Acireale-Messina, una tragicommedia senza fine

L'Acr perde per l'undicesima volta in campionato, spegne la flebile fiammella riaccesa con la conquista della semifinale di Coppa Italia e si apre la crisi societaria dopo il comunicato di Sciotto
04.02.2019 09:30 di Davide Mangiapane Twitter:    Vedi letture
Acireale-Messina, una tragicommedia senza fine

Undicesima sconfitta su 22 turni disputati, uno sconfortante score del 50% di partite negative, quel maledetto terzultimo posto ancora a caratterizzare una stagione da incubo, mentre la zona playout diventa l'approdo che almeno potrebbe dare la speranza di non concludere con la retrocessione in Eccellenza un progetto sportivo già fallimentare dopo un anno e mezzo dalla sua fondazione. L’Acr Messina targato Pietro Sciotto colleziona record orrendi anche per una piazza rassegnata alla mediocrità calcistica nel punto più basso di una parabola da incubo iniziata a giugno 2008.

Le dimissioni comunicate dal presidente al momento del fischio di inizio,  sono l’ennesima perla di una collana di stranezze di cui nessun tifoso biancoscudato potrà mai andare fiero, e non si intravvede, a breve, nessuna luce in grado di squarciare un orizzonte sempre più cupo. Perdere al “Tupparello” rientrava tra le ipotesi più accreditate alla vigilia, considerando il clima da cupio dissolvi in cui ama piombare tutto ciò che ruota attorno al calcio nella nostra città, ma  il campo emette un verdetto beffardo, visto che l’ 1-0 finale premia la squadra di mister Pippetto Romano esclusivamente perché i granata hanno una struttura tattica e tecnica minimamente credibile, mentre il Messina di Oberdan Biagioni (voto 4,5) naviga a vista e nel più assoluto marasma, e, dopo 17 partite sotto la gestione del tecnico romano, continua ad essere assente la benché minima idea di gioco che vada un millimetro oltre l’intuizione dei pochissimi singoli in grado di inventare qualcosa.

In qualsiasi altra situazione, il mister sarebbe già stato mandato a casa, ma qui si attende di conoscere il nome del “commissario” sperando non sia Rex, magari parafrasando la burla architettata circa vent’anni orsono dall’allora presidente del Pisa Maurizio Mian, quando diffuse la notizia che il padrone della squadra toscana fosse il pastore tedesco Gunther IV, destinatario dell’eredita multimilionaria di una nobildonna tedesca. Alle nostre latitudini, non saremmo sorpresi nemmeno di una riedizione di questa storia.

Tornando ad Acireale-Messina, il gol decisivo nasce dalla ormai classica cappellata confezionata da Jairo (5) con la complicità di una difesa immobile sul calcio da fermo di Madonia destinato a Manfrellotti, lasciato libero di colpire dalla solita linea arretrata stile omini del calcio balilla. Pollice verso, quindi, per Dascoli (5) impacciato in tutti i momenti della gara, Zappalà (5) e Ferrante (5), entrambi a disagio con la fisicità del centravanti avversario e spesso fuori posizione, mentre Barbera (6) arriva alla sufficienza per il piglio battagliero ed anche la costanza con cui, nella ripresa, si propone sulla fascia di competenza confezionando almeno tre cross di buona fattura sprecati dai compagni.

Il centrocampo sembra occupato dai protagonisti di una puntata di “Chi l’ha visto”, perché Traditi (4,5) viene sostituito nei primi minuti della ripresa senza lasciare traccia , Bossa (5) si nasconde per larghi tratti del match e Amadio (4,5) perde una infinità di palloni nella testarda intenzione di usare il fioretto in un campo di patate appena più decente rispetto al fondo campo della palude “S. Filippo”.

I venti minuti in cui il Messina butta alle ortiche la possibilità di raccogliere punti ad Acireale derivano tutti dalla capacità degli attaccanti di inventare qualcosa di appena decente e dalla scarsa capacità dei granata di mettere in ghiaccio la partita. Arcidiacono (5,5) si sbatte come un disperato per creare pericoli, innesca Barbera sulla fascia, ma ha l’imperdonabile torto di divorarsi un gol fatto calciando sul palo a mezzo metro dalla porta vuota al 58’, Cocimano (5) si commuove salutando la curva acese dopo il 90', prendendo applausi, ma ha il torto di colpire di testa con troppa leggerezza dal limite dell’area di porta in avvio di ripresa, facendo fare bella figura al portiere Biondi e, infine, Catalano (5) svolazza dispensando veroniche e colpi di tacco, ma toppa miseramente quando è chiamato a battere qualche calcio di punizione, mettendo in area palloni troppo teneri, facile preda dei difensori granata. Nel tabellino, risulta anche la presenza di tale Marzullo (4) calciatore proveniente dal Westfalia Herne, 17° nella Oberliga Westfalen, quinta serie tedesca, implacabile cecchino durante le blande partitelle settimanali, spaurito passerotto quando si tratta di combattere contro i rudi difensori della D italiana. Nel finale disperato e confuso, Biagioni lancia nella mischia anche Carini e Tedesco, troppo poco in campo per poter essere coinvolti nella sconfitta, che, come si sa, è sempre orfana. Finita la partita, inizia, adesso, il gioco delle cordate, sport in cui noi messinesi siamo campioni mondiali assoluti. Per il calcio, quello giocato e non parlato, rivolgersi altrove, almeno per un bel po’ di tempo.