I drammi dell'Italia pallonara... fallimenti, ripartenze, desaparecidos

Viaggio nelle nobili decadute del calcio italiano. La sorpresa? Incredibilmente c'è chi sta peggio di Messina...
14.09.2019 09:32 di Marco Boncoddo Twitter:    Vedi letture
© foto di Sarah Furnari/TuttoLegaPro.com
I drammi dell'Italia pallonara... fallimenti, ripartenze, desaparecidos

Come ben sappiamo, le società di calcio capaci di autofinanziarsi e produrre degli utili, soprattutto in Italia, possono contarsi sulle dita di una mano. I fallimenti, ormai, non fanno più notizia e i tifosi delle realtà medio-piccole conoscono meglio i termini economici rispetto a quelli tattici. Il gruppo delle “nobili decadute”, dai primi anni '90 a questa parte, viene rimpolpato ogni anno e non tutte riescono a risalire molto in fretta. Il fenomeno ha toccato anche grandi piazza come Firenze, Napoli e Parma che, però, sono riuscite a riguadagnare, in tempi brevissimi, le platee alle quali erano abituate.

Le ultime città, colpite da questo annoso problema, sono state Foggia, Palermo, Lucca e Siracusa con le prime due che, a detta di molti, non avrebbero neanche potuto iscriversi negli ultimi anni passati in cadetteria. Le ripartenze, come sempre, non sono mai semplici e, in queste prime giornate, qualche intoppo dettato dalla fretta nella programmazione ha inciso sui risultati delle nuove compagini. La Lucchese, inserita nel girone A di serie D, ha rimediato due pareggi in altrettante giornate, mentre il Foggia ha raccolto tre punti, frutto di una vittoria e una sconfitta. Solo il Palermo, nel girone I, si trova a punteggio pieno, anche se la vittoria di Marsala è arrivata grazie a un episodio quanto mai oscuro. Il Siracusa, relegato in Promozione, attende di iniziare la nuova stagione.

Le categorie dilettantistiche, nelle quali il Messina ha passato otto delle ultime dodici stagioni, sono diventate una sorta di palude Stigia, dove le città blasonate rischiano d'impantanarsi per anni. Esistono, infatti, piccole società, rappresentanti di città importanti, che vagano tra le sponde delle serie più basse della piramide calcistica italiana, senza riuscire a intravedere la luce. E, udite udite, c'è anche chi sta peggio di Messina. Esempi? Ancona, Treviso, Varese e Taranto. Nomi dal grande lignaggio, presenze fisse nelle prime serie nazionali, costrette a sfidare entità rionali dai nomi sconosciuti.

L'Ancona, adesso divenuta U.S. Anconitana, a causa di tre fallimenti in quindici anni, si trova a disputare il campionato di Eccellenza, dopo aver vinto Prima categoria e Promozione. Sembra assurdo pensare che, alla fine delle stagione 2002/03, i biancorossi festeggiavano la promozione nella massima serie nazionale. Ancora peggiore la situazione per il Treviso, costretto a disputare il torneo di Promozione dopo quattro fallimenti nell'ultimo quarto di secolo. Dopo la stagione 2005/06, passata in serie A insieme al Messina, i veneti hanno affrontato una discesa repentina e inarrestabile, culminata con la stagnazione in sesta serie nazionale, con la città rappresentata dalla neonata Treviso Academy.

Pure più triste, se possibile, la situazione di Varese, capoluogo di provincia di ottantamila abitanti, che non è riuscito a presentare una squadra di calcio dopo il fallimento della scorsa estate. Al momento, infatti, l'unico team del centro lombardo è il Città di Varese, militante in Terza categoria. E dire che, i biancorossi, hanno calcato i campi della serie A per sette stagioni, lanciando calciatori del calibro di Pietro Anastasi, Giorgio Morini, Michelangelo Rampulla e Jasmin Kurtic.
Il Taranto, invece, dopo diverse vicissitudini, si trova in serie D, categoria nella quale ha passato otto degli ultimi nove anni (percentuale più alta di quella giallorossa). La situazione, nel capoluogo pugliese, appare simile a quella biancoscudata: piazza calda, innamorata della sua creatura prediletta, ma ignorata dalle grandi proprietà abituate a gestire le squadre di calcio. Nonostante il blasone non sia del tutto simile alle squadre appena citate, una menzione spetta anche alla società delL'Aquila, presenza fissa della serie C italiana. Attualmente, dopo numerose querelle, la società rappresentante del capoluogo abruzzese si trova regalata al campionato di Promozione.

