Messina-Rotonda, quando il risultato è lo specchio di tempi

Uno 0-0 scialbo, con pochissimi sussulti, in cui i due portieri non vengono impegnati, chiuso con i fischi dei pochissimi tifosi presenti e animato solo dallo sfogo di un piccato Oberdan Biagioni
24.12.2018 09:30 di Davide Mangiapane Twitter:   articolo letto 863 volte
Messina-Rotonda, quando il risultato è lo specchio di tempi

L’ennesima occasione sprecata per il Messina che non riesce a battere il Rotonda, chiude un girone di andata deficitario con solo 4 vittorie, 5 pareggi e 8 sconfitte per un sedicesimo posto mortificante, con tre punti in meno rispetto alla scorsa stagione, bilancio totalmente opposto rispetto a ciò che Pietro Sciotto sperava quando decise di imbarcarsi in questa avventura sportiva.

Difficile, se non impossibile, prevedere quale sarà il futuro di questa Acr, ma basta soffermarsi sull’atmosfera che circonda questa esperienza per comprendere quanto sia indispensabile trovare al più presto una soluzione adatta a scuotere l’apatia e l’indifferenza della città verso il calcio. Uno stadio vuoto, popolato da poche centinaia di appassionati nemmeno troppo interessati a ciò che avviene su un terreno di gioco ridotto a una palude, dopo partita dimessi, animati solo da sfoghi di cui si percepisce a stento il significato, emblema di una realtà che non si scrolla di dosso comportamenti negativi reiterati ormai stratificatisi nel corso dell’ultimo decennio.

Oberdan Biagioni (voto 5) sbandiera in sala stampa la propria quarantennale esperienza calcistica, per far capire di avere le spalle larghe adatte a sopportare anche i fischi di qualche decina di tifosi presenti in Curva Sud dietro lo striscione “Solo per la maglia”, stracciato dopo lo scialbo 0-0 di ieri pomeriggio. Dodici partite disputate sotto la sua guida, mentre la rosa a disposizione del tecnico romano cambiava quasi totalmente, hanno "fruttato" 13 punti, e l’auspicio espresso da mister Biagioni di “cogliere qualche vittoria” nel 2019 oscilla tra il sano realismo e l’ammissione di correità nell’aver accettato una situazione precaria almeno sul piano della credibilità del progetto sportivo. Contro il Rotonda non è bastata l’applicazione dei protagonisti e la ritrovata solidità difensiva (solo un gol preso nelle ultime 5 partite, in modo rocambolesco a S.Cataldo), anche perché sul pantano del “S.Filippo” sarebbe servito un episodio fortunato oppure avere attaccanti centrali di stazza fisica più adatta rispetto a quelli attualmente in organico. Il ritorno di Meo tra i pali coincide con un pomeriggio di assoluto riposo per il portiere messinese classe 2000, mentre la conferma di Sambinha (7) come pilastro difensivo e unico destinatario di applausi da parte della Curva Sud, rappresenta forse l’unica positiva del pomeriggio pre natalizio. I due compagni di reparto del portoghese dimostrano di essere sulla buona strada e, quindi, sia Ferrante che Zappalà meritano un 6 pieno.

L’assenza per infortunio di Barbera costringe Biagioni a rivedere gli esterni, piazzando Janse (6) inizialmente a sinistra e Selvaggio (6) a destra, con quest’ultimo che dimostra buona gamba e discreta personalità nel primo tempo, per poi essere sostituito in avvio di ripresa, quando l’olandese prende il suo posto in campo, calando, come di consueto, alla distanza, e, sulla fascia mancina, si colloca Catalano (6), bravo in alcune giocate classiche del suo repertorio (convergere sul piede destro per il cross dal vertice dell’area avversaria), ma impreciso quando si tratta di cercare il fondo e utilizzare il mancino. I due interni di centrocampo giocano troppo a corrente alternata, perché Biondi appare disordinato e Amadio scompare letteralmente nella ripresa, e, quindi, entrambi non raggiungono la sufficienza. Genevier (5,5) prova a prendere in mano la squadra, difettando in precisione sia in fase di costruzione che nei pochi tentativi di conclusione a rete.

Il reparto avanzato delude per ragioni diverse, visto che Tedesco (5) appare evanescente e Arcidiacono (5) è ancora una volta inutilmente nervoso, ma soprattutto si intestardisce in scelte errate al momento decisivo, nelle poche situazioni in cui riesce a trovare spazio in area. Menzione speciale alla pazienza per il giovane Aldovrandi, pronto ad entrare in campo nei minuti finali, ma poi dimenticato dopo l’ingresso di Cocimano all’87’, con l’ex acese protagonista solo di un paio di spunti nel confuso forcing prima del triplice fischio.

Confusione che ancora sembra regnare, dietro l’apparente calma con cui lo staff dirigenziale prova a portare avanti la stagione nell’indifferenza generale della città (ormai acclarata), ma anche dello zoccolo duro di tifosi sempre presenti in qualunque categoria o situazione. Tanti auguri a tutti loro, con l'auspicio che questo 2019 porti almeno la speranza che le cose possano, finalmente, cambiare in meglio e la tanto amata maglia biancoscudata possa riacquistare almeno la serenità, prima dell'antico prestigio.