Messina-Portici, una lenta agonia per pochi intimi

Il Messina bissa la figuraccia di mercoledì contro il Cdm, concede al Portici la seconda vittoria al "S.Filippo" e, adesso, la crisi di risultati e di credibilità diventa cronica
19.11.2018 09:30 di Davide Mangiapane Twitter:    Vedi letture
Messina-Portici, una lenta agonia per pochi intimi

Il calcio, per gli appassionati, è metafora della vita, fenomeno sociale, oltre che attività sportiva o rappresentazione dei conflitti umani in scala ridotta o controllata, ma ha delle regole semplici, e ogni partita prende uno sviluppo determinato, solo in minima parte, dal caso. Assistere alla gara del “S.Filippo” di ieri, per i pochissimi tifosi e i cosiddetti “addetti ai lavori” presenti, è stato un impegno a metà tra l’esperienza zen e il masochismo più sfrenato, visto lo scempio perpetrato dai protagonisti in maglia giallorossa, capaci di togliere ogni più piccolo briciolo di dignità a una tradizione già violentata ripetutamente nell’ultimo decennio.

Il ritorno sugli spalti del presidente Sciotto, dopo la vacanza africana, ha coinciso con il punto più basso della sua parabola alla guida del Messina, almeno dal punto di vista del rendimento sul terreno di gioco, e non basta prendersela con la cattiva sorte o con le “influenze negative” dei messinesi nei confronti della sua creatura, come traspariva dagli sfoghi dell’imprenditore di Gualtieri Sicaminò, percepiti in tribuna stampa mentre passeggiava nervosamente, nei minuti precedenti la sua fuga “diplomatica”, poco prima del triplice fischio.

A questo punto, per il suo equilibrio personale e finanziario, sarebbe il caso che Sciotto decida al più presto se continuare, con presunzione e testardaggine, a coltivare il sogno di essere presidente del Messina o se, invece, non sia il caso di valutare un abbandono che, almeno, salvaguarderebbe il titolo sportivo e darebbe valore alla buona fede con la quale, quindici mesi or sono, fu l’unico a rispondere positivamente al bando del Comune per accedere alla wild card concessa dalla FIGC alle piazze di maggiore tradizione calcistica nel nostro Paese. Solo così, il patron dell’Acr richiamerebbe tutta la città alle proprie responsabilità e si vedrebbe se esiste davvero chi possiede cuore, portafogli, attributi e capacità per portare avanti un progetto sportivo credibile puntando sulla tanto bistrattata e vilipesa maglia biancoscudata. Non è cercando un capro espiatorio diverso ogni due-tre anni che si riuscirà a riavvicinare i tifosi messinesi alla loro squadra del cuore, ma ci rendiamo conto che, nella nostra realtà, è molto più semplice sparlare o distruggere qualcuno, invece di individuare soluzioni e percorsi comuni.

La sconfitta contro il Portici, seguita a quella con il Città di Messina, apre, quindi, scenari che potrebbero anche rendere vacue le continue e pressanti richieste di mister Biagioni per ottenere rinforzi cospicui a partire dal 27 novembre, data di inizio del cosiddetto mercato di riparazione. Il tecnico romano (voto 5) dimostra di avere smarrito quel minimo di linee guida abbozzate durante le prove contro Turris, Locri e Gela, non riesce a conferire lo giusto spirito ai propri uomini e la convinzione indispensabile per riuscire a rimontare il punteggio con una intera frazione di gioco a disposizione, non sfrutta le alternative presenti in panchina e, nel dopo gara, resta a metà del guado riconoscendo l’impegno dei suoi uomini ma conferendo loro l’alibi ingiustificabile della sfortuna.

Le valutazioni dei quattordici calciatori impiegati da Biagioni risentono, ovviamente del risultato, anche se qualche lieve nota positiva viene dal portiere Ragone (voto 6,5), bravo ad evitare un passivo più pesante, dal diciottenne svedese Lundqvist (6), protagonista di un avvio molto promettente, sporcato dalla incertezza che apre la strada al gol decisivo e da qualche passaggio a vuoto nella confusa parte finale del match, quando, probabilmente, si sarà sentito spaesato in un contesto così lontano dai settori giovanili del suo paese di origine. Un altro elemento che dimostra grandi potenzialità inespresse è Rabbeni (5), ma ciò non fa altro che aumentare la rabbia per un rendimento troppo discontinuo, così come Petrilli (5), molto attivo fino al rigore sbagliato in maniera banale (una botta troppo centrale, deviata da Marone con un pizzico di buona sorte). Anche Carini (6), subentrato al 64’ a uno spento e sfiduciato Biondi (4,5), fa vedere, con il palo colto dopo 5’ dal suo ingresso sul terreno di gioco, che meriterebbe più spazio in una rosa così poco dotata di cattiveria agonistica. Le insufficienze, invece, colpiscono duramente gli altri fantasmi in maglia giallorossa, impiegati da Biagioni.

Tra i difensori, Ibojo (5) appare, usando un eufemismo, poco dinamico, mentre Russo (5,5) è molto più attivo in fase offensiva, ma quello che fornisce l’ennesima prestazione sconcertante è Porcaro (4), l’anno scorso oggetto del desiderio di Sciotto, titolare inamovibile nel Rende dei miracoli e adesso trasformato in un irritante e presuntuoso giocatore che colleziona figuracce contro avversari di belle speranze. Continuando nella lista delle insufficienze, ecco Bossa (5) deludente nel ruolo di metronomo del gioco peloritano, Traditi, patetico nel tentativo di colpo di tacco alla Balbo con cui grazia il portiere avversario, ma da “premiare” con un 5 per l’impegno che ci mette, pur consapevole dei propri limiti.

Dulcis in fundo, si fa per dire, “Lazzaro” Gambino (4,5), che, in attesa dell’intervento divino, riesce a farsi maltrattare dai difensori avversari e da Ibojo, improvvido quando gli ruba il pallone al momento del tiro a botta sicura, inducendo l’arbitro a fischiare il nettissimo offside del difensore umbro di origini nigeriane. Senza voto restano sia Cimino che Dascoli, due tra i primi acquisti della breve era Infantino, in campo nel quarto d’ora finale in cui il Portici va più vicino del Messina alla possibilità di segnare un gol.

Piccola annotazione statistica e avviso ai naviganti in chiusura di questo approfondimento-sfogo: dopo dieci partite giocate, il Messina ha due punti in più della passata stagione, mentre i tecnici fino ad oggi in panchina nel 2018-2019 hanno contribuito in modo equanime alla dotazione in classifica di 8 punti.

Restano 24 turni, nulla potrebbe essere perduto, se solo ci fosse qualcuno realmente interessato ad evitare il naufragio e capace di rimettere la barca sulla giusta rotta.