Acr, un uomo e la sua parola: crediamo ancora in quella di Luc

Non condividiamo le considerazioni del tecnico pronunciate a margine del ko contro il Melfi, ma ora urge mettere da parte le polemiche e pensare solo alla salvezza. Le spaccature non servono a nessuno
 di Emanuele Rigano Twitter:   articolo letto 1751 volte
Cristiano Lucarelli
Cristiano Lucarelli

Cristiano Lucarelli conosce troppo bene il mondo del calcio per credere che un articolo sgradito a qualche giocatore possa condizionare le partite, come quella delicatissima che ha visto il Messina soccombere malamente in casa contro il Melfi. Cristiano Lucarelli è troppo intelligente per credere che i suoi interlocutori credano davvero che la sua reazione dopo il ko di sabato scorso possa essere solo ed esclusivamente figlia della delusione per un supporto “integrale” che si sarebbe aspettato da tutta la stampa, ma che nelle ultime settimane non sarebbe cumularmente arrivato.

Cristiano Lucarelli ha vissuto dentro il mondo del calcio e comprende benissimo che il ruolo dei giornalisti è quello di riportare i fatti, mediare, ma anche, nel caso di quelli sportivi, interpretare e giudicare le prestazioni di una squadra e dei singoli tesserati secondo personali valutazioni. Ad esempio, giusto per rimanere in casa Mnp, rispetto al nostro “pagellista” Davide Mangiapane il sottoscritto avrebbe dato la sufficienza a Maccarone e Marseglia, mezzo voto in meno a Da Silva e sicuramente non 5,5 a Madonia. Perché ognuno, umanamente, può vedere le cose in maniera differente.

Certo l'universo pallonaro è cambiato, come lo stesso tecnico livornese ha ammesso: con l'avvento dei social anche l'atleta sonda i gruppi, accede facilmente ai commenti di più testate, viene coinvolto emotivamente in senso positivo o negativo dalle idee espresse sul proprio conto. Ed è anche vero che non hanno tutti la stessa personalità nello smaltirli, affrontarli, superarli. Infischiandone, continuando a fare ciò che il contratto prevede.

E' vero che spetta ad ogni calciatore dimostrare questa maturità, ma è anche abilità dell'allenatore riuscire ad isolare il gruppo, mantenerlo unito, sgombrare il campo da eventuali erronee letture dei fatti. Come benissimo ha fatto Lucarelli in circostanze pure più difficili. Un momento delicato è anche quello attuale, perché si rischia di vanificare quanto costruito dopo aver fallito un scontro-salvezza come l'ultimo disputato. Ecco perché ci saremmo aspettati nel dopopartita un “abbiamo sbagliato partita, tutti, l'intero ambiente, perché l'abbiamo sottovalutata e non preparata al meglio”, piuttosto che un “la stampa l'ha sottovalutata perchè in conferenza pre-gara c'erano solo due giornalisti”. Un invito a rimanere uniti. Sorvolare, anche solo strategicamente, perché le spaccature non servono a nessuno. Invece è stata scelta un'altra via, magari considerata la più efficace per tutelare un gruppo che non si ritrova più a cerchio a fine gara.

Come Messina nel Pallone non ci sentiamo chiamati in causa dalle parole del trainer giallorosso, non riteniamo di avere responsabilità sui risultati. Ma ciò non vuol dire dover far finta di niente, evitare di soffermarsi sull'accaduto. Il nostro pensiero è stato trasmesso parzialmente in conferenza al diretto interessato con la stessa schiettezza di gennaio, quando scrivemmo per primi che l'unica ancora di salvezza a cui l'Acr poteva aggrapparsi per salvarsi non solo in Lega Pro, ma dal fallimento, era proprio Lucarelli, l'uomo che aveva dato una parola e l'unico che senza tirarsi indietro l'aveva sempre mantenuta.

Continuiamo ad apprezzare Cristiano Lucarelli, se non altro per il senso di attaccamento che sta dimostrando alla causa giallorossa. Ma la gestione dell'organico, per quanto sia difficile guidare nel 2017 dei ragazzi distantissimi nell'approccio al lavoro e nel vivere la professione rispetto ai tempi del bomber dal pugno chiuso, resta in mano all'allenatore. Il compito di Lucarelli è di condurre la squadra alla salvezza, ha dichiarato che lo farà, che sia subito o tramite i playout. Forse sbaglieremo, ma vogliamo continuare a fidarci di lui.

I calciatori, invece, ora che possono, pensino solo a giocare e dare il massimo. L'invito a tirare fuori gli attributi da parte di una Curva che non li ha mai contestati, anzi spesso incitati anche quando arrivavano le sconfitte, è un segnale chiaro. Il periodo è cruciale, non c'è tempo per soffermarsi su chi si sente escluso e chi poco capito. Cancelliamo Melfi e guardiamo a Lecce dove strappare punti sarà difficilissimo. Chiudiamo la polemica, compattiamoci, per la permanenza dell'Acr in terza serie. La cosa che conta sopra ogni altra. 

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