Messina-Licata, la fortuna, a volte, aiuta i tenaci

Mister Pensabene coglie una vittoria grazie ai primi segnali di uno spirito di squadra mai nato nella stagione, almeno sul rettangolo verde
02.03.2020 09:30 di Davide Mangiapane Twitter:    Vedi letture
Messina-Licata, la fortuna, a volte, aiuta i tenaci

Aspettare la ventiseiesima giornata per vedere una partita del Messina giocata finalmente "da squadra" significa avere sprecato una stagione, visto che su questo elemento si basano le fortune di qualsiasi progetto calcistico, ad ogni latitudine. La vittoria contro il Licata giunge grazie ad un infortunio del portiere Ingrassia, uno dei migliori estremi difensori della categoria, ma il Messina avrebbe meritato prima di ribaltare un match in cui i gialloblù ospiti dimostrano il loro ottimo potenziale di compagine costruita in modo perfetto per stare comodissima in questa categoria, solo nei 15 minuti che vanno dal rigore conquistato al 12', sprecato poi da Cannavò, al gol del vantaggio di Convitto giunto al 27'. Per il resto, gli uomini di Campanella fanno una prestazione basata sul contenimento e sulla speranza di approfittare di qualche errore da parte di un avversario che, in troppe occasioni durante il torneo, ha regalato punti per pura dabbenaggine o poca aggressività.

Il manifesto di questa giornata è rappresentato dal migliore in campo, lo straripante Francesco Saverino (7,5), uno stantuffo sulla fascia di competenza, disposto ancora una volta a ricoprire più ruoli nel corso di un incontro, a causa di uno dei peggiori errori commessi nella costruzione e ricostruzione di questa rosa, ossia la mancanza di un parco under adatto alle necessità. L’ex Sant’Agata è tra le poche note positive di questo campionato ed auguriamo al classe 2001 di fare la strada che merita per il suo impegno e per la mentalità che mette dentro e fuori dal rettangolo verde.

Una nota di merito va anche al mister Pensabene (6,5), bravo nel mantenere alto il livello di attenzione durante la settimana seguente alla brutta figura di Roccella, trascorsa con il solito contorno di forti critiche da parte dei media, dell’attesa di presunte novità sul fronte societario ed all’insegna della cronica contestazione dei club organizzati. Rimettere in carreggiata un match disputato in uno stadio praticamente vuoto è stato un merito e la fortuna di portare a casa i tre punti è stata meritata da un secondo tempo in cui si è cercata la profondità con maggiore cattiveria andando anche oltre i propri limiti di condizione fisica, come provano i crampi di alcuni elementi nei minuti finali.

Avella (6) riscatta l’unica macchia stagionale, rappresentata dai gol evitabilissimi subiti al “Ninetto Muscolo” sette giorni fa, ipnotizzando Cannavò dal dischetto, anche se la conclusione dell’ex attaccante del Camaro non era proprio irresistibile. Già detto di Saverino, gli altri tre elementi della linea arretrata imbarcano pesantemente nel periodo migliore del Licata e questo influisce sulla loro valutazione. Barbera ed Emiliano non superano il 5, vista la loro responsabilità personale in entrambe le marcature gialloblù, mentre Ungaro si ferma al 5,5, soffrendo i momenti in cui Cannavò si ricorda di essere uno dei bomber del girone.

Meglio il centrocampo durante la ripresa, con Cristiani (6,5) al posto del solito Danza a scartamento ridotto, costretto ad uscire dopo 39’ per il consueto guaio muscolare, ed autore di una prova appena sufficiente. Lavrendi (6,5) torna ad essere quell’elemento regolare ed affidabile che è stato in quasi tutta la sua carriera, mentre resta interlocutoria la gara del suo “compare” Crucitti (5,5), stranamente timido in area avversaria ma importante per spostare gli equilibri quando staziona tra le linee creando problemi di interpretazione agli avversari. Buono (5) non si vede quasi mai, confinato da interno sinistro, sbaglia diversi appoggi semplici e lascia il posto, al 54’, ad un volitivo Manfrè Cataldi (6), buono il suo impatto sulla gara partendo dalla panchina.

Rossetti (6,5) alterna giocate acrobatiche ma poco sfortunate a momenti di poca partecipazione agli sforzi collettivi, mentre si rivede l’Arcidiacono dei tempi migliori. Biccio (voto 7 abbondante) sblocca la gara con una botta da quasi trenta metri dopo un paio di minuti, semina il panico nella difesa gialloblù ed è spietato nell’occasione del 2-2, firmando i suoi primi gol dal ritorno in biancoscudato. In sala stampa, a fine partita, nelle sue dichiarazioni si percepisce la reazione di chi è stato ferito nell’orgoglio da una serie di prestazioni non in linea con le proprie capacità, insieme ad altri compagni.

Le otto partite che separano dalla fine di questo campionato diranno se alle parole seguiranno i fatti, iniziando dalla sfida contro il Football Club di domenica prossima, mentre gli eventi fuori dal campo diranno se questo Acr avrà ancora un futuro o sarà archiviato come una delle più brevi e contraddittorie esperienze calcistiche di una storia lunga 120 anni.