Città di Messina-Camaro, tre giorni dopo: che ne sarà di noi

Il punto sulle due squadre messinesi protagoniste sabato di un derby combattuto e deciso dalla rete allo scadere di La Corte: l'analisi Mnp e le prospettive future
 di Gregorio Parisi Twitter:   articolo letto 677 volte
Città di Messina-Camaro, tre giorni dopo: che ne sarà di noi

"Abbiamo segnato su azione, dato che fino ad adesso ci hanno accusato di segnare solo su palla inattiva". Le parole di Domenico Bombara al termine di Città di Messina-Camaro sono il manifesto forse migliore di cosa è stato il derby del Garden Sport, vinto dai giallorossi in pieno recupero con la zampata di La Corte.

COSA SUCCEDE IN CITTÀ - 29 punti in 13 partite, secondo posto, salvezza ormai acquisita e davanti più di un girone per sognare: il Città di Messina di Peppe Furnari può recitare la parte della mina vagante in questo girone B. Qualche limite è ancora presente, ma il gol di Ciccio La Corte può diventare un trampolino di lancio per superare il principale, quello delle reti segnate su calcio piazzato. Un altro penalty, fallito anche a causa dell'assenza dei due specialisti Rasà e Cardia (cinque su cinque l'ex Torregrotta, uno per il centrocampista), è stato concesso contro il Camaro e salvato dalla prodezza di Ivan Mannino: i tanti tiri dagli undici metri concessi (nonostante qualche dubbio sull'ultimo), però, sono anche segno della costante pressione verso l'area avversaria dei giallorossi.

ROSSONEROVERDE - Sette cartellini rossi, sei dal campo e uno dalla panchina, in 13 partite: il dato che risalta del Camaro è questo. La striscia di sei vittorie ha regalato un posto playoff per un paio di settimane alla squadra di Ferrara, la cui media resta comunque molto positiva, perché il tecnico ex Sant'Agata ha portato in casa neroverde diciotto punti in otto gare, media di 2.25 punti che, qualora venisse mantenuta fino a fine campionato, porterebbe il Camaro alle soglie di quota 60. Conti da fantacalcio, si intenda, che si scontrano con la realtà di una squadra che ha chiuso bene la porta (due gol subiti, anche se entrambi pesantissimi, nelle ultime otto gare) ma ancora deve migliorare sul profilo mentale. Quella di Bonamonte può essere derubricata a ingenuità, ma giocare una partita ogni due con il gap dell'uomo in meno, alla lunga, sfianca anche una squadra che lo scorso anno ha fatto della brillantezza fisica uno dei suoi fiori all'occhiello.

LA CHIAVE TATTICA - Parlando di calcio giocato, il derby è stato combattuto da entrambe. Bene, a livello di singoli, Assenzio e Falcone per gli ospiti, mentre tra i padroni di casa su tutti hanno spiccato come prestazioni Costa e Bombara. Il capitano giallorosso ha condotto bene la difesa limitando bene uno Sturniolo che ancora non riesce a esprimersi ai livelli cui può arrivare, mentre il centrocampista ha sostituito Ciccio Cardia riuscendo nel difficile compito di non far pesare l'assenza dell'ex Igea. Nel Camaro, come detto, è Assenzio a cucire il gioco, a dare strappi quando necessari e a rendere viva la manovra. Falcone, invece, è stato autore di un secondo tempo di importante personalità, quando il gioco neroverde poteva risentire dell'assenza di un uomo ha dato sostanza a metà campo e, nonostante il contestato fallo di mano che ha causato il rigore, ha disputato forse la sua migliore gara con la nuova squadra.

LA DIFFERENZA - A fare la differenza, però, sono stati gli ultimi minuti: Portovenero, al debutto, ha fallito la sua chance (su invenzione di, manco a dirlo, Roberto Assenzio) trovando sulla sua strada un reattivo Paterniti, mentre dall'altra parte La Corte si è trovato al posto giusto al momento giusto, regalandosi una grandissima gioia e mostrando che, forse, questo Città di Messina può segnare di più su azione ma che soprattutto non vuole smettere di sognare. Una punta di peso, quella che serve anche al Camaro, dato che Paludetti in quel ruolo non riesce a rendere al meglio e, specie nella ripresa, avrebbe fatto davvero comodo a Ferrara. Ma il mercato nei prossimi giorni darà le sue risposte.