Messina nella casa degli spettri: il peggio deve ancora venire

L'orrenda prova di Marsala apre scenari imprevisti a una squadra più vicina ai playout che ai playoff, ora penultima quanto a punti conquistati nel 2020
10.02.2020 08:34 di Gregorio Parisi Twitter:    Vedi letture
Messina nella casa degli spettri: il peggio deve ancora venire

Quindicesimo posto, che poi sarebbe diciassettesimo, in soldoni penultimo: il Messina nel 2020 ha messo insieme la miseria di quattro punti, appena uno in più della Palmese che fa anche da fanalino di coda della classifica generale. La sconfitta di Marsala dovrebbe preoccupare non solo una dirigenza che non fa avere notizie da giorni, ma anche una piazza che non è pronta a sentirsi raccontare un'altra salvezza conquistata all'ultima giornata, come l'anno scorso quando, almeno, la finale di Coppa Italia contribuiva a dare un barlume di dignità a una stagione pessima.

Non si pensi che l'1-0 lilibetano firmato Maiorano nasca solo dalle stanze dei bottoni peloritane, perché in campo ci vanno i calciatori, scelti o confermati da un mister che sembra non sapere più cosa fare: senza Crucitti il Messina perde anche quello spiraglio di inventiva che aveva portato a tutti i gol dal 15 dicembre in poi—data, quella, dell'ultima gara in cui ha segnato un biancoscudato diverso dal capitano. E non è un caso che quello in programma allo Scoglio fosse l'incontro con una Palmese che, da allora, ha subito tredici reti.

A Marsala Zeman cambia qualche uomo rispetto alla sciagurata sconfitta interna con il Marina di Ragusa, ma è l'impatto mentale, ancora una volta, a essere disarmante: dalla primissima fase di studio in poi il Messina non riesce a costruire se non sporadicamente, quando si accende Arcidiacono. Dietro la squadra balla, complice una fase difensiva che sembra improvvisata, con il Marsala (media punti casalinga prima di ieri 1,2) che seppur con tutti i propri limiti banchetta: Maiorano porta a scuola De Meio, in mezzo Bruno ed Emiliano soffrono la mancanza di uno schermo a centrocampo, i reparti sono disuniti e questo porta a uno smodato uso di lanci lunghi che, però, non conducono praticamente a nulla. Si accomodano in panchina dal primo minuto Sampietro, simbolo del fallimento tecnico di questo Sciotto ter, e Buono, ma la luce non si accende neanche quando entra Danza nella ripresa. La squadra si intestardisce nel mettere in mezzo cross e corner senza mai però sfiorare un pallone, nelle rare occasioni potenziali, poi, non c'è stata concretezza.

Inutile commentare il singolo match, anche perché guardare una partita del Messina diventa esercizio difficile in virtù di una classifica che adesso vede i biancoscudati più vicini ai playout che ai playoff. Situazione, questa, davvero allarmante: questa squadra ha mostrato dei limiti mentali, ancor prima che tecnici, per tutta la stagione. Non è mai riuscita a fare il salto di qualità quando avrebbe potuto e adesso essere costretta a vincere per allontanare gli spettri non rappresenta certo una passeggiata. Con le dovute proporzioni, la stagione rischia di prendere la piega del secondo anno di Grassadonia, quando una squadra giovane aveva figurato discretamente nella primissima parte di stagione, per poi giocare un girone di ritorno fermatosi praticamente a fine gennaio, il giorno della vittoria nel derby contro la Reggina.

Questa squadra, questo allenatore e questa società (che, dopo l'annuncio di qualche settimana fa, non ha ancora comunicato il nuovo organigramma) sono pronti per un finale di stagione in cui ogni centimetro vale la vita sportiva? In cui la lotta, anziché per il primo posto come auspicato a inizio stagione, sarà per mantenere una triste e grigia serie D? E, soprattutto: è giusto che chi, anche ieri, era a Marsala a subire l'ennesima umiliazione sportiva debba abbassare così tanto le proprie aspettative nell'arco di soli pochi mesi? Le risposte sono fin troppo semplici, il problema è che non dipendono da noi.