Acr-CdM, una prova d'orchestra con interrogativi e speranze

La gara di Coppa Italia del San Filippo vede un buon Città per quasi un'ora, ma vince il Messina, ancora incompleto e in attesa di sapere quale sarà il suo destino
10.09.2018 09:30 di Davide Mangiapane Twitter:   articolo letto 1312 volte
Il match winner Petrilli
Il match winner Petrilli

Acr-CdM: non è un derby londinese, ma solo il 32esimo di finale della Coppa Italia di Serie D, qualcosa di simile, come importanza, a quei tornei estivi organizzati dai bar delle località di mare fino ai tardi anni 80, in cui calciatori professionisti e dilettanti di buon livello, si battevano davanti a tifosi molto accaniti.

Per fortuna, i tempi correnti sono abbastanza tiepidi e un plauso va alle due società calcistiche cittadine più rappresentative, che non hanno caricato una partita probante solo come allenamento in vista di un campionato, teoricamente ormai alle porte, se non fosse per le follie giornaliere del cosiddetto “governo calcistico italiano”, retto da una accozzaglia di pseudo traffichini nascosti dietro la, un tempo gloriosa, sigla della FIGC.

Poco meno di mille appassionati, quindi, erano presenti sugli spalti del “San Filippo”, aperti al pubblico dopo la consueta pantomima annuale legata al rilascio della mitica “agibilità”, a Messina una sorta di Sacro Graal custodito dai Cavalieri Teutonici della Sacra Commissione dei Pubblici Spettacoli. Alla fine, la vittoria arride all’Acr, grazie al gol dell’ultimo arrivato Petrilli (7), che firma sabato ed è subito pronto a smentire sul campo coloro i quali, soprattutto nel mare magnum dei social, avevano giudicato solo in base al curriculum povero di marcature, ma ricco di presenze, soprattutto in categorie superiori. L’ex patavino è l’unico over in panchina e Infantino lo getta nella mischia al 40’, dando un po’ di vigore a una squadra, fino a quel momento, spenta. Il tecnico peloritano, nella ripresa, lo schiera dietro la punta centrale Gambino (5,5), lasciato isolato nel primo tempo, e la manovra diventa più convincente e pericolosa, pur senza mai dare l’impressione di mettere in difficoltà gli avversari.

Il Città di Messina, penalizzato dall'espulsione del proprio centravanti e da un gol annulato per fuorigioco millimetrico di Trevizan sullo 0-0, dimostra che, nel calcio, tenere fermi alcuni principi di base, come la struttura tattica e umana di un gruppo capace di vincere in scioltezza il campionato di Eccellenza, e programmare in tempo la stagione inserendo alcuni elementi di buona tecnica e di spessore fisico atletico, consente di tenere il campo con personalità e credibilità anche senza investire capitali ingenti o ricorrere a nomi altisonanti. Mister Peppe Furnari (7) presenta undici uomini in buona condizione, con un progetto tattico preciso già collaudato (tre difensori, cinque centrocampisti, un guastatore dietro la punta centrale) e l’attitudine a proporre sempre gioco, senza ricorrere al lancio lungo se non quando si è in gravi difficoltà. Tutti sopra la sufficienza i “cidiemmini”, con alcune eccellenze, come capitan Bombara, Cardia, Ferraù e Fragapane fin quando tutta la squadra riesce a tenere i ritmi di gioco alti, ma colpiscono anche la concretezza di Calcagno, la “cazzimma” di Trevizan, l’applicazione di Fofana e Dama, e l’intraprendenza del folletto Feuillasier sempre pronto a creare difficoltà in avanti. Unica nota poco positiva, l’apporto solo scenografico dell’argentino Galesio, espulso a metà ripresa per simulazione e impegnato più nel rotolarsi a terra che ad inquadrare la porta avversaria. Probabilmente, in campionato, avrà maggiore spazio il classe '99 Graziano, prelevato dal Catania e già protagonista della vittoria sul campo del Roccella in Coppa. Resta l’impressione di una squadra che, con pochi ulteriori rinforzi, potrebbe raggiungere la salvezza e togliersi qualche soddisfazione durante un torneo competitivo come la quarta serie nazionale.

Passando alla sponda Acr, mister Infantino (6,5) deve risolvere alcuni enigmi sulla posizione in campo di elementi importanti come Biondi, spostato da esterno a centrale nella linea a 4 di centrocampo, a fine primo tempo, quando il tecnico decide di cambiare il deludente Traditi e il 2000 Pizzo, all’esordio, senza infamia e senza lode, in maglia giallorossa. Il portierino Ragone sbanda su qualche incursione degli uomini di Furnari, ma, nel finale di gara, sfodera una uscita alta temeraria quanto efficace che ricorda gli interventi di Emanuele Manitta, ultimo esemplare di estremo difensore aduso a questo fondamentale visto dalle parti del S.Filippo, con la maglia dell’allora FC Messina. La coppia difensiva Porcaro-Cossentino conferma di essere affidabilissima, e se ne giova anche il neo arrivato Genny Russo che lascia a desiderare solo quando gli tocca provare ad impostare l’azione, non essendo in possesso di piedi delicatissimi. Promosso, quindi, il reparto arretrato, note meno liete giungono dal centrocampo, in cui nessuno riesce a cucire la manovra e si soffre anche sul piano fisico. Cocimano, Bossa, Biondi e il già citato Traditi non fanno reparto, risultando insufficienti, seppure con sfumature diverse, mentre Barbera non ha carisma e passo per imporsi. In attacco, fanno ben sperare l’esperienza e il mestiere di Rabbeni e Gambino, con il primo capace di un paio di buone accelerazioni e dell’assist decisivo, e il secondo apparso un po’ imballato, ma pur sempre in grado di fare i movimenti classici della punta centrale di razza.

La settimana che precede l’inizio del campionato dovrebbe portare un centrocampista di esperienza proveniente dal campionato cadetto per coprire il buco esistente soprattutto nella zona centrale, ma servirebbe almeno un altro attaccante di caratteristiche simili a Gambino per poter affrontare con meno incertezze l’avvio stagionale. Il presidente Sciotto sembra disposto a continuare a dare il più ampio mandato al ds Polenta per completare la rosa, martedì ci sarà la sentenza del Coni che dovrebbe definire il quadro dei campionati di B e di C, con l’incognita del contemporaneo annunciato appuntamento con i calendari della terza serie. Un groviglio di interessi e di mosse politiche nelle quali il Messina e i messinesi svolgono il ruolo di spettatori nemmeno troppo appassionati, anzi rassegnati a subire, ancora una volta, decisioni prese in base a logiche estranee a qualunque idea di sport. Per questo, sarebbe forse il caso di chiudere il capitolo ripescaggio e pensare, esclusivamente, al risultato del campo, costruendo, finalmente, un Messina vincente.