Messina-Acireale, le ombre del ribaltone

Una gara persa sul campo che avrà una coda disciplinare legata alla posizione dell'ex CdM Cannino, ma resta la percezione del momento difficile
09.09.2019 12:16 di Davide Mangiapane Twitter:    Vedi letture
Messina-Acireale, le ombre del ribaltone

Un avvio di campionato da "Walking Dead", uno scenario prossimo che lascia intravvedere la trama del "Truman Show", con i protagonisti, in campo e fuori,  alle prese con una serie di  "Sliding Doors" scegliendo, quasi sempre, le porte sbagliate. Usare l'arma della metafora può aiutare a decifrare il momento del Messina, ma non si può trascurare la realtà, impietosa, dei numeri che recita zero punti in classifica, 4 gol subiti e solo uno segnato, un remake in fotocopia delle due precedenti stagioni, anche se, adesso, sarà veramente dura dare la responsabilità diretta alla proprietà, visto che la famiglia Sciotto, da giugno, ha fatto tutti i passi e reso la massima disponibilità possibile per costruire una squadra vincente e una organizzazione efficiente.

In una situazione storica ed ambientale diversa e in un contesto non avvelenato da dodici anni in cui le aspettative sono state sempre tradite, escluse alcune superficiali soddisfazioni, le due sconfitte contro Troina ed Acireale sarebbero state analizzate nella loro diversità e, con alcuni aggiustamenti e un deciso cambio di direzione nelle scelte tecniche, si sarebbe potuto superare la tempesta e rimettere la nave in rotta per un campionato di vertice. Il compito più arduo del progetto sportivo nato quasi tre mesi fa era proprio quello di gestire le situazioni in modo professionale, ammortizzando gli sbalzi di umore della proprietà e della piazza, a partire dai risultati che, non sempre,possono corrispondere ai desideri o alle ambizioni. La risposta, in momenti complicati come quello attuale, deve venire da una struttura che abbia la piena fiducia all'interno delle proprie diverse componenti e, se il rapporto fiduciario si incrina, occorre intervenire subito, riconoscendo i propri errori e senza fuggire dalle responsabilità.

Individuare un capro espiatorio o giocare a scaricabarile non giova alla causa di un campionato che potrebbe ancora essere raddrizzato, ma le decisioni da prendere non possono rimandarsi a tempi migliori, almeno se si vuole puntare ad un torneo di vertice. Sul banco degli imputati, come è nell'ordine delle cose, va lo staff tecnico, con in testa mister Cazzarò, ma anche chi, materialmente, ha costruito la rosa ripartendo da zero e, quindi, anche Obbedio. Il manuale del calcio parla di una gerarchia nelle scelte in avvio di stagione che, almeno quest'anno, è stata rispettata pedissequamente in casa Acr: prima il direttore sportivo, poi l'allenatore, quindi i calciatori e le figure professionali che compongono il team tecnico (preparatore atletico, assistenti, medici, fisioterapisti, magazzinieri). La partita con l'Acireale dice chiaramente che Cazzarò (voto 5) non è riuscito a dare le istruzioni giuste ai propri calciatori per competere con un minimo di credibilità, ma anche che le scelte di mercato non sono state fatte nell'ottica di avere una squadra subito pronta a vincere, visto la presenza di diversi uomini con un fisico pesante che necessitano di una preparazione particolare per essere subito brillanti.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti, con undici uomini in maglia biancoscudata che non danno l'impressione di essere una squadra, ma, piuttosto, un fuoristrada ingrippato nella sabbia del deserto e, stavolta, il fondo campo del "S.Filippo" non c'entra nulla, viste le condizioni ottime del terreno di gioco. Il calcio è semplicità, soprattutto nelle categorie come la serie D e crea sgomento confrontare il Messina attuale con la freschezza atletica evidenziata da tante squadre osservando le sintesi delle gare disputate in queste due giornate del girone I.

Tanti equivoci nascono dal volersi ancorare al modulo prediletto dal tecnico tarantino, il 3-4-1-2 che avrebbe dovuto essere lo scheletro sul quale Obbedio si sarebbe adoperato a scegliere gli interpreti, avendo tutto il tempo e le risorse disponibili per poter fare il proprio lavoro al meglio, almeno secondo quanto verificato in questo calciomercato. Ebbene, la linea difensiva, in questi casi, deve essere composta da elementi con caratteristiche particolari, soprattutto velocità e presenza fisica, ma almeno uno di questi doveva, necessariamente, avere piedi buoni e personalità da vendere, perché, di fatto, ha il ruolo di regista arretrato. Basta guardare le sfide con Troina ed Acireale per capire che nessuno dei quattro difensori alternatisi (Ungaro, Giordano, Bruno e Strumbo) possiede tali doti e nemmeno Forte e Nardelli, che completano il reparto. La prestazione della linea difensiva messa in campo ieri contro l'Acireale è caratterizzata dall'insufficienza per tutti i protagonisti, anche se resta il rammarico per la "sliding door" rappresentata dal cambio di modulo al momento dell'ingresso di Coralli al posto di Giordano con la difesa a 4 composta da De Meio, Bruno, Strumbo e Fragapane durata un battito di ciglia fino all'espulsione del laterale sinistro ex CdM.

Pessima anche la valutazione del centrocampo, con pochissimi sprazzi in cui si intravvedeva un barlume di manovra e il resto del tempo a inseguire gli avversari o a recitare il compitino. Molto male Facundo Ott Vale, troppo discontinuo e impreciso, De Meio un pesce fuor d'acqua fuori dal suo ruolo di terzino, Fragapane più attento alla fase difensiva che a proporsi, l'unica nota positiva viene dall'ultimo arrivato, Cristiani, tre volte vicino al gol ed autore dell'unica rete stagionale biancoscudata fino ad oggi. Adesso, ci si augura non venga anche lui contagiato dalla "macumba giallorossa" che sembra avere colpito tutti i componenti della rosa al loro arrivo nella nostra città dopo il ritiro di Chianciano.

La batteria di attaccanti, infine, non arriva mai al tiro se non episodicamente, come accade al baby Orlando con il palo a metà ripresa ed a Crucitti proprio allo scadere, nell'unica occasione in cui il numero 10 entra in area avversaria ed il suo spunto viene deviato sul fondo da un intervento alla disperata della difesa granata. Siclari, invece, non va oltre qualche timida sponda e Coralli è costretto a cercare il pallone sulla tre quarti, oltre a litigare con qualunque avversario gli capiti a tiro. Escono quindi con una sufficienza piena solo Cristiani e Crucitti, con Avella che prende due gol evitabili solo con altrettante prodezze e un leggero anticipo nell'intervento.

Per il resto, tantissime ombre, come quelle che gravano sul futuro prossimo del Messina, che potranno essere diradate solo attraverso decisioni prese tempestivamente da proprietà e dirigenza con freddezza, cuore ed attributi.