Messina: la sfida vera sarà sul campo, per vincere il campionato

08.07.2019 09:30 di Davide Mangiapane Twitter:    Vedi letture
Messina: la sfida vera sarà sul campo, per vincere il campionato

Continua la calda estate calcistica messinese, non solo per la temperatura torrida, abbastanza usuale durante il mese di luglio alle nostre latitudini, ma soprattutto per l’atmosfera piuttosto tesa che circonda le vicende pallonare in riva allo Stretto. In realtà, l’argomento interessa sempre le stesse persone, quei circa cinquemila concittadini che, a volere essere ottimisti, si sono mantenuti vicini alla maglia biancoscudata da giugno 2008 ad oggi, una parte dei quali hanno anche ritenuto giusto presenziare alle partite, oltre che discuterne nei bar o azzuffarsi sui social. A loro, probabilmente, è rivolta la messinscena, secondo il detto scespiriano, infatti, “il mondo intero è un palcoscenico” , cui stiamo assistendo ormai da poco più di un mese, quando si sono materializzati due schieramenti, un contro l’altro armati, per contendersi lo scettro di marchio più autentico, progetto più credibile, a colpi di dichiarazioni pubbliche, voci e calunnie più o meno velate, utilizzando tutti i mezzi di comunicazione per diffondere la propria immagine nel modo maggiormente efficace.

Da questo punto di vista, la strategia di utilizzare il malcontento generale nei confronti della famiglia Sciotto, derivante soprattutto dai risultati sportivi deficitari rispetto alle ambizioni, ma anche da un certo snobismo in alcuni ambienti nei confronti dell’imprenditore venuto dalla provincia, aggiungendo una ottima predisposizione a curare i rapporti personali e qualche fondamentale aggancio locale, è stata fino ad oggi efficace per dare visibilità a Rocco Arena, front man rappresentante del Consorzio Toro, che, dopo una lunga corte all’Acr, dietro richiesta del presidente Lore, evidentemente non propenso alla fusione con Sciotto, ha acquisito il Città di Messina ed avviato il “progetto Football Club”.

Molto aggressivo nel puntare sul marchio “prestato” da Pietro Franza, riesumato dopo le vicende legate al concordato fallimentare del Messina non iscritto in B nel 2008 dalla famiglia di armatori, l'imprenditore milanese si è dimostrato spregiudicato nello sbandierare una continuità storica con la compagine capace di scalare le categorie dall’Eccellenza alla serie A dal 1997 al 2004. Trattandosi di materia abbastanza scivolosa nell’ambito del diritto sportivo, non è il caso di entrare nel dettaglio di queste affermazioni, sottolineate sia in conferenza stampa che nella comunicazione ottimamente gestita dai ragazzi che lavorano per il Football Club, ma vale la pena di riflettere sull'utilizzo del concetto di marchio storico che, in tutta Italia, viene evocato per unire tifoserie reduci da annate fallimentari e dare maggiore credibilità a progetti sportivi vincenti, mentre a Messina diventa occasione di scontro e di identificazione non rispetto alla maglia biancoscudata ma per creare fazioni rigide ed in conflitto tra di loro.

Purtroppo, fino ad oggi, sembra che l’obiettivo di ciascuna “tifoseria”, senza coinvolgere le compagini societarie, sia quello di creare le condizioni per distruggere l’altra, o perlomeno per creargli ostacoli, senza che ciò riguardi minimamente l’aspetto della rivalità sportiva o della competizione, che può anche avere un rivolto positivo e costruttivo.

Per questo, speriamo arrivi presto il tempo dei ritiri e, quindi, quello delle prime amichevoli e degli impegni ufficiali, per iniziare a misurare sul campo la reale forza di entrambe le squadre, ma, soprattutto, comprendere se questa sfida oltrepasserà i limiti angusti e vergognosi della lite da cortile e possa almeno confrontarsi con un campionato da giocare con la speranza fondata di vincerlo.

E, quindi, non sarà il numero di acquisti annunciati o le voci degli “amici”, a dare a Obbedio o Morello, a Sciotto o Arena, a Cazzarò o Costantino la palma del migliore o le stimmate dell’eroe. Perché con i like o lo spazio sui media si possono avere autostima e considerazione, ma, dal 1 settembre 2019, serviranno muscoli, cervello, cuore e cojones, non solo in due partite, ma per tutta la stagione. Tutto il resto, seppur affascinante, interessante, meravigliosa, entusiasmante, mediaticamente accattivante continua ad essere solo e soltanto fuffa, che  lasciamo volentieri ai comunicatori di professione, ai geni dei social, ai diffusori di fake news o “cuttigghi”, ai numerosissimi profili fasulli sui social, agli aspiranti spin doctor ed ai loro presenti e futuri padroni.

Dal campo e solo dal campo verranno i verdetti, con la consapevolezza che, per il calcio messinese, la stagione 2019-2020 sarà l’ultima chance per provare la risalita ed occorre abbandonare tutto il pesantissimo retaggio di cattive abitudini, comportamenti autolesionisti ed errori che hanno consentito a troppi personaggi di piccolissimo cabotaggio la possibilità di utilizzare il nome del Messina per i propri mediocri obiettivi.