Messina, l'abitudine del distacco passa anche da Palermo

Dopo 45 minuti di buona caratura, la brutta prova del secondo tempo del Barbera serve a "tornare sulla terra": per fare il salto di qualità serve altro
25.11.2019 08:24 di Gregorio Parisi Twitter:    Vedi letture
Messina, l'abitudine del distacco passa anche da Palermo

Non era certo il derby di Sicilia del Renzo Barbera la prova del nove definitiva per il Messina di Karel Zeman, ma le indicazioni giunte dalla sconfitta possono aiutare molto per quel punto di svolta tanto atteso, rappresentato dall'inizio della finestra di mercato. I biancoscudati giocano bene per 45 minuti, rispondendo con le loro carte al gioco della prima della classe che vive di sprazzi, anche in virtù di qualche assenza che costringe mister Pergolizzi a schierare dall'inizio ben sei under, complice anche il forfait dell'ultimo secondo di Ricciardo: senza il puntero di origini messinesi, il 4-3-3 diventa più un 4-3-1-2 e la prima frazione, come detto, racconta di un match tutto sommato equilibrato; discorso molto diverso per i secondi 45 minuti, in cui il Messina si è trovato schiacciato dalla prepotenza fisica e mentale dei rosanero, meritatamente vittoriosi.

Non era questa la prova del nove sicuramente per Zeman (voto 6), che ha da subito predicato calma, nonostante i successi con Corigliano e Biancavilla: il tecnico, sin dall'inizio della sua avventura in riva allo Stretto, si è dimostrato troppo intelligente per poter pensare che i sei punti in due gare potessero rappresentare la cura definitiva e non solo una parte della terapia. Il suo Messina gioca e si diverte a tratti, finché non arriva l'evidenza di qualche limite: il pallone a quel punto diventa pesante, troppo per tanti, e lì la mano del mister è relativa perché al 55' servirebbe cambiare sette calciatori per sistemare il match. Il problema è che, anche potendo, non ci sarebbero stati sostituti migliori in panchina, e proprio per questo il mercato sarà un necessario turning point da cui non aspettarsi benefici immediati, ma del materiale umano su cui plasmare un girone di ritorno con aspettative finalmente da grande squadra. La stessa grande squadra che merita Avella (8), solito, meraviglioso supereroe tra i pali: se il passivo è solo di una rete lo si deve ai suoi riflessi, alla sua capacità di non scomporsi davanti a gente con curriculum importantissimi, lo stesso che attende un ragazzo che sta confermando qualità incredibili e che in giallorosso sta crescendo anche dal punto di vista della personalità.

Escluso il solito Avella, il migliore in campo del Messina è Gaetano Ungaro (7), molto attento specie nel primo tempo e bravo a sopperire con l'esperienza alla rapidità di Felici, che ogni tanto gli scappa, ma è tenuto discretamente bene a bada dall'ex Reggina che, forse per la prima volta in stagione, è autore di una prova più brillante del compagno di reparto Bruno (6), autoritario nella ripresa ma autore di un paio di sbavature importanti, una nel primo tempo e un'altra nell'azione che porta al gol del 75 rosanero. Sufficienza piena per De Meio, non fosse altro perché è l'unico a mostrare anche al Barbera segni di miglioramento: è ancora lontano dal prototipo del perfetto terzino in salsa zemaniana, non riesce ad attaccare lo spazio con costanza, ma ci mette un impegno che sarebbe ingiusto negare. La sua permanenza a Messina è in dubbio come quella di gran parte di rosa, ma dopo un inizio di stagione rivedibile sta crescendo. Male, invece, Strumbo (5), sempre preso in mezzo da Doda e Kraja, non riesce a fermare gli avversari né tantomeno a dare un contributo tangibile in zona offensiva.

Il pessimo secondo tempo del Messina è figlio di una prova di squadra insufficiente, di cui forse il rappresentante più colpevole è Sampietro (4): nettissimo passo indietro rispetto alla gara col Biancavilla dove, nonostante troppi errori in fase di costruzione, il play si era mostrato efficace in rottura. Sampietro sbaglia praticamente tutto, anche i passaggi semplici, è troppo pigro sul pallone e questo ricade negativamente su tutta la squadra, dato che dai suoi piedi dovrebbe partire la manovra; a nulla serve la corsa di Cristiani (5), volenteroso ma confusionario, né quella di Ott Vale (5.5), che risulta essere il meno negativo in un pacchetto nevralgico su cui si dovrà intervenire pesantemente in fase di mercato; fatta salva la decisione di Zeman di non puntare in questo momento su Saverino o Capilli, il primo impatto di Lavrendi (5) nel suo nuovo periodo messinese non è indimenticabile, mentre Buono nei quindici minuti disputati non aggiunge né toglie molto al suo essere quasi un oggetto misterioroso nella sua avventura messinese.

L'attacco, infine, è capitolo a sé: finché il Messina mentalmente è in campo si intravede qualcosina, ma la ripresa anche in questo caso, ovviamente, non aiuta nel giudizio. Il più in palla è ancora Francesco Orlando (6), che gioca un bel primo tempo, con un po' di quella lucida follia che ogni tanto accende la miccia in una squadra a tratti grigia; spreca con una conclusione una buona chance nel finale di primo tempo, poi non riesce ad alzare il ritmo nella ripresa quando anche Crucitti (5) sembra spegnersi. Il capitano è forse il simbolo migliore delle due facce del Messina, perché la corsa in contropiede del primo tempo è idealmente accompagnata da tutti i tifosi giallorossi, ma i tocchi sbagliati della ripresa (tanti, troppi) non danno giustizia a una classe che soffre nell'essere confinata in una zona di campo con troppi pochi sbocchi. Paradossalmente ancora più pericoloso di testa che coi piedi, anche visti i movimenti di Coralli (5), che prova ad aprire gli spazi ma senza poi trovarsi praticamente mai nel cuore dei sedici metri. L'impegno, suo e di Esposito (5) per far salire la squadra e lottare su ogni pallone, è lodevole, ma il Messina della ripresa avrebbe bisogno di qualcuno che tenga alta la squadra difendendo la sfera, compito certo non facile con i reparti staccati in quel modo, ma necessario. Non aiuta neanche l'ingresso di Siclari, che aggiunge solo una presenza nel suo ruolino di marcia a Messina prima dei saluti previsti tra una decina di giorni.

Non era una partita da vincere a tutti i costi e non deve essere un momento in cui piangersi addosso, ma Zeman deve cogliere le indicazioni della gara, aspettare il mercato e intanto capire come far quadrare tutto in vista della gara del primo dicembre contro il Nola: gli investimenti servono ed era cosa risaputa, le due vittorie non dovevano dare illusioni a nessuno, e tornare bruscamente sulla terra aiuterà anche a sentire meno il distacco da chi per tre mesi ha mostrato solo a tratti, e neanche in modo troppo convinto, di essere adatto a una squadra con ambizioni di alta classifica. Chi lo sta dimostrando settimana dopo settimana sono invece i tifosi, ed è a loro che vogliamo dedicare queste ultime righe, o meglio alla loro gestione: non è compito nostro badare alla sicurezza, ma far entrare una tifoseria agli sgoccioli del primo tempo sembra un gesto incomprensibile, dal nostro punto di vista. Un ritardo per evitare rischi può essere starci, far perdere praticamente metà gara a chi ha pagato il biglietto per essere lì meno, molto meno.