U.S. Giostra, la storia di una favola: Parte III - l'accordo finale

Ripercorriamo, con una ciclo di tre articoli, una delle più belle favole del calcio peloritano - Parte Terza
 di Marco Boncoddo Twitter:   articolo letto 479 volte
U.S. Giostra, la storia di una favola: Parte III - l'accordo finale

La compagina giallorossa, però, massacrata dagli spareggi per la conquista della qualificazione, perse subito contatto dal gruppo di testa, formato dalle campane di Torre del Greco e Nocera, dai pugliesi del Monopoli e, ovviamente, dall’indomito Giostra di Sudati. I puri, come ormai venivano chiamati da tutti in città, vinsero le prime due partite in maniera spettacolare. Dopo un pirotecnico 3-2 inflitto al Benevento, i biancazzurri passeggiarono sui resti dell’Associazione Calcio Messina vincendo il secondo derby stagionale per 3-0.

Lo sappiamo, molti strabuzzeranno gli occhi davanti a quest’ultima frase. Ma ricordate, le favole, contengono sempre almeno un fondo di verità… la nostra, invece, non ha neppure un breve capoverso che non sia in linea con la reale successione degli eventi. Il solito Sudati, Villari e Gaetano si presero gioco della retroguardia peloritana, bucando la rete avversaria con una facilità disarmante. Gli esperti messinesi, ancora a bocca aperta dinnanzi alla freschezza atletica giostrina, capirono immediatamente che l’unica squadra peloritana a poter tentare il salto di categoria era proprio l’Unione Sportiva Giostra dei ragazzotti del rione. Ma come spesso accade ancora oggi, soprattutto nella nostra città, la pressione sulla squadra biancazzurra aumentò a dismisura, schiacciando inesorabilmente una compagine poco esperta, costruita per conquistare la salvezza dopo la vittoria della Prima Divisione siciliana nella stagione precedente. I giostrini, infatti, la domenica successiva caddero di schianto a Nocera, subendo un tennistico 6-2. La compagine peloritana perse la partita e la testa della classifica, ma di certo non la voglia di combattere per qualcosa di grande.

Due vittorie consecutive, contro Audace Monopoli e ancora A.C. Messina (che perse il terzo derby stagionale consecutivo per 0-1), infatti, riportarono la squadra di Sudati a ridosso della Nocerina ed a pari punti con i pugliesi, in piena corsa per la serie B. Nel frattempo, però, un’idea in città cominciò a serpeggiare. Messina, infatti, non era una città “adatta” ad ospitare due realtà calcistiche forti. La città peloritana, in passato (e come sappiamo in futuro), aveva ospitato diverse squadre, ma nessuna aveva messo in dubbio la leadership du Missina, per il quale tutto il centro faceva il tifo. E se il Giostra fosse andato davvero in serie B? Cosa avrebbero fatto i messinesi? Avrebbero forse abbandonato la fede per sostenere una nuova realtà? O magari avrebbero supportato entrambe le compagini… I messinesi decisero che non era il momento di rischiare e, sbagliando sicuramente la tempistica, avviarono le operazioni di fusione tra Associazione Calcio Messina ed Unione Sportiva Giostra, poco prima delle ultime partite di campionato.

Nessuno, naturalmente, saprà mai se questa manovra destabilizzò l’ambiente giostrino. Quel che è certo, però, è che il Giostra rimediò una sconfitta ed un pareggio nelle ultime due partite, concludendo il girone alle spalle di Nocerina, Audace Monopoli e Turris. Le prime due squadre, che chiusero a pari punti, giocarono l’ennesima partita della stagione il 7 agosto, che incoronò la compagine campana come la vincitrice di un torneo pantagruelico. Il 3 agosto, però, il “Notiziario di Messina” pubblicò la notizia dell’accordo tra le due dirigenze, che avrebbero fuso le due società cittadine in una nuova, che avrebbe disputato la serie C 1947/48 con la denominazione di Associazione Calcio Riunite Messina.

Il resto è storia nota. Dopo tre anni in serie C, il glorioso ACR conquistò la promozione in cadetteria e, dopo tredici campionati consecutivi nella seconda serie nazionale, arrivò l’incredibile prima partecipazione alla serie A. Dalla fusione con il Giostra, la nostra città non conobbe un declassamento per ben diciassette anni. La favola rionale, che costituì la base per un Messina vincente, non può rimanere nell’oblio… perché nulla di grande si crea senza sbocciare da un fiore più piccolo, in questo caso biancazzurro.