Città di Messina-Acr Messina, una rivalità senza futuro

Nè derby nè stracittadina, ma è necessario comprendere la dimensione della crisi profonda del calcio messinese, prima di valutare una gara nettamente vinta dagli uomini di Furnari
15.11.2018 09:30 di Davide Mangiapane Twitter:    Vedi letture
Città di Messina-Acr Messina, una rivalità senza futuro

La diatriba sulla definizione di questa partita ha accompagnato, per fortuna, solo i tre giorni da domenica a mercoledì, e, alla fine, CdM-Acr ha fotografato il momento del calcio messinese. Due squadre che, insieme, hanno totalizzato gli stessi punti del Gela e la sostanza non sarebbe cambiata nemmeno a risultato invertito, perché, in ogni caso, lo spettacolo offerto in un “S.Filippo” sempre più freddo e sproporzionato rispecchia la posizione in classifica delle contendenti, sistemate al quartultimo e terzultimo posto.

Appare fuori luogo e soddisfarebbe solo la proverbiale vanagloria messinese parlare di rivalità, predominio cittadino, campanile, quando il calcio, nella nostra città, ormai da un decennio, vive la realtà del dilettantismo o dell’ultimo gradino professionistico, quasi sempre nella più assoluta mediocrità e con un disinteresse praticamente cronico. E, purtroppo per la polverosa gloria calcistica peloritana, le prospettive a medio termine non sembrano promettere nulla di buono. Sfrondati, quindi, i toni trionfalistici o quelli funerei, occorre prendere atto delle reali potenzialità in ambito pallonaro dalle nostre parti: al massimo, si potrà aspirare a qualche sfida stracittadina in serie D, magari in attesa che si aggiungano anche il Camaro, il Milazzo, il Villafranca e l’Igea, tutte rigorosamente con dirigenze made in Peloro.

Acquisita questa dimensione, è possibile esaminare, da un punto di vista tecnico, quanto visto sul terreno di gioco in 97 minuti, inclusi il recupero, in cui il Città di Messina ha saputo interpretare la partita con il piglio giusto e l’atteggiamento adeguato a mettere in difficoltà un Acr ancora malato, malgrado l'illusione creata dalla vittoria netta, solo nel punteggio, ottenuta solo 72 ore prima ai danni proprio del succitato Gela. Mister Peppe Furnari (voto 7) assegna compiti semplici ai suoi uomini, blocca la fonte di gioco Genevier, sfrutta le caratteristiche della rosa messa a disposizione, ma, nel finale, non riesce a evitare il solito calo di tensione, rischiando seriamente che gli avversari portino a termine una “mandrakata” epica. Oberdan Biagioni (5), invece, preferisce puntare sullo stesso schieramento visto contro il Gela, cambiando solo in attacco, ma soprattutto non comprende che la partita, anche in dieci e in svantaggio di due gol, poteva essere recuperata, dando la giusta scossa ad elementi palesemente inadeguati, dal punto di vista caratteriale e mentale.

Il confronto tra le linee difensive pende decisamente a favore dei cidiemmini, capaci di non subire nemmeno l’assenza del pilastro Bombara, uscito per infortunio dopo appena 25’. Bellopede (6,5) merita mezzo voto in più rispetto a Trevizan e Berra, in difficoltà solo sulle rare giocate in velocità degli avversari, mentre, dalla parte opposta, è un vero e proprio disastro, visto che Dascoli (5) spreca il credito acquisito nella gara precedente, Porcaro (4) è imbarazzante, così come Russo (4,5) e l’esordiente Ibojo (4,5), che confezionano una pantomima degna dei film muti di inizio novecento, causando il corner da cui scaturisce il 3-1. L’unico elemento che, almeno, prova a metterci un po’ di grinta è il ragazzino Barbera (5,5), spostato a centrocampo nella ripresa, con la vana speranza di tentare la rimonta. Sulle corsie, Furnari crea alcune situazioni importanti, dalle quali, solo per caso, non nascono altre segnature, visto che Fofana (6,5) si dedica con umiltà e applicazione al contenimento, mentre Fragapane (7,5), oltre ad esplodere il sinistro da 25 metri che riporta in vantaggio i suoi, togliendo le ragnatele all’incrocio dei pali, causa anche il secondo giallo di Genevier e confeziona una progressione, in avvio di secondo tempo, irresistibile, pur avendo di fronte la stessa opposizione dei paletti di uno slalom speciale in Dascoli, Porcaro e Russo, abbattuti in rapida successione prima di dedicarsi all’assist invece di sfondare la porta di Ragone.

La sfida viene vinta, come spesso capita, a centrocampo, dove Calcagno, Cangemi e Ferraù (6,5 a tutti e tre) surclassano Traditi (4), Biondi (5) e il subentrato Bossa (5), costringendo Genevier (4) al doppio giallo, causato, principalmente, dalla frustrazione, anche se, al francese, andrebbe dedicato un capitolo intitolato “cosa ci sto a fare qui, quando potevo godermi i frutti di tanti anni di onorata carriera?”. Dispiace affermarlo, ma forse il buon Gael dovrebbe capire se ha ancora, dentro di sé, le motivazioni giuste per non sporcare una valorosa reputazione, perché uno come lui, in possesso delle stimmate del leader, non si fa espellere così ingenuamente in due partite importanti, lasciando in gravissime difficoltà i propri compagni. Citazione di merito per Ciccio Cardia (7), che entra in campo, si infila in mezzo a quattro statue di cera in maglia rossa, anticipa (si fa per dire) l’uscita al rallenty di Ragone (che, per questo intervento, si becca un 5) e appoggia di testa nella porta avversaria, correndo poi a dedicare la rete ai propri cari in tribuna, senza trascurare anche un gesto “alla Mourinho” giusto per far capire quanto è bello ascoltare l’urlo del gol.

Questo esperimento di “pagelle parallele” si completa con gli attaccanti, e anche qui, Luifa Galesio (6,5) la spunta su Gambino (6), seppur di poco, anche perché, stavolta, non ci sembra il caso di buttare la croce addosso all’attaccante agrigentino, considerando i pochissimi palloni giocabili e la bella girata di testa che porta al provvisorio pareggio. Se Di Vincenzo (classe 2000) si merita un 6 di incoraggiamento per l’impegno, seppur non ancora suffragato dalla precisione indispensabile per una punta, non la stessa cosa si può dire per “phantom” Petrilli (4,5) o per Cocimano (4,5), passato in poche ore da giocatore non in grado di tenere il campo, causa pochi allenamenti nelle gambe, a titolare, mentre Rabbeni (5,5) fa vedere che, forse, meriterebbe di avere maggiore minutaggio, prima di entrare definitivamente nella lista dei bocciati. Il buon Paterniti, perfettamente a suo agio nella sabbia presente davanti alle due porte del “S.Filippo”, ringrazia la dabbenaggine degli avanti giallorossi, passa un pomeriggio abbastanza tranquillo, incassa due gol e il classico 6 da “incolpevole in occasione delle reti”.

Cala, così il sipario sulla sfida tra Città e Acr Messina, un pomeriggio che dovrebbe restare scolpito nella memoria di chi, magari in un giorno non molto lontano, sarà in grado di far riconciliare tutti i messinesi con il gioco del calcio. Per non farlo più ripetere, almeno ad un livello così mediocre.