Acr Messina: la festa è già finita o lo spettacolo deve ancora cominciare?

La sfida con i pugliesi offre un confronto impari, da tutti i punti di vista, per i biancoscudati, che, però, devono continuare sulla strada intrapresa per costruire il proprio futuro
17.09.2018 09:30 di Davide Mangiapane Twitter:    Vedi letture
Acr Messina: la festa è già finita o lo spettacolo deve ancora cominciare?

“La festa appena cominciata, è già finita” cantava Sergio Endrigo alla fine degli anni Sessanta e la malinconia presente nei suoi pezzi potrebbe rispecchiare la sensazione prevalente nei tifosi del Messina dopo il match contro il Bari, che segnava l’inizio del secondo campionato di serie D per l’Ac Rilancio del Presidente Pietro Sciotto, settima esperienza tra i Dilettanti negli ultimi 11 anni per una piazza un tempo prestigiosa nel panorama calcistico italiano.  

I giorni che avevano preceduto la sfida con i galletti, rinvigoriti dopo avere “stregato” nientemeno che ADL, al secolo Aurelio De Laurentiis, avevano portato un barlume di entusiasmo nell’ambiente biancoscudato, ormai narcotizzato e sterilizzato dopo anni di risultati molto poco esaltanti e continui fallimenti, ma l’andamento dei 90’ vissuti al “S.Filippo” inducono a pensare che, anche per quest’anno, si sarà costretti a vedere vincere gli altri.

Senza scomodare improponibili confronti con quanto accaduto dalle nostre parti poco più di dodici mesi orsono, il Bari edizione 2018-2019, nato grazie all’interessamento in prima persona del sindaco Dicaro, dopo la scomparsa della storica “FC”, è un progetto che ha battuto la concorrenza di altri dieci gruppi imprenditoriali provenienti da tutta Italia e desiderosi di investire nel calcio in una delle città più grandi del Meridione. In un paio di settimane, il gruppo De Laurentiis ha costruito una rosa sproporzionata per la categoria, facendo la gamba con poche amichevoli e presentandosi all’esordio già in condizioni atletiche brillanti. Il mister Giovanni Cornacchini (6,5), desideroso di rilancio dopo anni deludenti seguiti alla Lega Pro conquistata con l’Ancona nel 2014, ha il merito di assemblare uno schieramento titolare dando alcune linee essenziali di gioco, gestendo al meglio l’immenso patrimonio messogli a disposizione. Lo scatto bruciante con il quale Floriano (7) si presenta dopo pochi minuti, lasciando sul posto Kevin Biondi e creando il primo pericolo alla difesa biancoscudata, rappresenta lo squillo di tromba che annuncia lo spettacolo seguente, in cui gli uomini in maglia bianca sembrano giocare al gatto col topo, in attesa di colpire al primo sbandamento avversario.

Il mister giallorosso Infantino (5) non riesce a scegliere un atteggiamento deciso di fronte a tanta potenza di fuoco e, addirittura, prova a giocarsela alla pari, almeno nei primi 15’, senza chiudersi in difesa e mantenendo fermo il modulo 3-4-3, senza, però, avere né la condizione fisica e nemmeno i mezzi tecnici per poter competere. La linea difensiva mostra i primi cedimenti sin dalle prime battute e subisce il primo gol per incapacità nel tenere il ritmo delle giocate avversarie e dopo un errore di valutazione del portiere Ragone (4,5), che praticamente accomoda sui piedi di Floriano il diagonale di Simeri, destinato sul fondo. Utilizzare il portiere under diventa un rischio quando il prescelto dimostra di non avere la sicurezza ed i mezzi per poter adempiere al compito in modo adeguato. Il trio arretrato iniziale (Porcaro, Cossentino-Russo) è chiamato ad un compito molto arduo contro elementi del calibro di Floriano, Simeri e Neglia. Del primo si è già accennato, il centravanti segna il raddoppio con una botta secca dai 20 metri imprendibile, il terzo è meno appariscente, ma tiene sempre in apprensione gli avversari. Porcaro e Cossentino (5 per entrambi) soffrono maledettamente il confronto, mentre Russo (5,5) almeno prova ad opporsi con un minimo di grinta in più rispetto ai compagni più esperti, pagando la distrazione nella chiusura su Floriano in occasione del primo gol.

La gara viene decisa dal netto divario nella zona nevralgica della manovra, il centrocampo, in cui i tre under (Biondi, Bossa e Barbera) deludono per motivazioni diverse, meritando, si fa per dire, un bel 5. L’ex igeano viene spostato in tre zone diverse del campo durante i 70 minuti in cui fa parte della contesa, gli altri due messinesi purosangue sono spauriti nel fronteggiare elementi di tutt’altro spessore fisico e tecnico. Il tanto atteso Genevier (5,5), giunto in settimana per prendere le chiavi della squadra, gioca un primo tempo decoroso, apre la ripresa con una botta su punizione che coglie in pieno la traversa e, dopo la sostituzione di Cossentino, ne assume la posizione al centro della difesa, confezionando, dopo un errore marchiano nel controllo di testa, il fallo su Bollino per il rigore che sigilla il risultato. Il reparto offensivo è quello dal quale questo Messina edizione 2018-2019 deve trarre la linfa per fare un campionato di vertice, ma sbattere contro una linea difensiva in cui vi è gente come Mattera (una vita in C) e Cacioli (5 campionati di D vinti sugli ultimi 6 disputati), non è certamente facile. Rabbeni (5,5) tira fuori un paio di progressioni interessanti, calando, però, alla distanza, Petrilli (5,5) non va oltre qualche spunto in velocità, mentre Gambino (4,5) è troppo lento, dimesso, quasi rassegnato per poter impensierire la retroguardia ospite. Nessun impulso, poi, viene dalla panchina, con i vari Traditi, Cocimano, Guehi, Carini e Cimino scaraventati in campo in un tourbillon di posizioni tra centrocampo e attacco che produce solo confusione.

Arcidiacono saggia solo l’erba del S. Filippo nelle ore che precedono la partita, ma il buon “Biccio” potrà tornare utile durante il resto del campionato. Sì, perché il campionato non è finito ieri pomeriggio, ci sono ancora 33 gare da disputare e una classifica in cui il Messina dovrà puntare in alto, perché non è più tempo di alibi e bisogna conquistare sul campo, attraverso i risultati, quel prestigio smarrito da troppo tempo. Ed allora, è il caso di dirlo: "Lo spettacolo, deve ancora cominciare"