Messina-Cittanovese, quando la sfiga ci vede benissimo

L'ennesima settimana di confusione, scelte approssimative, addii e contestazioni partorisce un risultato umiliante che apre una crisi di difficile risoluzione
28.01.2019 09:30 di Davide Mangiapane Twitter:    Vedi letture
Messina-Cittanovese, quando la sfiga ci vede benissimo

Le tradizioni fanno parte del calcio, insieme alla cabala danno quel tocco di mito ad uno sport del tutto imprevedibile. Una delle tradizioni negative più ricorrenti è quella della sconfitta casalinga con 5 gol subiti da parte dell’Acr Messina nelle recenti sue declinazioni (Riunite o Rilancio), inaugurata il 20 settembre 2014 contro il Matera, ribadita otto giorni dopo a favore della Casertana, bissata la stagione successiva dal Benevento, per poi continuare con la Vibonese nel 2017. In tutte queste occasioni, le debacle furono caratterizzate da differenze pesanti (tutte senza gol biancoscudati, tranne quello su rigore di Stefani contro la Casertana), mentre la Cittanovese, ieri pomeriggio, al S.Filippo, ha dovuto tirare fuori due jolly nel finale per avere la meglio, limitandosi al 5-3 che sembra inchiodare società, dirigenza e staff tecnico alle proprie responsabilità per una stagione davvero vergognosa, anche per gli standard piuttosto bassi cui si è abituato il tifoso messinese negli ultimi dieci anni. La cinquina accomuna Lo Monaco, Stracuzzi, Sciotto, gli ultimi tre presidenti davvero reggenti del Messina, visto che Franco Proto ebbe solo il ruolo di becchino nel funerale dell’ultimo Acr tra i professionisti. Fatta questa doverosa premessa statistica, sembra superfluo dare delle valutazioni ad una squadra che assiste passiva, nel primo tempo, alle evoluzioni di un avversario in possesso di ordine tattico, disciplina nelle applicazioni delle direttive dell’allenatore, corsa e discreta tecnica, capace di sfruttare quasi tutte le occasioni create.

La Cittanovese in grado di battere il Bari fa una degna figura nella melma del “S.Filippo”, ma poi si suicida nei 13 minuti della ripresa in cui subisce tre gol, restando in partita solo per la dabbenaggine del Messina che regala il pareggio immediato a Crucitti per poi dilagare nel finale, sfruttando cinicamente lo sbandamento biancoscudato. Oberdan Biagioni  (voto 4,5) resta orfano di Genevier e, per lui che, disperatamente, cercava da settimane di costruire un gruppo credibile, è un colpo pesantissimo. Lo schieramento iniziale ha un certo criterio, ma se per 45’ si costruisce solo qualche sporadica occasione su palla da fermo e si sbanda quando la Cittanovese prova ad accelerare con un 4-2-3-1 scolastico, allora qualche responsabilità il tecnico romano potrebbe anche prendersela, fermo restando che l’atmosfera tutt’altro che serena attorno alla squadra non aiuta di certo a lavorare. Sul banco degli imputati, quindi, ci finisce Jairo (4), colpevole almeno su tre dei cinque gol subiti, anche se la linea difensiva non lo aiuta a trovare la serenità, visto che Janse (4,5) arranca per la solita ora di gioco concessagli dalla sua autonomia fisica, Sambinha (4,5) sbanda in occasione del gol che sblocca la gara e non bastano le sportellate con cui limita il centravanti argentino Abayian  nei restanti minuti di gioco, Ferrante (5,5) segna la rete di avvio della illusoria rimonta, ma poi resta immobile in occasione del 3-4, e, infine, Barbera (5) galleggia a malapena nel marasma collettivo. Il centrocampo risente, ovviamente, dell’assenza di Genevier, anche se, nei minuti che vanno dal gol di Ferrante al rigore non fischiato su Sambinha, qualcosa di buono riesce a costruire, pur su un terreno infame. Amadio (5) è troppo discontinuo, Bossa (5) non esce dal limbo e solo Biondi (5,5), troppo frettolosamente espulso, sfiora la sufficienza, al di là del gol segnato in una delle pochissime incursioni simili a quelle che caratterizzarono le sue prestazioni nella passata stagione dentro il meccanismo creato da Raffaele nell’Igea Virtus dei miracoli.

Gli unici lampi di luce e di bellezza nella palude in cui si è cacciato l’Acr vengono da Catalano (7), che confeziona due assist ed un gol belli quanto illusori, ma non per sua responsabilità. I due colleghi di attacco, invece, deludono per motivi diversi, perché Arcidiacono (5) resta prigioniero della sua testardaggine e Marzullo (4,5) viene sistematicamente anticipato dai difensori avversari. Tra i subentrati, solo Cocimano (5,5) contribuisce in qualche modo nei minuti furenti della rimonta, sbagliando alcune scelte dopo il 3-3, mentre Dascoli e Tedesco restano ai margini.

Una nota di biasimo per il signor Gianquinto di Trapani, inviato a Messina per sostituire il signor D’Eusanio, rimasto a Faenza per la chiusura dell’aeroporto di Fontanarossa. A lui va la palma dell’arbitro peggiore visto questa stagione al “S.Filippo”, in linea, purtroppo non solo per lui, con lo squallore di un ambiente ormai in attesa solo dell’ennesima stagione fallimentare.