Furnari e Lucà, allenatori veri. Fusioni e titoli: più rispetto per i tifosi

Due tecnici che hanno dimostrato sul campo il loro valore, attendono la chiamata giusta. Igea-Milazzo: il calcio ormai è anche questo ma non è detto debba piacerci per forza
06.07.2019 08:58 di Il principe  Twitter:    Vedi letture
Giuseppe Furnari
Giuseppe Furnari

Pur non essendo veggenti o divinità, proviamo a prevedere il futuro. Qualcuno ci accuserà che assumiamo certe posizioni perché le persone in ballo sono "amiche", oppure per qualche presunto interesse, rispondiamo preventivamente che la valutazione è sui numeri e sui risultati, non sulle simpatie. Che da sempre consideriamo fino ad un certo punto, perché il calcio è fatto di persone, incroci, passione e applicazione, ma alla fine anche di vittorie. Che tradotto significa obiettivi raggiunti. Ecco perché spezziamo una lancia, del tutto disinteressata, a favore di due allenatori messinesi bravi e talentuosi, che sul campo hanno dimostrato di valere eppure oggi sono a spasso.

Il primo è Peppe Furnari, reduce da una salvezza conquistata in Serie D con il Città di Messina, all'ultimo respiro. Esonerato e poi richiamato, capace di trascinare il gruppo nonostante le tante difficoltà accumulate durante la stagione. Non si è mai tirato indietro davanti alle responsabilità e avrebbe meritato sul campo perlomeno un colloquio con la nuova proprietà del CdM, oggi trasformato e rivoluzionato nel progetto Fc Messina. Per quanto fatto e per quanto potenzialmente potrebbe fare con alle spalle una società ancora più struttura di quanto già fosse il Città, probabilmente una chance gli andava concessa. E invece aspetta il progetto giusto, qualcosa in grado di dargli stimoli, anche da categorie inferiori ma che sia credibile, ambizioso e chiaro. E ci sono una schiera di calciatori che sarebbero anche pronti a seguirlo. Questo fa capire quanto sia tangibile il bagaglio umano e professionale, guadagnato tra la vittoria ai playoff con la Messana (2014/15), la vittoria del campionato di Promozione con il Camaro (2016/17), la conquista della Serie D e poi la salvezza con il CdM dal 2017 all'ultima stagione. Il secondo è Michele Lucà, già da calciatore dotato di grande fantasia, portata poi in panchina. Con la sua banda di giovani e tante idee ha portato nell'ultima stagione il Camaro al settimo posto, con un girone d'andata da urlo e quello di ritorno più caratterizzato dalle strategie societarie, ma comunque di altissimo livello. Nel 2014/15 aveva portato lo stesso Camaro in Promozione, poi tre anni alla Messana tra alti e bassi. Anche lui, però, è libero. Attende la chiamata giusta, cerca un palcoscenico all'altezza.

Senza volere fare i conti in tasca a nessuno, perché è legge dell'economia e il calcio non fa eccezione (chi paga decide o comunque decide chi deve decidere), ma forse tra Acr ed Fc una porta poteva aprirsi. Invece di rincorrere il grande nome, puntare sulla messinesità e su chi conosce l'ambiente e lo sente proprio, magari non sarebbe stato poi del tutto una follia. Specie in casa Acr dove il ds Antonio Obbedio nel toto-allenatore dei giorni scorsi aveva vagliato anche diverse "scommesse". Ci auguriamo che questa “territorializzazione” degli organici si palesi, almeno in parte, coi giocatori. Perché ci sono tanti calciatori messinesi, under ma non solo, potenzialmente in grado di conquistare spazi e crescere sportivamente.

Di questi tempi “tirano” gli allenatori-sponsor, in un calcio lontano parente di quello nostalgico che faceva sognare i tifosi. Tifosi sempre più disincantati da un sistema che continua a mietere vittime e umilia la passione. Ecco perché riteniamo giusto spendere quattro parole per ciò che sta accadendo a pochi metri dal capoluogo: l'operazione Milazzo-Igea, sinceramente, la accogliamo e la raccontiamo con rispetto, con professionalità come sempre facciamo, ma sportivamente non ci entusiasma. Non ci fa impazzire perché “mescola”, nelle montagne russe di titoli e cambi di denominazione, due realtà rivali che tali devono restare. Anche questo è calcio. Il Milazzo è il Milazzo, l'Igea è l'Igea. Il trasferimento di matricole, per quanto normale e funzionale in altri sport come il basket e il volley, nel calcio racchiude molto altro: senso d'appartenenza, storia, tradizione. Nulla contro il già Pistunina che da Messina si è spostata nella Città del Capo per sviluppare un progetto ambizioso e nemmeno contro il già Terme Vigliatore. Speriamo solo che il Milazzo torni ad essere un "vero" Milazzo e l'Igea Virtus un'autentica Igea Virtus. 

Un'ultima battuta, in questo contesto, sul Camaro, il cui gruppo organizzativo che tanto bene ha fatto negli ultimi anni si è “trasferito” in blocco nell'Acr Messina. L'auspicio è che D'Arrigo, Rando e Manzo e gli altri dello staff facciano il meglio per la maglia biancoscudata, ma dispiace perdere una realtà che per l'ennesima volta viene “sacrificata” (giustamente) in nome di un interesse più grande. Per fare chiarezza: l'Ssd Camaro 1969 non scomparirà dai quadri federali, ha solo rinunciato all'Eccellenza e quindi nel caso in cui decidesse di tornare a scendere in campo con una prima squadra, dovrebbe richiedere la riammissione con la stessa matricola in un categoria inferiore. Nessuna fusione, il club non è in vendita e continuerà a svolgere le attività giovanili. Anche perché a quella società è legata la convenzione pluriennale con il Comune per la gestione del Despar Stadium, che dopo gli investimenti effettuati sarebbe un suicidio consegnare ad altri.