Messina-Igea Virtus, rialzarsi dal fango per iniziare a correre

Una vittoria contro l'Igea Virtus che, all'andata, aveva impietosamente mostrato le lacune del Messina costruito malamente in estate, potrebbe essere il segnale di risveglio per un gruppo appena nato
14.01.2019 09:30 di Davide Mangiapane Twitter:   articolo letto 650 volte
Messina-Igea Virtus, rialzarsi dal fango per iniziare a correre

Non è un buon segnale quando, in qualsiasi squadra del mondo, si pronuncia la fatidica frase “da ora in poi saranno tutte finali”, specialmente nel momento in cui alla fine del campionato mancano ben 15 turni e la classifica recita terzultimo posto, con quattro lunghezze di distacco dalla compagine più vicina.

Malgrado ciò, la vittoria ottenuta contro l’Igea Virtus nella prima gara in casa del girone di ritorno assume un significato particolarmente importante, anche perché, con un qualsiasi altro risultato, si sarebbe dovuto pensare esclusivamente alla salvezza, dimenticando qualunque prospettiva diversa. Invece, una prestazione convincente con sprazzi di gioco decente, malgrado un terreno di gioco più adatto ad una pista di motocross che a un campo di calcio, regala ai biancoscudati almeno la possibilità di avvicinarsi ad un treno di squadre a quota 22, fermo restando che occorre una serie corposa di vittorie prima di poter aspirare a qualcosa di diverso rispetto ad una tranquilla salvezza.

Oberdan Biagioni capitalizza il successo infrasettimanale in Coppa Italia e merita un ricco 6 e mezzo per la capacità di gestire mentalmente un momento topico della stagione, rispolverando il 4-3-3 proprio quando necessitava rischiare qualcosa per creare qualche occasione da gol. Arriva un successo netto nelle proporzioni, cui aggiungere anche tre legni e altre chance per rendere ancora più cospicuo il bottino contro una Igea Virtus che, all’andata, aveva evidenziato in modo umiliante le lacune di costruzione della rosa che avrebbe dovuto stazionare nelle aree nobili della graduatoria e, invece, si trova a scontare le solite carenze organizzative e gestionali.

La difesa non paga dazio nel ricorrere alla linea a quattro in cui Biondi (6,5) si disimpegna degnamente a tutta fascia, Ba e Zappalà ( 6,5 a entrambi) alternano senso della posizione e determinazione in mezzo al fango, mentre anche Barbera (6,5) non sfigura, pur avendo difficoltà nel condurre fino in fondo la fase offensiva. Jairo (6), porta a casa la classica valutazione senza infamia e senza lode, pur avendo il merito di non commettere svarioni nelle due aree di rigore che si trova a frequentare, simili alle paludi del Mato Grosso, anche se senza coccodrilli, almeno fino ad oggi.

I tre centrocampisti inseriti da Biagioni tra i titolari suscitano qualche perplessità ai giornalisti presenti in tribuna stampa al momento di leggere la distinta, ma, già dopo pochi minuti, dimostrano di meritare la fiducia del mister romano e, per tutta la gara, mantengono uno standard di ampia sufficienza, almeno guardando a Traditi (6), meno “paperino” del solito, mentre Bossa (6,5) impreziosisce la propria prestazione con l’assist che apre ad Arcidiacono un’autostrada verso Cascione, chiudendo, di fatto, la contesa a un quarto d’ora dalla fine, recupero incluso. I riflettori, però, vanno tutti puntati su Gael Genevier (7,5) un alieno rispetto al resto dei poveri sventurati costretti a penare per restare in piedi, mentre lui, pur pattinando nella melma del “S.Filippo”, non concede spazio agli avversari, disegna calcio, detta i ritmi e segna anche un gol di testa dimostrando tempismo e cattiveria da leader di un gruppo in pieno sviluppo.

L’attacco, finalmente, dà segni di vita, al di là dei tre gol segnati (due dalle punte), perché i tempi di inserimento iniziano ad essere sincronizzati, le giocate individuali sono meno sterili e l’impegno non resta fine a se stesso. Arcidiacono (6,5) slitta più volte, perde qualche contrasto, ma riesce anche ad accendersi con le sue accelerazioni, prendendo un palo nel primo tempo e realizzando un gol con un rasoterra chirurgico. Catalano (6,5) sblocca il match con opportunismo, conferma la propria caratura tecnica, cala nella ripresa, ma senza mai demeritare, mentre Tedesco (6,5), pur non trovando la via del gol, prova più volte la conclusione e, soprattutto, dà un apporto significativo correndo tanto sia in pressing che per aiutare i compagni, finendo per lasciare il campo con un infortunio che, si spera, non sia grave. Impressiona per l’impatto che ha sul match Selvaggio (6,5), subito pronto a piazzare una serie di progressioni sulla fascia destra sprecate dai compagni nei 30 minuti concessigli da Biagioni. Tra i subentrati dalla panchina, merita una leggera nota di biasimo Aldovrandi, capace di mandare alle stelle un assist di Arcidiacono che lo aveva messo praticamente a porta vuota, mentre Dascoli, Amadio e Lundqvist toccano pochissimi palloni. I pochi spettatori presenti nel pomeriggio di ieri al “S.Filippo” tornano a casa un po’ più sereni, ma la strada per poter dare un senso a questo campionato resta sempre lunghissima e tortuosa, a partire da domenica prossima, quando si dovrà affrontare il Marsala in trasferta, una squadra alle prese con una tormentata vicenda societaria, ma capace di sfoderare prestazioni di livello, fino ad impiantarsi in pianta stabile nella zona playoff. Ma il Messina, se vuole risorgere, non deve guardare alle differenze di classifica.