Messina, basta miserie: invertire la rotta e pensare solo al campo

Un ambiente squassato da polemiche e schieramenti, reali e indotti, frutto di anni di indigenza, deve tornare a concentrarsi solo sul campo di gioco. Abbandonando trame degne da serie tv di culto
23.06.2019 19:16 di Davide Mangiapane Twitter:    Vedi letture
Messina, basta miserie: invertire la rotta e pensare solo al campo

È ormai trascorso più di un mese dalla fine della scorsa stagione agonistica, (il 18 maggio, Dorato batteva Meo, regalando al Matelica la Coppa Italia di Serie D) e mancano quasi altrettanti giorni all’avvio del periodo dei ritiri. Siamo, quindi, nella “terra di mezzo” da un  punto di vista calcistico, ma gli argomenti, almeno sulla sponda siciliana dello Stretto, non mancano.

Polemiche, trame degne di “House of Cards”, trattative alla “Billions”, strategie di comunicazione che non sfigurerebbero in una versione telematica di “Mad Men”, con l’impressione di ritrovarci tutti in uno degli scenari distopici di “Black Mirror”, citando serie tv culto negli ultimi anni in tutto il mondo. Fuor di metafora, la situazione attuale del calcio a Messina è abbastanza delineata, con due società, ancora in costruzione, che cercano la via giusta per dare credibilità e concretezza ai propri obiettivi.

Ma quali sono gli obiettivi delle due contendenti? La famiglia Sciotto, ormai da qualche settimana, con una vera e propria “mossa del cavallo”, vuole ribaltare quanto dimostrato nei quasi due anni di esperienza nel mondo del calcio. Solo il tempo dirà se continuerà a restare saldo l’accordo con la dirigenza del Camaro, trasferitasi armi e bagagli sotto le insegne biancoscudate, portando in dote l’originale marchio e denominazione  Associazione Calcio Riunite, ma soprattutto capacità organizzative e praticità.

E’ quella la chiave del successo della stagione biancoscudata 2019-2020, il motore del riscatto per un gruppo imprenditoriale che a luglio 2017 fu l’unico a decidere di fondare una squadra di calcio utilizzando la chance offerta dalla Figc a Messina, attraverso il bando pubblicato dall’allora sindaco Accorinti, e non ha mollato, malgrado una continua, dura contestazione della tifoseria, sempre rimasta nei limiti della crudezza verbale, senza mai sfociare in alcun atto di violenza. L’attuale proprietà del Messina non ha ceduto alle insistenze della piazza per un profondo senso dell’orgoglio, che a qualcuno può sembrare patologico, ma adesso è il propellente per impegnarsi a lavorare, finalmente, con un criterio logico e affidando scelte e gestione interamente ad uno staff già collaudato, coadiuvato da professionisti di buon livello.

Ovviamente, resta palpabile lo scetticismo e la cautela verso la capacità degli Sciotto di portare avanti fino in fondo questo impegno, reazioni comprensibilissime da parte di un ambiente che ha subito due campionati anonimi e la frustrazione di non potere mai realmente ambire al salto di categoria. Meno condivisibile, invece, da un punto di vista obiettivo, l’odio profondo e la campagna di denigrazione avviata ed alimentata, da tempo, al solo ed esclusivo fine di distruggere il Messina di Sciotto, come se gli errori o la poca capacità della famiglia originaria di Gualtieri Sicaminò nel calcio fossero la causa unica del pallone sgonfio nella nostra città, e non l’ultimo atto di una serie interminabile, lunga almeno undici anni, di errori, atti di dabbenaggine, fenomeni da baraccone o aggregazioni create per fini lontanissimi dal concetto di sport o di risultati legati all’attività sportiva.

La prossima settimana sarà già fortemente indicativa sulla continuità del percorso intrapreso dal Messina per cambiare rotta, visto che si dovrebbe chiudere formalmente l’ingaggio di Antonio Obbedio come ds e, di conseguenza, individuare il nome del nuovo allenatore biancoscudato, un profilo che dovrà lavorare fianco a fianco con un personaggio come il mitico “cofanetto”, anima del centrocampo giallorosso durante la scalata dalla C2 alla B, un leader indiscusso in campo e fuori, reduce dal miracolo di  Lucca, piazza in cui viene riconosciuto come unico artefice della salvezza in C sul campo, che sarà vanificata, ormai sicuramente, dalla presenza di una società fantasma.

Poi occorrerà costruire l’organico prima del ritiro, presumibilmente fissato a Chianciano a partire dall’ultima settimana di luglio, visto che la stagione inizierà a settembre con la prima giornata di campionato. I tifosi organizzati sembrerebbero orientati a dare una chance alla proprietà dell’Acr, anche se condizionata e legata esclusivamente al mantenimento degli impegni con il gruppo trapiantato dal Camaro, ritenuto credibile e meritevole di fiducia.

Riguardo al “progetto football club Messina”, così come è stato presentato alla città venerdì scorso nel Salone delle Bandiere del Comune, occorre attenderlo alla verifica dei fatti, riassumendo la sostanza delle affermazioni fatte dallo stesso staff dirigenziale e tecnico in tutte le innumerevoli occasioni nelle quali ha avuto ampio spazio su tutti i mezzi di comunicazione locali e su alcuni nazionali.

“Fatti, non chiacchiere” è stato uno degli slogan più ripetuti dagli acquirenti del Città di Messina, e, quindi, sarà importante vedere in campo questa nuova, ambiziosa, ma nello stesso tempo umile ed organizzata, realtà del calcio cittadino.

Anche nei confronti della società di Arena, però, sarebbe auspicabile abbassare i toni, limitandoli, eventualmente, a quelli della rivalità sportiva, con l’augurio che, contrariamente a quanto vissuto nell’ultima stagione, non diventi una guerra tra poveri, ma, alla fine, la lotta sia per vincere il campionato e non per una inutile, sterile, ridicola supremazia cittadina, nel modesto campionato di serie D, anche se si tratta del torneo più frequentato dalle nostre parti negli ultimi 25 anni.

A proposito, messaggio a tutti i protagonisti ed addetti ai lavori coinvolti nella vicenda: dopo undici anni di miserie, di tutti i tipi, sarebbe anche arrivata l’ora di invertire la rotta, parlando solo di partite, risultati, campionati da vincere.