Olimparty Messina: la festa è di chi non ha mollato mai!

A Mortelle, in un tripudio di musica e divertimento è calato il sipario sulla settima edizione
05.08.2018 12:26 di Giovanni Sofia  articolo letto 3484 volte
Olimparty Messina: la festa è di chi non ha mollato mai!

Nessuna crisi del settimo anno, l’Olimparty triplica gli sforzi, porge il suo educato arrivederci a Messina e sbarca in Calabria. La tappa di Palmi sarà un inedito assoluto, poi ci sarà Milazzo ed un’altra prima volta tutta da raccontare. Tempi, modi e sedi opportune per parlare di futuro arriveranno, oggi, invece, rimane il giorno di celebrazioni e complimenti, la data in cui si raccolgono i giusti tributi per le energie spese. 

Qui non si può, lo dicano gli altri: olio di gomito e maniche arrotolate, i risultati si costruiscono così e diventano fisiologica conseguenza. Bastava guardarli in faccia, i ragazzi dello staff, per scorgere la soddisfazione, tutti con gli occhi lucidi e le lacrime trattenute a stento, mentre, sotto il palco una folla in delirio ballava al ritmo di “canzoni che non hanno età”. 

Gli Eiffel 65 hanno capito la situazione e ne sono diventati immediatamente parte integrante: si sono esaltati come e quanto la folla assiepata sulle transenne. Ad essere sinceri nessuna sorpresa, se sei siciliano il calore lo hai dentro e il resto, intonava qualcuno, diventa noia. Non è Califano, bensì Gianfranco Randone, siracusano doc, un altro abituato ad incantare platee importanti ed esigenti: “Sembrava di essere al Festivalbar”. Una frase stringata, un assioma da scolpire in mente, un marchio a fuoco su una kermesse di cui nessuno dirà di essersi stancato. Volere è potere e, sebbene ci sia di mezzo il mare bellissimo dello Stretto, non è scontato che al dire non possa corrispondere anche il fare. 

Bisha ha aperto il gran galà, poi alla stregua del testimone in una staffetta, il microfono è passato a Emis Killa: non era il “Maracanà” ma atmosfera e temperatura crescevano in modo per nulla differente a ciò che avviene sugli spalti di uno stadio. In totale fanno quattro giorni vissuti a mille, di quelli per cui vale la pena dedicarci un anno intero. La macchina organizzativa aggiunge tasselli, si perfeziona, progressivamente lima difetti ed errori. Si nota nella quotidianità, nella qualità degli impianti, nei disagi sempre minori. E’ una scommessa già vinta, sulla quale devono convincersi a puntare tutti. Amministrazione, città, imprese: ognuno con il suo ruolo, secondo le proprie possibilità. Tendere una mano equivale a crescere, farlo a casa propria conta sicuramente di più. Ci sono testa, braccia, cuore e una strada tracciata: l’obiettivo è seguirla affinché la fiammella della speranza non si spenga all’alba di una calda domenica d’agosto.