Messina-Sancataldese, tanti punti interrogativi prima del sipario finale

L'ennesima brutta figura di un progetto fallimentare non deve distogliere dal quadro generale, ben lontano da quel calcio appartenuto alle generazioni passate, ma difficilissimo da riconquistare
29.04.2019 17:50 di Davide Mangiapane Twitter:    Vedi letture
Messina-Sancataldese, tanti punti interrogativi prima del sipario finale

"Se qualcosa può andar male, andrà male". La frase attribuita ad Edward Aloysius Murphy è diventata legge nell'immaginario collettivo, ma siamo sicuri che l'ingegnere statunitense non avesse origini messinesi e che qualcuno dei suoi parenti di sangue siciliano non si sia dedicato al calcio? L'interrogativo inquietante potrebbe assumere i tratti dell'inchiesta nell'albero genealogico della famiglia Sciotto, giusto per restare agli ultimi destinatari del ruolo, ormai divenuto fisso nell'ultimo decennio, di capro espiatorio ricoperto dai presidenti succeduti alla guida della maggiore squadra cittadina, forse quale imperitura condanna per le pene commesse, nella propria vita attuale o in quelle precedenti, dai tifosi biancoscudati. La Sancataldese veste i panni del "nuovo Melfi" e, come i gialloverdi ai tempi del Messina di Lo Monaco o di Proto, inguaia la società guidata dal presidente-manager Paolo Sciotto, costringendola ad un ultimo turno di campionato da disputare sul campo del già retrocesso Rotonda per ottenere la vittoria, unico antidoto alla micidiale trappola dei playout.

Senza stare dietro ai rumours provenienti da uno spogliatoio simile ad una casa di vetro con parecchia tolleranza, occorre avere ben chiaro lo scenario che si aprirebbe in caso di condanna agli spareggi post season di entrambe le squadre cittadine. Sarebbe la certificazione definitiva che Messina non sia in grado, allo stato attuale, di produrre calcio oltre una stentata salvezza in serie D, con la possibilità, in caso di debacle ai playout, di avere l'onore di ottenere dalla Lega Dilettanti Siciliana un girone di Eccellenza interamente dedicato alle squadre della nostra provincia, magari assegnando anche uno scudetto, rigorosamente giallorosso, vincolando l'eventuale promozione in serie D ad un serio esame da parte di una commissione composta dall'elite dell'intellighenzia pallonara peloritana, quella sempre pronta a vantare le proprie enormi capacità imprenditoriali, ma altrettanto incapace di trovare il portafogli perfino quando si tratta di pagare il biglietto allo stadio, figuriamoci per portare avanti un progetto serio mirato a vincere campionati e riavvicinare il pubblico al Messina.

Ovviamente, tutto il torneo sarebbe disputato all'interno del fantasmagorico impianto "S.Filippo", dotato di ogni comfort dalla multinazionale che se ne aggiudicherà la gestione trentennale, e, in tal modo, con il cospicuo movimento di sponsor generato dalla sapiente campagna di comunicazione affidato ad un trust di cervelli rigorosamente messinesi purosangue e grazie alla presenza continua di una media di 15/20.000 spettatori a partita, si produrrebbe un indotto capace di rilanciare la nostra città sul piano economico, creando un modello riproducibile in tutto il pianeta.

Fuor di metafora, esiste realmente la possibilità che questa città riesca di nuovo a vedere calcio a certi livelli, oppure ci si deve rassegnare ad aspettare soluzioni mirabolanti dall'esterno, e, intanto, accontentarsi di crescere ragazzi in settori giovanili costruiti con criterio da realtà altamente meritorie come il Città di Messina oppure il Camaro, per poi essere la fortuna di società vicine o lontane?

Crediamo che si sia oltrepassato il limite di sopportazione nell'assistere a questo interminabile minuetto in cui spesso vediamo alternare i medesimi protagonisti, intenti a tessere strategie complicate quanto inutili, restando a galleggiare nella più completa mediocrità.

Al tecnico Infantino, allo staff dirigenziale ricostruito per l'ennesima volta in queste due stagioni schizofreniche, ai calciatori superstiti dopo epurazioni, squalifiche, epiche privazioni di acqua e di cibo, viaggi sfiancanti e tantissime chiacchiere, risparmiamo le valutazioni sulla gara con la Sancataldese e chiediamo solo un ultimo sforzo al "Vulcano" di Castelluccio Inferiore domenica prossima, per evitare ulteriori umiliazioni a quei tifosi ancora rimasti al loro fianco e, soprattutto, per mettere a tacere le voci su disimpegno più o meno consapevole.

Al Consiglio di Amministrazione dell'Acr Messina, invece, una preghiera: fate il vostro dovere e chiudete con un minimo di dignità questa interminabile e dimenticabile stagione agonistica.