Messina-Marina di Ragusa: altri nomi, ma resta sempre il solito loop

Biancoscudati spenti, senza idee, perdono ancora in casa contro una squadra modesta ma orgogliosa, che riapre le solite ferite in un ambiente sfinito
03.02.2020 09:30 di Davide Mangiapane Twitter:    Vedi letture
Messina-Marina di Ragusa: altri nomi, ma resta sempre il solito loop

Sconfitta casalinga, silenzio stampa, contestazione dei tifosi verso la proprietà, stato di depressione acuta dei pochi, ma irriducibili, malati che ancora si ostinano a seguire la propria squadra. Uno scenario già visto più volte in riva allo Stretto con le tantissime società e proprietari susseguitisi in 12 campionati, di cui 8 in serie D. Centinaia di calciatori passati in maglia biancoscudata, pochissimi con l’animus pugnandi adatto a farsi valere nelle categorie inferiori, un ambiente ancora convinto di essere da serie A, dirigenti, allenatori, direttori sportivi, presidenti, di volta in volta capri espiatori delle annate fallimentari, sia sul piano sportivo che economico-finanziario. Uno stadio enorme da utilizzare solo per gli spettacoli o per manovre speculative di piccolo o piccolissimo cabotaggio, mentre gli imprenditori locali se la fanno alla larga dal fenomeno calcistico, ormai lontanissimo da una tradizione calcistica umiliata ed impolverata. Considerazioni ripetute più volte, non solo nel corso degli ultimi tre anni, in cui solo la testardaggine drogata da un orgoglio familiare spropositato ha mantenuto in vita l’Acr marchiata Sciotto. Il dualismo con un’altra realtà calcistica cittadina, vissuto ormai dalla ricomparsa sulla scena del Città di Messina, ora Football Club, ha paradossalmente ancora di più acuito la voglia di rivalsa della famiglia che si intestò la ripresa del calcio messinese ad agosto 2017, e adesso, la sconfitta contro il Marina di Ragusa rischia di costituire l’ulteriore momento in cui la frustrazione per i mancati risultati potrebbe portare a rivoluzioni e rimescolamenti.

Analizzare la partita persa contro i volenterosi ragazzi di mister Utro, che finisce la gara con ben 7 under sul terreno di gioco, diventa esercizio di puro masochismo, visto che, comunque, preso atto del rigore non concesso per un pestone su Bonasera quando il risultato era sullo 0-0 e di un paio di offside millimetrici sbandierati dalla assistente numero 1, Stefania Genoveffa Signorelli, il Messina produce pochissimo in attacco e la responsabilità non può che essere del tecnico Karel Zeman (4), intestarditosi nel modulo 4-3-3 affidato a giocatori dalle caratteristiche non adeguate a questo credo calcistico e nel mettere in campo elementi come Sampietro e Buono, palesemente fuori dal contesto della serie D, nel senso negativo del termine. Se a questo si aggiunge che i classe 2001 acquistati nel mercato di riparazione, Puglisi e Licciardello, sono buoni solo per le partitelle del giovedì oppure restano infortunati, ecco che si arriva al paradosso della partita contro il Marina di Ragusa, in cui si mettono solo due 2001 a referto e, nei minuti finali, si ricorre ad un 3-4-3 senza né capo né coda, buttando solo palloni in avanti alla viva il parroco.

La  contestazione verso gli Sciotto non deve diventare un comodo alibi, perché i calciatori e lo staff tecnico non hanno alcuna scusante per prestazioni totalmente deficitarie sul piano del carattere e dell’orgoglio fatte da gente che ha, comunque, un discreto curriculum alle spalle, seppur in C e in D e che, sotto la guida di Zeman è precipitata alla media di 1,33 punti a partita, buona per galleggiare dentro la zona playout. Le valutazioni dei singoli risentono di tutto il contesto, ovviamente, partendo dal portiere Avella, non giudicabile, in quanto prende un gol su un lancio da fermo partito dalla tre quarti campo, leggibilissimo dalla difesa di una squadra allievi, e poi non viene mai impegnato.

La linea difensiva galleggia nella mediocrità perché perde la bussola a partire dal 71’, quando Bruno perde banalmente palla e poi recupera miracolosamente su Diop, fino al 73’, con la rete decisiva, preceduta dal palo di Baldeh. La disattenzione clamorosa di Emiliano, anticipato da Giuliano di testa, certifica che a Messina, anche giocatori di grande esperienza e capacità, come l’ex capitano del Gozzano, smarriscono le loro qualità non appena vestono la biancoscudata o respirano l’aria di Messina (vedi Esposito, autore di una doppietta con il Giugliano e di altre reti da quando è stato scaricato come un pensionato incapace dall’Acr). Tra i due laterali di difesa, De Meio si fa notare per un prodigioso recupero su Baldeh nel primo tempo, Fragapane per qualche timido tentativo di spinta sulla fascia di competenza e per uno stop velleitario sul fondo in fase offensiva, tentato negli ultimi minuti quando sarebbe stato più opportuno appoggiare di testa verso il centro.

Il centrocampo è il vero rebus irrisolto da Zeman, visto che Lavrendi viene impiegato in diversi ruoli, Sampietro è un ectoplasma e Buono non incide mai, mentre Cristiani si immalinconisce in panchina e Danza ha ballato per una sola partita, andando ai box al primo scatto.

Il vero paradosso, però, viene dall’attacco, che nella filosofia zemaniana dovrebbe essere esaltato, ma che, invece, diventa l’emblema della scarsa concretezza di questo Messina. Il tentativo di mettere in scena un terzetto rapido con Arcidiacono al centro del reparto avanzato produce un primo tempo senza una occasione degna di tal nome, vista anche la poca malizia di Cafarella mentre la ripresa, con l’ingresso di Rossetti, costringe Crucitti lontanissimo dall’area, con il Marina di Ragusa che ringrazia e porta a casa tre punti con il minimo sforzo. Manfrè, invece, fa troppa confusione, propizia il calcio di punizione da cui scaturisce il gol perdendo banalmente palla e l’occasione di una ripartenza potenzialmente pericolosa. Insufficienza per tutti e morale sotto i tacchi per una squadra che, adesso, dovrà attendere martedì per sapere come intende portare a termine la stagione il patron Pietro Sciotto. La posizione in classifica vede il Messina alla stessa distanza di 7 punti dai play off e dai play out, ma, a questo punto, quale sarà il destino di questa società? Ammesso che a qualcuno, in questa città interessi ancora saperlo.