L'ordalia del San Filippo, una lotta tra le macerie del calcio messinese

La querelle dei led diventa metafora per descrivere il momento del movimento sportivo cittadino, diviso anche sullo stadio e con poche certezze sul futuro
30.01.2020 20:30 di Davide Mangiapane Twitter:    Vedi letture
L'ordalia del San Filippo, una lotta tra le macerie del calcio messinese

"Anno nuovo, vecchie abitudini". Il primo mese del 2020 volge quasi al termine, ma non sembra esserci pace nell'ambiente calcistico messinese. L'ultima battaglia di una guerra lunga ormai più di un decennio, oppure l'ultima scena in ordine di tempo di un film tragicomico di cui non si intravede la fine, è quella che si sta combattendo attorno allo stadio "Franco Scoglio", l'impianto sportivo concepito alla fine degli anni '80 del secolo scorso, iniziato a costruire a metà del decennio successivo ed ultimato nel 2004 solo dietro la spinta del Messina in lotta per la promozione in Serie A.

Una cattedrale nel deserto o un elefante assopito nella savana che si desta solo un paio di volte ogni anno per i concerti, quando qualche crepa o una frana non compromettono la possibilità di utilizzarlo al pieno della sua capienza di circa 40.000 spettatori. Una anomalia in pura salsa messinese, visto che solo da queste parti, di fatto, una struttura fatta per svolgere attività sportiva di alto livello diventa fonte esclusivamente di costi sproporzionati per la sua manutenzione, sia all'ente proprietario Comune di Messina, che a coloro i quali lo utilizzano in regime di concessione annuale o pagando le tariffe per l'uso. Nell'immaginario collettivo della maggioranza dei messinesi che si interessano alle vicende di calcio locali, tra una partita della Juve o dell'Inter o del Milan e l'altra, fu proprio il ritiro in autotutela da parte del consiglio comunale della concessione pluriennale del "S.Filippo" siglata dall'amministrazione comunale dell'epoca, a spingere la famiglia Franza a tirare i remi in barca programmando, nel 2008, la mancata iscrizione nel campionato di competenza, la serie B, per richiedere l'ammissione alla Lnd della società di loro proprietà, il Football Club Messina Peloro srl. Le vere ragioni e le reali motivazioni restano nella mente e nel cuore di chi prese quella decisione, ma anche adesso, che il pallone rotola mestamente in serie D con una certa continuità e si alternano le sigle a rappresentare Messina nella dimensione del calcio dilettantistico, lo stadio resta pietra dello scandalo o materia del contendere, esprimendo plasticamente l'anomalia di due squadre che lottano per avere la supremazia in un regno ridotto in cenere.

In questa atmosfera, con installazioni di cartelloni pubblicitari divenuti "migliorie", delibere di agibilità messe in dubbio, prolungamenti di concessioni siglate un mese fa pronte ad essere stracciate, minacce di ricorso a contenziosi legali di vario livello, interventi politici, clima da accerchiamento e atti di imperio reali o solo a mezzo social, passa in secondo piano, o peggio, diventa oggetto di dietrologia o teorie del complotto, la nomina di un esperto comunale a titolo gratuito per gestire e valorizzare gli impianti sportivi cittadini. Una mossa, quella del sindaco Cateno De Luca, che se da un lato certifica l'incapacità da parte della politica e della burocrazia di Palazzo Zanca di rendere fruibili le decine di impianti sportivi di proprietà comunale presenti sul territorio, d'altro canto potrebbe essere salutata come un importante segnale di attenzione verso un settore, quello dello sport, che, nel passato recente, è capitato non abbia nemmeno avuto un assessore al ramo. L'intenzione del sindaco, emersa in ultimo nel corso di alcune interviste rese dall'assessore Pippo Scattareggia, sembrerebbe essere quella di trasferire alla Patrimonio Messina spa, società in house providing del Comune, anche gli impianti sportivi, così come tutti i beni comunali, e uno dei principali compiti del nuovo esperto nominato dalla Giunta sarà proprio quello di trovare un modo per uscire dalla maledizione che blocca, di fatto, qualunque tentativo di fare sport professionistico a Messina, visto che solo partendo da impianti fruibili, adeguati e aperti al pubblico, si può aspirare ad arrivare a certi livelli, in qualunque disciplina.

La prima grana da affrontare, ovviamente, sarà quella del S.Filippo, con la Commissione provinciale Vigilanza Pubblici Spettacoli convocata per venerdì (domani) proprio a seguito della richiesta, fatta dall'Acr Messina nell'immediata vigilia della gara Fc-Biancavilla, di intervento delle forze dell'ordine per verificare se le installazioni dei rotor pubblicitari al led fossero state fatte in modo da poter consentire la disputa del match casalingo della squadra del presidente Arena. Una vicenda che ha inasprito notevolmente i rapporti tra il Comune e l'Acr, avviata dalla nota del 10 gennaio con cui l'Fc chiedeva all'ente proprietario la collocazione dei rotor al led, senza coinvolgere direttamente il concessionario, proseguita con la segnalazione del 13 gennaio riguardante le cattive condizioni del terreno di gioco ed altri disservizi, fino allo scontro frontale della scorsa settimana con le diffide scritte dell'Acr e l'accesso di sindaco, assessore e dirigenza Fc al "S.Filippo" per installare i mezzi di diffusione pubblicitaria. Una questione risolvibile con un pizzico di buon senso, spirito di mediazione e un minimo di collaborazione, in un altro momento e con altri protagonisti, che, però, restituisce in pieno il clima da resa dei conti con il quale, purtroppo, saremo chiamati a convivere, probabilmente, fino al termine di questa stagione. 

Sperando che, alla fine, non siano proprio i pochi, irriducibili, testardi e appassionati tifosi a pagarne le conseguenze, all'insegna del "muoia Sansone con tutti i filistei".