ed il Messina, sfruttando la carica emotiva proveniente dallo sport più amato nel bel paese, si riappropriarono del ruolo di capitale dell'area dello Stretto, leggermente sbiadita da qualche anno. La luce proveniente dall'impresa, però, brillò intensamente per poi affievolirsi nel giro di pochi mesi, come quella di una stella cadente che solca il cielo oscuro di una notte agostana. Il Messina, infatti, dopo aver centrato la settima piazza e sfiorato l'Europa, visse l'inferno dei tribunali sportivi e amministrativi, uscendo spossata da un iter inusuale per una squadra di calcio. La stagione successiva, disputata tra il settembre 2005 e il maggio 2006, fu un calvario lungo e periglioso, macchiato soltanto da qualche brevissimo momento di serenità. E dopo un cambio di allenatore e vari via vai di calciatori sulla sponda peloritana, una mesta e malconcia compagine, affamata di punti salvezza, si presentò a Reggio Calabria con numerose pezze a tamponare falle ormai troppo evidenti.

Il risultato fu impietoso: 3-0 per i rivali ancestrali e matematica retrocessione sul campo più (sportivamente) odiato. Il popolo messinese, già provato dal pesante smacco, dovette subire l'onta dello sfottò, l'essenza malvagia più intrinseca del crudele mondo pallonaro. Una enorme B, colorata di giallorosso, apparve come uno stendardo venefico sulla curva popolata dalla tifoseria amaranto. Rassegnata alla mestizia della cadetteria, però, la Messina calcistica venne incredibilmente riportata nell'Olimpo del calcio italiano. Pochi giorni dopo, infatti, l'affaire Calciopoli deflagrò in tutta la sua violenza, squarciando il velo dell'insipiente omertà. Mesi di inchieste e scartoffie, così lontane da quel romantico rettangolo verde che profuma di erba, decretarono la riammissione in serie A del Messina e la conseguente esclusione della Juventus. E così...eccoci qua, nuovamente di fronte. Reggina e Messina, dirimpettaie riottose, coinquiline vendicative, così simili nell'essenza ma così distanti nell'eterna lotta dei campanili che affoga l'Italia da tempi ormai lontani. I tifosi biancoscudati, però, non si aspettavano certo che “il peggio doveva ancora venire”, abbrutendo un bellissimo verso di Ligabue.

Una serie infinita di errori, persone sbagliate, supponenza e leggerezza condannarono il Messina, ironia della sorte, a rigiocarsi la permanenza in serie A al Granillo di Reggio Calabria. Come finì, purtroppo, lo ricordano tutti, anche se preferirebbero dimenticarlo, almeno da questa parte dello Stretto. Un pesante 3-1 per i padroni di casa, per nulla alleggerito dalla rete di Riganò, condannò il Messina alla nuova discesa tra gli inferi.

L’ultimo precedente “regolare”, invece, premiò nuovamente il Messina che, il 12 settembre del 2014, s’impose a Reggio Calabria per 0-1, con uno splendido colpo di tacco di Orlando. Quella storica vittoria, giunta dopo sette anni di privazioni, fu solo il preludio ad uno dei drammi sportivi più cocenti… dopo un altro derby vinto in casa, con il pirotecnico risultato di 4-1, una Reggina ormai retrocessa, a pochi giorni dalla disputa dei play-out, si vide restituire i punti di penalizzazione che le erano stati tolti ad inizio campionato, trovandosi a disputare gli spareggi per la permanenza in terza serie proprio contro il Messina. I giallorossi, abbandonati vigliaccamente dalla proprietà, dopo mesi di scelte deliranti, vennero sconfitti per 1-0 sia al Granillo che al San Filippo. Un mese dopo, però, la situazione societaria della Reggina, non iscrittasi al campionato, restituì ai giallorossi la serie C, dimostrando che, forse, la sottrazione dei punti agli amaranto non era avvenuta proprio ingiustamente.

Adesso, dopo meno di due anni, Messina e Reggina tornano a scontrarsi, in un derby che spesso, troppo spesso, ha assunto i connotati di una stracittadina. Perché, è inutile negarlo, gli odiati cuginastri d’oltre Stretto sono più simili a noi di quanto ci piace ammettere. E noi, d’altronde, lo siamo a loro. Dopo più di due millenni di storia mischiata, di contatti giornalieri, di lavori, università, negozi, aliscafi e caronti. Così è… se vi pare.