Despar's Eleven: la partita perfetta del Camaro contro il Paternò

Meccanismi oliati alla perfezione, un centrocampo da categoria superiore e una matta voglia di vincere: ecco come i neroverdi di Lucà hanno illuminato l'impianto di Bisconte
06.11.2018 16:25 di Gregorio Parisi Twitter:   articolo letto 556 volte
Despar's Eleven: la partita perfetta del Camaro contro il Paternò

Non sembrava neanche il Marullo quell'impianto che, sabato sera, ha ospitato Camaro-Paternò: un campo vestito a festa, che dopo il rinnovo estivo a cura della società neroverde ha mostrato come il lavoro paghi sempre. Quello che più contava, però, non era tanto la cornice quanto il contenuto del quadro, e sotto questo punto di vista la squadra di Michele Lucà ha giocato una partita sostanzialmente perfetta.

AGGRESSIONE - Il 2-0 con cui il Camaro ha battuto il Paternò, una tra le squadre favorite nel girone B di Eccellenza, è forse anche più netto di quanto non dica il risultato, ed è merito di un'armonia di squadra incredibile. Un primo tempo ai limiti della perfezione, chiuso in vantaggio di una rete, condotto sempre in avanti con il piglio da grande squadra, senza farsi intimorire dall'atteggiamento "energico" nei contrasti degli avversari. Uno squillo iniziale ospite con Sanneh, sostituto per la regola degli under di Ivan Mannino, bravo a spegnere subito le velleità rossazzurre, e poi è praticamente solo Camaro. Il pressing neroverde è asfissiante, Falcone non smette mai di correre, il 3-5-2 dà equilibrio e il Paternò non ha mai neanche l'occasione di pensare a come costruire la manovra perché Lucà sembra usare il joystick dalla panchina e a turno escono tutti con i tempi giusti. La partita che sembrava nelle corde del Paternò è quella del Camaro, sistematicamente aggressivo sul portatore di palla avversario come mai successo a Giarre. Anche perché...

ASSENZIO SUPREMACY - ...anche perché, a Giarre, è venuto a mancare un fattore non di poco conto, ovvero Roberto Assenzio. Un intervento duro nei primi minuti di gioco, al Regionale, non ha permesso la solita gara del centrocampista neroverde, e in generale tutto il rendimento della mediana è andato a calare. Contro il Paternò, invece, è andata in scena una masterclass dell'ex Sicula Leonzio, totalmente inarrestabile con degli strappi che hanno mandato in visibilio il Despar Stadium. Due occasionissime da gol, una con un'incursione con la difesa ospite che sembrava il tonno che si taglia con un grissino, un'altra nella ripresa con un inserimento da playstation su una punizione da Mondello. Ma ciò che resta impresso è altro, ovvero la semplicità apparente di ogni ripartenza, delle corse palla al piede e del dialogo con i compagni. Anche perché, con il recupero di Cappello e la licenza di attaccare di Mondello, il Camaro può sfruttare i quattordici polmoni e la concretezza di Falcone e Arena (certo che quel tiro al 90' poteva fare crollare l'impianto di Bisconte) per concedersi il lusso di giocare a calcio e togliersi molte soddisfazioni.

LA STESSA VOGLIA - Il centrocampo è apparso come il vero punto di forza, è vero, ma in una squadra falcidiata dagli infortuni degli under il fiore all'occhiello è Daniele D'Amico, sbloccatosi con un gol di rapina ma spesso al centro della manovra. Accanto al classe 2000, però, c'è stato un Paludetti aggressivo, combattivo e ruggente su ogni pallone capitato dalle sue parti; alle serpentine del primo tempo si accostano con stile anche i contrasti col sangue agli occhi su ogni pallone della ripresa. Al secondo anno di Eccellenza, anche senza segnare, Palugol sembra avere preso bene le misure con una partita bellissima e concreta, pari forse solo a quella contro il Città di Sant'Agata dello scorso anno come voglia di combattere. La stessa, identica voglia che si è vista dietro, perché il tris di interventi consecutivi di Giovanni Cammaroto (che sta recuperando il vecchio smalto) ha esaltato il pubblico del Despar, e quando non ce l'hanno fatto né lui, né gli ottimi Morabito e Campo, è toccato alla fortuna dare una mano al Camaro, perché il rigore di Cordaro è davvero troppo brutto per essere vero. E quando la fortuna assiste una squadra che sta trovando la sua identità, allora si è davanti a qualcosa di molto bello, quel qualcosa che sabato sera non sembrava neanche stesse accadendo nell'impianto più bello e moderno di Messina.