Messina, il progetto Riunite tra criticità e scelte da prendere presto

La riunione di Acr, Città e Camaro, presentata giovedì scorso, potrà essere realizzata solo grazie alla reale volontà di costruire insieme il futuro
26.05.2019 16:35 di Davide Mangiapane Twitter:    Vedi letture
Messina, il progetto Riunite tra criticità e scelte da prendere presto

La prima domenica senza calcio anche a Messina, dopo l'ultimo atto stagionale consumatosi nella finale di Coppa Italia di serie D sabato scorso a Latina, consegna un panorama piuttosto confuso in merito al futuro del calcio sulla riva siciliana dello Stretto.

La convention notturna tenutasi tra giovedì e venerdì scorso al Salone delle Bandiere potrebbe essere il primo atto ufficiale di un tentativo effettivamente orientato a creare una sola realtà calcistica, sotto la dicitura storica Associazione Calcio Riunite, partendo dalle risorse umane, organizzative e finanziarie esistenti.

Il marchio Acr riesumato da Lo Monaco qualche anno fa, trasferito nel patrimonio di una società di proprietà dell’attuale dg del Catania, è stato acquisito dal presidente del Camaro, Antonio D’Arrigo, il quale lo ha messo a disposizione del sindaco De Luca, che dovrebbe garantire la riunione di Ac Rilancio, Città di Messina e Camaro, utilizzando il titolo di serie D acquisito dalla famiglia Sciotto a fine luglio 2017.

Una fusione di intenti più che di società, con la creazione di un organigramma in cui ciascuna entità potrebbe apportare le proprie peculiarità, rinunciando a posizioni personali di controllo per condividere la gestione. In parole povere, resterebbe l’apporto finanziario della famiglia Sciotto, cui si affiancherebbero, in maniera significativa, le proprietà attuali di Città e Camaro, e ciascuno metterebbe a disposizione le figure essenziali deputate a portare avanti il progetto, con particolare attenzione al direttore sportivo, elemento determinante nella costruzione di un organico in grado di essere protagonista nel prossimo torneo di serie D.

La disponibilità manifestata dal Sindaco nel corso dell’incontro di giovedì notte a reperire i fondi necessari per rendere a norma il “S. Filippo” e consentire l'utilizzo del “Celeste”, costituisce un tassello importante, poiché darebbe una certezza al contributo del Comune alle spese di mantenimento degli impianti,  un aspetto gestito in emergenza negli ultimi anni, fonte di contenziosi tra i vari Messina alternatisi e l'amministrazione comunale in quanto non si riusciva mai a definire il concetto di compensazione con gli obblighi spettanti alle società utilizzatrici degli stadi.

In attesa della concessione pluriannuale prevista nella bozza approvata dalla Giunta a inizio maggio e attualmente in commissione consiliare per essere poi portata all’’esame da parte del civico consesso, si ricorrerebbe ad un provvedimento annuale che sarebbe poi superato dal bando per l’assegnazione degli impianti sulla cui approvazione e pubblicazione bisognerà attendere ancora diversi mesi.

L’idea di una Acr con le tre maggiori entità calcistiche cittadine davvero riunite, però, ha alcune criticità rilevanti, poiché dipendono in primo luogo dalla reale volontà, o meglio, dall’opportunità convinta di fare un passo indietro rispetto alla situazione attuale, da parte di tutti i protagonisti della vicenda.

Le reali intenzioni della famiglia Sciotto sono ancora sconosciute e le recenti voci su una ripresa dei contatti con Rocco Arena, potrebbero confliggere con la realizzazione di un progetto comune, almeno nei termini delineati fino ad oggi. In ogni caso, il “progetto Riunite” prevederebbe la presenza degli Sciotto, soluzione non proprio amata dalla tifoseria, a meno di una rigida definizione dei poteri e delle peculiarità rivestite dagli attuali proprietari della AC Rilancio. Nello stesso tempo, occorre verificare se le proprietà di Città di Messina e Camaro siano concretamente motivate a condividere le proprie peculiarità (settore giovanile, impiantistica, organizzazione), rinunciando a qualche opportunità di crescita legata alla propria struttura attuale.

Solo un patto ferreo tra i tre presidenti, con ruoli e responsabilità definiti e la possibilità di incanalare nei giusti limiti le ambizioni di ciascuno, potrebbe dare avvio a questa macchina in grado di ridare almeno la speranza di rimettere in moto la passione di una intera città verso la propria squadra di calcio. Il maggiore ostacolo all’avvio della nuova Acr non è tanto l’assenza di risorse finanziarie, quanto la sintesi di posizioni fino ad oggi distinte, non solo per caso, ma per diversità di vedute che dovrebbero essere smussate. Occorrerebbe uno sforzo di umiltà e consapevolezza che potrebbe essere indotto dalla presenza di un garante come il Sindaco, ma che, al momento, appare abbastanza difficile possa essere compiuto da tutti, creando ostacoli a una iniziativa che, invece, farebbe coesistere la necessità di costruire un Messina competitivo in serie D ricorrendo a investimenti importanti e mirati, con la presenza di un settore giovanile di tutto rispetto e la possibilità di creare un sistema di scuole calcio e di coinvolgimento del territorio finalmente inclusivo e condiviso, e non di tipo “balcanico”, con tante sigle in concorrenza e ragazzi trasferiti a centinaia di chilometri di distanza, anche in realtà non di primissimo livello, pur di ottenere la tanta agognata affiliazione a società di serie A o, comunque, professionistiche.

Gli incontri previsti nei prossimi giorni, quindi, potrebbero dare un quadro più chiaro sulla possibilità di mettere in cantiere questo tentativo, con la speranza che non occorrano tempi biblici, in quanto la programmazione della nuova stagione è alle porte e sarebbe davvero delittuoso tentennare per poi avere i soliti, ritriti, alibi dell’emergenza più volte tirati in ballo negli ultimi anni per giustificare campionati deludenti sul piano dei risultati e dell’immagine del calcio messinese.