Messina-Acireale: pomeriggio da cani, serata folle, futuro incerto

Arduo parlare solo della partita perché il gol al 92' di Gualdi segna la storia: da lì scatta la contestazione a Sciotto che reagisce rassegnando le dimissioni. In campo resta annoso il problema gol
 di Davide Mangiapane Twitter:   articolo letto 1862 volte
Cocuzza spara in Curva
Cocuzza spara in Curva

Analizzare una partita come Messina-Acireale diventa esercizio arduo da affrontare soprattutto perché, dalle nostre parti, parlare solo di quanto accade nel rettangolo di gioco è pura utopia ormai da troppi anni.

I burrascosi minuti di recupero, con il netto fallo da rigore su Rosafio non ravvisato dall’ineffabile signor Giordano e il successivo gol di Gualdi, segnano irrimediabilmente la storia di un match che verrà ricordato per la dura contestazione al patron Pietro Sciotto e la sua reazione scomposta nell’immediato, con le conseguenti dimissioni irrevocabili annunciate a mezzo comunicato stampa nella serata di domenica.

Provando a ricorrere ai rudimenti del pensiero zen, si può, comunque, estrapolare il discorso tecnico, affermando che la prestazione del San Filippo contro i granata è stata, forse, la migliore di questo primo scorcio stagionale, considerazione che rende anche l'idea di quale sia stato il trend nelle sei gare fin qui disputate dai giallorossi.

Antonio Venuto (5), confinato in tribuna B a macinare chilometri come se fosse un padre in attesa del parto, riesce a schierare una formazione abbastanza logica, con un 4-3-3 scolastico ed efficace per mettere in difficoltà avversari non proprio irresistibili. La manovra fluisce in modo ordinato, si vedono, finalmente, alcune trame di gioco con la palla a terra, l’approccio all’azione offensiva è disinvolto, almeno fino all’area avversaria, quando emergono le carenze derivanti dall’assenza di una vera punta centrale in grado di finalizzare e far fruttare le buone intenzioni.

La linea difensiva mantiene buona attenzione per tutta la gara, tranne, purtroppo, per le due situazioni che portano ai gol acesi, anche se si tratta di errori meno evidenti rispetto alle partite precedenti. Prisco (5) resta nella terra di nessuno sul primo gol, è incolpevole sul raddoppio e toppa clamorosamente un paio di uscite, una per tempo, che potrebbero creare grossi pericoli, Bruno (5,5) e Colombini (5,5) macchiano una prestazione ottima con la dormita in occasione della rete decisiva, mentre Polito (5) e Cozzolino (5) sono entrambi poco incisivi in fase propulsiva e sempre incerti in copertura.

A centrocampo, invece, emerge lo squilibrio con il quale è stata costruita la rosa, perché Migliorini (6) e Lavrendi (6) fanno, a tratti, il proprio dovere, all’interno di una squadra ancora in fase embrionale, ma stavolta delude il classe '98 Bossa (5), che risente più degli altri della pressione del risultato e va letteralmente in barca nei momenti decisivi del match, concludendo troppo timidamente al 60’, perdendo palloni in modo banale, senza riuscire a riprendere più il bandolo della matassa.

La linea a tre di attacco, poi, rende plasticamente le difficoltà di questo Messina costruito con poco tempo e ancor meno criterio, in quanto Rosafio (7) conquista di gran lunga la palma di migliore in campo, saltando sistematicamente gli avversari ma predicando nel deserto, e, di contro, i compagni di reparto fanno a gara a sprecare occasioni, come Cocuzza (4,5) che si divora, in avvio di ripresa, complice un falso rimbalzo sul terreno, la palla del comodo raddoppio, e Dezai (5,5), vicino alla sufficienza esclusivamente per il gol, ma sistematicamente capace solo di sbattere contro gli avversari commettendo quasi sempre fallo.  

L’ultima, e definitiva, prova della scarsa profondità del roster creato tra luglio e agosto dal presidente Sciotto, viene dal fatto che il tecnico giallorosso ricorre solo a due sostituzioni, inserendo Bonadio (5,5), maltrattato dai difensori ospiti senza che il pessimo arbitro facesse una piega, e Pezzella (sv), che, però, hanno un impatto quasi nullo sulle sorti della gara.

Guardando il complesso dei 90’ più recupero disputati al San Filippo, quindi, ancora una volta il Messina viene punito dal risultato oltre i propri demeriti, ma la ciclicità con cui si ripete questa considerazione non è certamente un alibi, perché rivela i profondi limiti, soprattutto mentali, di approccio evidenziati in ognuna delle sei gare disputate fino ad oggi. Occorrerebbe, adesso, costruire una struttura e porre le basi del futuro, raccogliendo la sfida partendo dal riconoscimento degli errori fatti, fino ad oggi, sicuramente in buona fede. Le decisioni del presidente, invece, sembrano andare in tutt’altra direzione, aprendo a balletti e scenari, purtroppo, già vissuti troppe volte nell’ultimo decennio.