Messina-Marsala, ancora la strada è lunga per diventare una squadra

Spicca la prestazione di Arcidiacono, trascinatore nella rimonta, ma pesa, nelle valutazioni complessive, il crollo fisico registrato nella ripresa
01.10.2018 09:30 di MNP Redazione Twitter:    Vedi letture
Messina-Marsala, ancora la strada è lunga per diventare una squadra

Era la terza partita di campionato ma aveva assunto già i toni della sfida senza appello, e, quindi, la vittoria contro il Marsala diventa di importanza essenziale per poter innestare la prima ed avviare i motori dell’Acr Messina edizione 2018-2019. Mister Infantino (voto 6) salva la panchina e deve ringraziare i suoi uomini per quei 20 minuti che vanno dal 16’ al 36’, in cui i biancoscudati ribaltano la gara dopo la rasoiata di Sekkoum. Resta, però, l’impressione di un gruppo che stenta a diventare squadra, soprattutto per una condizione fisica fortemente condizionata dal cambio tecnico dopo le settimane di ritiro alla Cittadella Universitaria sotto la guida di Peppe Raffaele. Il secondo tempo di grande sofferenza ha, come unico risvolto positivo, la grinta e un pizzico di fortuna ad impedire il clamoroso pareggio.

Protagonista del finale è il portiere Meo (6,5), genio e sregolatezza nell’arco degli oltre 100 minuti di un match interminabile, perché prende il gol sul tiro non irresistibile di Sekkoum e propizia la rete di Candiano con una improvvida uscita di pugno, ma diventa determinante sulle conclusioni ancora di Sekkoum e sul diagonale di Barraco, in pieno recupero, respinto di piede. Uno dei tormentoni di questo tribolato inizio di torneo è stato quello del modulo prediletto da Infantino, il 3-4-3, e proprio la trasmigrazione al 4-3-3 ha portato ad una difesa nuova di zecca, con l’esordio del classe 99 Dascoli e di Russo come laterali e la conferma della coppia centrale Porcaro-Cossentino.

Dascoli (5), sembra essere in debito di condizione e, soprattutto, poco sereno, sentendo forse il peso della tensione della prima prova in maglia biancoscudata. Leggermente meglio Russo (5,5), che tampona con l’esperienza, mentre Cossentino (5) propizia con una leggerezza in disimpegno la rete che sblocca il match, soffrendo la fisicità di Balistreri, così come Porcaro (5,5). Centrocampo a corrente alternata, che si illumina a giorno nella fase della rimonta veemente, facendo vedere buone trame di gioco, soprattutto per merito di uno straripante Bossa (6,5), autore di due assist e vicino alla soddisfazione personale, crollato nella ripresa e sostituito da un promettente Cimino (6 per la buona volontà). Genevier (6) esce dal torpore innaturale visto a Barcellona e riesce a trovare un po’ di spazio nella gabbia predisposta per lui da mister Chianetta, pur non incantando, ma inizia a rivestire i ruoli del capitano, non solo per la fascia ceduta a Gambino, mentre Biondi strappa la sufficienza solo per lo spirito di sacrificio in una posizione troppo di lotta e poco appariscente.

La vittoria viene grazie alle doti di trascinatore di Pietro Arcidiacono (7), migliore in campo per quello che è capace di mettere sul terreno di gioco fin quando la sua condizione precaria glielo permette. Dopo lo svantaggio, ingaggia una lotta personale con tutti gli avversari, segna il pareggio con destrezza e freddezza, becca un giallo per una simulazione quasi comica nata dalla troppa frenesia, suggella la doppietta con uno scatto bruciante e un colpo di fortuna nel rimpallo con il portiere in uscita. Nota di merito anche per Salvo Cocimano (6,5), tenace e preciso nel diagonale del 2-1 e poi molto attento nel non squilibrare la squadra soprattutto durante la ripresa, quando la sofferenza ha raggiunto il massimo livello. Resta un oggetto misterioso Gambino (4,5) , macchinoso nei movimenti, recordman di fuorigioco in una sola partita e pericoloso solo in chiusura di primo tempo con un colpo di testa impreciso di poco. La mancanza di alternative nel ruolo deve essere uno stimolo per l’attaccante affinché riesca a trovare la continuità e, soprattutto l’autostima, doti indispensabili per poter essere davvero utile alla causa.

I subentrati, ad esclusione del già citato Cimino, non raggiungono un minutaggio sufficiente per una valutazione e, quindi, ci sarà, nel prossimo futuro, una occasione migliore per Traditi e Carini, mandati in campo nel momento più difficile della partita.

La chiusura spetta a quei poco più di 600 irriducibili innamorati della casacca biancoscudata presenti al “S.Filippo” nonostante l’amarezza per la sconfitta del “D’Alcontres”. Il loro applauso a fine gara viene restituito dai calciatori in campo, con la speranza che non ci voglia molto tempo per potere finalmente affermare che questo Messina sia in grado di diventare, davvero, una squadra capace di occupare l’alta classifica.