Le misure per impedire il propagarsi del Covid-19, diramate qualche giorno fa, hanno decretato la sospensione di tutte le attività sportive, almeno fino al 3 aprile. Il momento, naturalmente, è più che critico e, nonostante qualcuno pensi davvero che si stia “scherzando”, l’interruzione dei campionati sportivi è stata una scelta saggia ed opportuna. In questi giorni di apatia e inoperosità, è innegabile, sarebbe stato bello abbandonarsi alla visione compulsive di partite, commenti e interviste ma, non è retorica, c’è da vincere una battaglia ben più importante.
L’unica cosa da fare, pertanto, è rivolgersi al passato, per sottolineare che questa soluzione “limite” è stata adottata in periodi estremamente difficili, come, del resto, appare quello attuale. Il blocco totale dei campionati per un periodo lungo, dalla fine del diciannovesimo secolo ad oggi, è avvenuto solamente una volta, in concomitanza con il primo conflitto mondiale. Durante la seconda guerra mondiale, invece, il calcio meridionale ha dovuto affrontare degli stop forzati per periodi inferiori all'anno.
Guardando in casa nostra, com'è intuibile, il calcio (che si trovava ai primi vagiti) si fermò a lungo ben prima delle "Grande Guerra" che sconvolse il continente. Il disastroso terremoto del 28 dicembre 1908 che, insieme alla città, si portò via l’80% dei messinesi, cancellò la prima squadra cittadina, lasciando sotto le macerie la maggior parte dei calciatori dello Stretto. Sulle terre del Peloro, pertanto, il Messina fermò il proprio campionato per tre volte, nel corso del secolo scorso (nel 1908, tra il 1915 e il 1918 e per diversi mesi tra il 1941 ed il 1942). Un’occhiata da vicino alle situazioni, però, può rappresentare un piacevole esercizio di lettura in questi giorni così balordi.
Il primo episodio di “fermo coatto”, risale alla data appena menzionata: a quattro giorno dal capodanno 1909, quando Messina aveva appena goduto della stupenda prima dell’Aida, andata in scena al Teatro Vittorio Emanuele, la terra decise di tremare come mai aveva fatto prima. La città, all’epoca fiorente e operosa, resistette alle scosse, per poi soccombere allo tsunami che si abbattè in maniera violenta sulla splendida palazzata e sugli edifici retrostanti. Quell’incurante massa d’acqua, oltre alla gloria della città, si portò via il Football Club Messina della comunità inglese dello Stretto, che aveva conquistato storici trofei dal sapore d’Albione contro i “nemici” dell’Anglo-Palermitan AFC. La squadra dello Stretto, che aveva alzato due coppe Whitaker, si trovò, di colpo, senza otto titolari, dirigenti e, financo tifosi. Il calcio, pertanto, dovette fermarsi fino al maggio 1910, quando il Football Club Messina tornò a disputare incontri ufficiali aderendo alla seconda edizione della Coppa Lipton. I risultati, com’è facilmente intuibile, furono pessimi, nonostante l’ardore dei ragazzini che vennero mandati in campo con la gloriosa maglia biancoblu (all’epoca i colori sociali della compagine peloritana). Dopo quella partita, la società siciliana venne sciolta.
Il movimento calcistico peloritano, comunque, cominciò a riprendersi insieme ai primi segni di ricostruzione. Tra il 1910 e il 1914, infatti, la S.G. Garibaldi Messina, che raccolse l’eredità del Football Club, disputò diversi incontri con altre società siciliane, partecipò alla terza edizione della Coppa Lipton e vinse, nel 1913, la Coppa Restuccia. Di lì a poco, però, Messina si ritrovò nuovamente senza calcio. La forte spinta dell’opinione pubblica italiana, animata da istinti patriottici volti alla conquista delle terre irredente, sancì l’entrata in guerra del Bel Paese nel 1915. La nostra nazione, come sappiamo, pagò a caro prezzo quella che Gabriele D’Annunzio definì una “vittoria mutilata”, monca, cioè, di alcune terre per le quali gli italiani avevano combattuto, che vennero destinate al nuovo Regno di Jugoslavia (nato nel 1919 con il nome di SHS).
All’indomani della firma dei trattati di pace, però, i vari campionati ripartirono e, anche la nostra città, riuscì a stringersi intorno all’U.S. Messinese, prima società biancoscudata che, tra scioglimenti e rifondazioni, animerà per un ventennio lo scenario calcistico cittadino. Diverse compagini faranno capolino negli anni del fascismo e, negli anni ’30, i giallorossi dell’A.C. Messina regalarono alla città la sua prima serie B.
Non si fermò del tutto, invece, il calcio messinese durante il secondo conflitto bellico: nel 1940-41, infatti, l’U.S. Peloro partecipò al campionato di prima divisione. Nel 1941-42, però, Messina non riuscì a partecipare a nessun torneo federale, in quanto l’U.S. Passamonte, che avrebbe dovuto assumere il ruolo di prima squadra cittadina dopo aver assorbito il parco giocatori della Peloro, non venne ammessa alla serie C. Per un altro anno, pertanto, la città dello Stretto perse il suo giocattolo preferito, limitandosi a guardare le partitelle locali che, ogni tanto, venivano organizzate in periferia.
Nel 1942-43, invece, l’U.S. Passamonte Messina riuscì a partecipare al campionato di terza serie e si piazzò al centro della classifica. L’anno successivo, invece, la prima squadra peloritana si fuse con altre compagini locali e diede vita all’A.C. Messina, che partecipò a un torneo comunale contro Provinciale, Lega Arsenalotti, Juventus Gazzi, Avanti Messina, Aurora Messina, Intrepida Messina e Lo Sardo Messina. La classifica, al termine delle sfide, premiò Provinciale e Arsenalotti, che si piazzarono, rispettivamente, al primo e al secondo posto.
Nell’ultima anno di guerra, infine, la nostra città vide la rifondazione dell’U.S. Peloro, che partecipò a un campionato siciliano, permesso dagli Alleati che, ancora, amministravano la nostra regione. Dopo quell’annata, come sappiamo, i campionati nazionali ripartirono e, con essi, l’attività delle squadre messinesi. Nel giro di un biennio, poi, la nostra città assistette alla nascita della sua creatura più amata, l’A.C.R. Messina.
Il blocco dei campionati, pertanto, si è già verificato ma, come abbiamo detto, non è mai stato decretato per difendersi da un nemico invisibile. Le macerie del terremoto, la partenza degli uomini per raggiungere il fronte o i bombardamenti alleati, infatti, furono eventi fin troppo concreti, che si palesarono in maniera fisica, dinnanzi alla cittadinanza spaventata. Questo nemico, che adesso blocca le partite delle due maggiori squadre messinesi, si presenta in maniera strisciante, invadente nonché pericolosa. Messina, però, non è una città abituata ad arrendersi… nel dna peloritano, infatti, sono registrati eventi incredibili da sopportare come terremoti, rivolte contro imperi sovranazionali, bombardamenti ed epidemie di malattie ben più virulente… eppure… semu sempri ‘cca.
Autore: Marco Boncoddo / Twitter: @menelpallone
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