Oltre i casi eclatanti, comunque, in serie D possiamo trovare società impelagate da numerosi anni nella quarta serie nazionale, al pari del Messina. Il Grosseto, dopo i sei anni in B tra il 2007 e il 2013, si trova per il quinto anno consecutivo a disputare il massimo torneo dilettantistico. Mantova e Latina, invece, hanno iniziato il loro terzo campionato di serie D, mentre la Fidelis Andria, che vanta sei partecipazioni alla serie B, si trova nuovamente nell'inferno dei dilettanti dopo aver rivisto, per qualche anno, la luce. Cinque, invece, i campionati consecutivi di Eccellenza per il Barletta, altra pugliese che ha sempre “frequentato” campionati di livello, con sei partecipazioni alla B e ben 34 alla terza serie italiana. Anche il Campobasso, in serie B tra il 1982 e il 1987, si trova al settimo campionato consecutivo di serie D, in attesa di ritrovare quel professionismo che manca dal 2013.

Come abbiamo visto, purtroppo, a parte Treviso e Varese, la maggior parte delle decadute che annaspano tra i dilettanti sono localizzate nel centro-sud della nostra nazione. Fare calcio, a questa latitudini, è sempre più difficile anche per la scarsità di mezzi e di liquidi. Per assurdo, infatti, la città di Messina (rappresentata da ben due squadre in serie D), è messa molto meglio rispetto agli altri capoluoghi della Sicilia.

Un “vantaggio” ridicolo, è ovvio ma, purtroppo, specchio di una società degradata come quella siciliana. La regione più grande e popolata d'Italia, infatti, può sfoggiare solamente tre squadre professionistiche: il Trapani in serie B e il Catania e la Leonzio in serie C. Le altre? Il Palermo, come sappiamo, è stato costretto a ripartire dalla serie D, nello stesso girone di Acr Messina ed Fc Messina. Nel girone I, da quest'anno, è presente anche il Marina di Ragusa, rappresentante della frazione balneare della città iblea, con la prima squadra cittadina, l'ASD Ragusa, in eccellenza. Nella stessa serie, la quinta nazionale, militano anche l'Akragas e l'Enna, mentre in promozione troviamo il Siracusa. Ultima, tra le città siciliane capoluogo di provincia, è Caltanissetta, con la Nissa (della quale la tifoseria è gemellata con quella del Messina) relegata in prima categoria. Di certo non se la passano meglio le altre siciliane con un passato nel professionismo: Atletico Catania e Ssd Milazzo militano in eccellenza (con l'altra squadra mamertina, l'Ss Milazzo, un piano più giù), l'Igea, appena "rinata" da un giro di titoli, in promozione, il Gela addirittura in seconda categoria. Rivede la luce il Licata, tornato in serie D, a raggiungere l'Acireale che, dopo i fasti degli anni '90, si trova a disputare il terzo torneo consecutivo di quarta serie ed il Marsala

Il calcio italiano, come vediamo, sta lentamente morendo, dominato da società che riescono a fare impresa, anteponendo il mero bilancio economico alla poesia di un tempo. Gli ingressi allo stadio, purtroppo, vogliono dire ben poco, tanto che società con un seguito praticamente nullo (Sassuolo, ChievoVerona, Cittadella, Pordenone e Virtus Entella) si trovano a disputare campionati più importanti di piazze calde e appassionate. Basti pensare che, in serie C, si trovano centri come Trieste, Catanzaro, Bari, Catania, Reggio Calabria, Cesena, Modena, PiacenzaAvellino, Novara, Padova e Vicenza che, a più riprese, hanno fatto la storia del calcio italiano.

In Sicilia, poi, la situazione è ormai implosa, con un movimento passato dall'avere tre squadre in serie A (Messina, Catania e Palermo nel 2006/07) alla situazione descritta in precedenza. In questo caso, ovviamente, il vecchio adagio “mal comune mezzo gaudio” è qualcosa di improponibile nonché tremendamente avvilente.