Giugliano-Messina: è la Serie D, bellezza

Il ko del Vallefuoco ci ricorda una volta di più la mediocrità del massimo torneo dilettantistico, dove il semplice gioco del calcio è spesso contorno di bassezze di ogni tipo
23.12.2019 17:13 di Antonio Billè Twitter:    Vedi letture
Giugliano-Messina: è la Serie D, bellezza

Giocatori da Serie D. Allenatori da Serie D. Impianti da gioco (ché chiamarli stadi è impossibile) da Serie D. Arbitri da Serie D. Ambienti da Serie D. Giugliano-Messina conferma quanto visto nell’amara esperienza peloritana in questa categoria. È tutto tranne che una partita di calcio. E analizzarla è esercizio difficile per chi vorrebbe confrontarsi solo con verticalizzazioni, diagonali difensive e schemi. Accade tutto e il contrario di tutto, tra errori, proteste e rimpianti.

Tra le tante cose dette da Karel Zeman al fischio finale del Vallefuoco di Mugnano, c’è anche un “ero convinto che avremmo vinto, se solo fosse stata una partita di calcio”. Ed è la sensazione che c’è nel rivederla e riesaminarla. Il mister (voto 6) la prepara come tutte le altre, conferma in blocco l’undici che ha battuto la Palmese, fatta eccezione per lo scontato ritorno tra i pali di Michele Avella (6, incolpevole nei gol subiti), ma in campo i calciatori hanno il torto di non sapersi adattare al forte vento che, nel primo tempo, soffia a favore del Giugliano. Crucitti si accentra e apre il gioco per una catena mancina in crescita costante, ma il pallone alto torna sempre indietro come fosse un SuperTele qualsiasi.

Il Giugliano sta lì e al primo affondo colpisce. La difesa è sorpresa, Tarascio è troppo libero di verticalizzare con l’esterno per Ragosta, De Meio (5) è in ritardo su Orefice che sblocca il punteggio con un gol semplice semplice. Ungaro (5) fa un paio di passi indietro rispetto alle ultime prestazioni e non è irreprensibile neanche in occasione del raddoppio campano, quando ancora Orefice lo salta con fin troppo facilità. Bruno (5), forse il calciatore caratterialmente più pronto a giocare sfide del genere, finisce la propria partita al tramonto del primo tempo e la sua valutazione risente di un’interpretazione dell’arbitro fin troppo rigida. L’ambiente condiziona il signor Tomasi (4), così come le scaramucce continue tra le due squadre, con i giuglianesi bravissimi nell’arte della provocazione.

Però il Messina resta lì, ordinato e compatto, anche dopo aver incassato il 2-0. Sfrutta il vento a favore, pareggia con Crucitti (7, il migliore dei suoi) che insacca da pochi passi l’assist di Fragapane (6) e a questo punto domina totalmente la partita, nonostante il Giugliano la metta spesso sulla rissa, basti pensare al calcio al volto che D’Ausilio rifila da terra a Fragapane (l’ammonito, poi, sarà Avella!) e all’atteggiamento poco garbato (largo eufemismo) di Gennaro Esposito, che fino a una decina di giorni era il capitano di questo Messina.

Saverino (6) spinge tantissimo da terzino destro, ma la sua frenesia prende spesso il sopravvento sulla concretezza; mentre in mezzo al campo Danza prende il posto di Lavrendi (5,5 per entrambi) e Cristiani (6,5) continua nella propria instancabile prova, aiutando Manfrè (5,5) sulla corsia di sinistra. Finché si arriva al momento clou: Crucitti pennella per Rossetti (5) che sta per calciare, ma viene affossato da D’Ausilio. Rigore solare, il terzino meriterebbe anche l’espulsione, ma l’arbitro gli mostra solo il giallo. Il rigorista designato sarebbe il capitano, ma sul dischetto si presenta Rossetti e Mola ne intuisce la conclusione incrociata. La partita di fatto finisce qui, l’arbitro espelle anche il campano Di Girolamo e l’ingresso in campo di Famà per Cristiani spegne il Messina, anche perché Crucitti da centrocampista puro esce fuori dal vivo del gioco biancoscudato.

Il resto lo fanno le dichiarazioni post-partita di Zeman. La Serie D fa schifo, caro mister, e settimana dopo settimana accade sempre qualcosa che lo ricordi.