Bari-Messina, non basta una sconfitta dignitosa

Biancoscudati alla pari con i galletti per un'ora, pagano cinque minuti di disattenzione, in cui si palesano i limiti di una squadra ancora convalescente e con i tifosi sempre più lontani
07.01.2019 09:30 di Davide Mangiapane Twitter:   articolo letto 471 volte
Bari-Messina, non basta una sconfitta dignitosa

Il Messina esce sconfitto dal “S.Nicola” con quello che una volta veniva definito “risultato all’inglese”, maturato in 5 minuti alla metà del secondo tempo, al termine di una gara che dice alcune cose importanti riguardo al momento deprimente dell’intero movimento calcistico messinese. La diretta su Dazn, lo scenario di uno degli stadi più grandi in Italia, creano lo stimolo per consentire agli uomini di Biagioni (voto 6) di mettere in scena una prova dignitosa, considerando il divario tecnico, organizzativo, atletico e mentale rispetto a un Bari proiettato verso una promozione probabilmente nemmeno quotata dai bookmaker. Il tecnico romano, a fine gara, sottolinea alcune lacune di carattere e cattiveria dei suoi uomini, cui però riconosce i meriti per l’applicazione e la dedizione che consentono un confronto equilibrato con la capolista del girone, almeno fino al 62’, quando Piovanello appoggia di testa in rete, rendendo vana la resistenza ordinata e mai affannosa dei biancoscudati. La valutazione di mister Biagioni è quasi totalmente condivisibile, incluso l’accenno all’assenza di almeno una vera punta in grado di dare sostanza a una fase offensiva praticamente inesistente anche a Bari così come nelle precedenti esibizioni dell’Acr, condizione apparsa indispensabile per poter migliorare i meccanismi difensivi affidandosi al 3-5-2, modulo equilibrato ma che, in assenza di finalizzatori di qualità, può diventare sterile.

Jairo (6,5) riduce il passivo opponendosi in modo positivo alle conclusioni dell’attacco pugliese, risultando incolpevole in occasioni dei gol, ed anche il trio difensivo centrale porta a casa la pagnotta, almeno per un’ora di gioco. Sambinha (6,5) dimostra senso della posizione e atletismo, chiudendo sulle poche incertezze dei compagni, anche se resta piantato su Simeri, libero di arrivare sul fondo e crossare per Piovanello sull’azione che sblocca il match. Zappalà e Ferrante si affiancano al guineano nella valutazione, anche perché non era semplice badare a un reparto avanzato forte e imprevedibile come quello messo in campo da Cornacchini.

Note meno positive giungono dal centrocampo, almeno sulle corsie laterali, visto che Janse (6) appare sacrificato in compiti di copertura, prima di andare ai box, come di consueto, intorno al 70’, e Barbera (5) non va oltre la buona volontà, ritardando i tempi della diagonale in occasione dell’ 1-0. Biondi (6) strappa la sufficienza per la dedizione tattica, mentre Amadio (5) macchia una prestazione dignitosa con l’erroraccio da cui scaturisce l’azione che rompe l’illusione del risultato positivo proprio nel momento migliore della propria squadra. Il prodotto del vivaio romanista perde palla banalmente, non prova nemmeno ad inseguire l’avversario, lasciando così un buco nel quale si insinua come un falco Simeri. Genevier (7) conquista la palma di migliore in campo, dimostrando classe, grinta, tempi di gioco, mortificati, in alcune situazioni favorevoli, dall’assenza di meccanismi collaudati e di elementi di valore, soprattutto in attacco, con cui poter dialogare. Il francese approfitta della possibilità di avere un po’ di spazio di manovra, visto che il Bari non pensa a schermare le sue giocate, e dà peso specifico alla prestazione della squadra.

Le due punte non riescono a esprimere pericoli seri verso la porta avversaria, non solo per merito di una difesa composta da elementi esperti e giovani di valore, ma anche per assenza di peso specifico di un elemento troppo acerbo come Tedesco (5) e per la testardaggine nel cercare lo spunto individuale, difetto che Arcidiacono (5,5) compensa in parte con la grinta che mette in ogni suo intervento. L’augurio è che, con l’avvento di compagni di reparto di maggiore spessore tecnico, fisico e di personalità, l’attaccante catanese possa ritrovare tempi e ritmi di gioco adeguati alle sue capacità. Fa una buona impressione, nei 25’ in cui resta in campo, Catalano (6), anche se la partita era già in ghiaccio, ma almeno l’ex Roccella dimostra di avere i numeri per rendersi utile alla causa in questo girone di ritorno. Gli altri subentrati (Bossa, Ba, Dascoli), invece, non lasciano quasi traccia negli scampoli concessigli da Biagioni, ma sono ampiamente giustificati dal fatto che, dopo il raddoppio di Neglia, l’unico obiettivo dei biancoscudati sembrava essere la limitazione del passivo a cifre dignitose.

Sprecato il jolly dell’impegno sul campo della capolista, adesso il Messina è atteso dal match di mercoledì negli ottavi di Coppa Italia contro il Picerno, capolista del girone H, anche se la prova più importante dovrebbe essere quello di domenica prossima, quando, sul terreno sempre più distrutto del “S.Filippo”, occorrerà battere l’Igea Virtus, per una vendetta sportiva rispetto alla umiliante sconfitta dell’andata, ma soprattutto perché diventa indispensabile accumulare vittorie e allontanarsi dal fondo di una classifica ancora molto corta, almeno tra le zone play off e play out. Sperando che, sul fronte societario e su quello della disponibilità di due elementi fondamentali come Marzullo e Balde, arrivino novità incoraggianti che aiutino a ricomporre la frattura tra l’Acr e i suoi tifosi.