Messina-Troina: a caduta libera, in cerca di uno schianto

Una partita orrenda, culminata in un pareggio che consegna all'Acr il penultimo posto, una rivoluzione con tante incognite e la solita impressione di navigare a vista, senza intravvedere l'approdo
03.12.2018 09:30 di Davide Mangiapane Twitter:   articolo letto 710 volte
Messina-Troina: a caduta libera, in cerca di uno schianto

Il penultimo posto in classifica, gli spalti del “San Filippo” deserti, i cori dei tifosi presenti fuori dallo Stadio, l’istantanea del presidente con le mani tra i capelli accasciato su un banchetto in tribuna stampa, poco prima di andare via a 20’ dalla fine, l’atmosfera dimessa nella zona riservata alle interviste del dopo gara, con le dichiarazioni di circostanza da parte del mister Biagioni, registrate in un file audio di poco più di 4 minuti, i giocatori che attraversano la hall, alcuni con destinazione le camere della foresteria, altri pronti a lasciare Messina definitivamente.

Le immagini di questo Messina-Troina sono pennellate di un quadro sconsolante, l’ennesima conferma che anche questo campionato 2018-2019 non condurrà fuori dall’interminabile tunnel in cui si è cacciato il calcio nella nostra città. Il confronto con i rossoblù ennesi si conclude con il medesimo punteggio dell’anno passato, ma, allora, l’Acr di Modica diede forse la prima prova di un progetto tecnico miracolosamente assemblato ma con la capacità di mostrare calcio di ottimo livello rispetto alla categoria, mentre adesso si assiste a una serie di recite senza né capo né coda, all’interno di un contesto in cui vi è la totale assenza di prospettive. Un ds e un allenatore giunti in riva allo Stretto ormai da 46 giorni, nel corso dei quali hanno continuamente ripetuto il mantra della necessità di rivoltare completamente la rosa costruita durante il mercato estivo da altri responsabili, senza, nel frattempo, dare un minimo di identità alla squadra che, comunque, doveva disputare il torneo nel quale era iscritta. Nessuno schema, nessuna linea di gioco, 7 gare sotto la gestione Biagioni in cui, anziché migliorare, si è assistito ad un declino sul piano delle prestazioni, dei risultati e perfino della tenuta fisico-atletica, oltre che mentale.

Nel match con il Troina Biagioni (voto 4) tocca il fondo, affidandosi allo schema unico del lancio lungo verso tre attaccanti totalmente slegati dal resto dei compagni, capaci soltanto di qualche sporadica giocata singola.

La linea difensiva è un ibrido tra i presunti rinforzi più recenti (Ibojo, poi sostituito da Zappalà, bravo a non sfigurare fisicamente sul terreno pesante), gli acquisti della prima ora “marchiati Raffaele” (Sarcone e Porcaro) e quelli della seconda ondata gestita dalla coppia Infantino-Polenta (Dascoli, a sinistra nei 50’ in cui resta in campo per poi lasciare spazio all’alieno scandinavo Lundqvist, proiettato, non si sa grazie a chi, dalla Svezia al fango della serie D italiana per una di quelle misteriose alchimie del calciomercato moderno). Si assiste anche al paradosso dei fischi dedicati, per tutta la ripresa e perfino dopo il gol segnato, a Porcaro dalle poche decine di spettatori sistemati in Curva Sud.

Impalpabili Traditi e Bossa a centrocampo, sia in fase di interdizione che in quella propositiva, vista l’assoluta incapacità ad indovinare un passaggio da parte dell’ex promessa di origini romane e la cronica difficoltà ad imporsi del messinese. Genevier sembra l’unico in grado di abbozzare qualche giocata degna di questo nome e, finalmente, non perde la testa alle prime difficoltà che avversari, modesti ma ordinati, gli presentano.

Mister Biagioni mette poi in campo tutta la sua “batteria” di attaccanti, provando a sollecitare i due elementi più vivi, o, per meglio dire, meno cadaverici, ovvero Arcidiacono e Petrilli, che, non a caso, confezionano l’unico lampo biancoscudato durante i 96’ in cui si dipana il match, quello da cui scaturisce il gol dell’1-0. Il resto della pattuglia offensiva (in tutti i sensi) sfoderata dal tecnico peloritano è rappresentata dal solito abulico Gambino, da un fumoso e inconcludente Rabbeni e dal fantomatico Cocimano, anonimo nei 15 minuti finali del match in cui viene gettato nella mischia.

L’inizio della settimana vedrà, molto probabilmente, l’addio di qualche elemento partito con le stimmate del titolare inamovibile e finito per diventare un peso, e l’arrivo di altri calciatori, su cui non è detto che si possa parlare di certezze dal punto di vista del rendimento o del curriculum.

Sarebbe il caso che il Presidente Sciotto faccia un reale esame di coscienza e prenda, per la prima volta da quando si è assunto l’onere di costituire questa Associazione Calcio Rilancio, delle decisioni seguendo una linea univoca e non pensando solo all’immediato, magari ricorrendo ai consigli estemporanei di uno dei suoi numerosi consiglieri e consigliori di vario spessore e serietà. Logica vorrebbe che, per non rendere davvero inutili gli investimenti passati e presenti, si programmi una seconda parte di stagione pensando anche a quella futura, senza lasciarsi influenzare dagli umori, personali ed esterni, legati al momento. Purtroppo, resta forte l’impressione che si continui a navigare a vista, con una proprietà che vorrebbe riscattare il proprio buon nome messo a repentaglio da una avventura sportiva fin qui disastrosa, e, quindi, spinta dalla continua emergenza, si sente costretta a  cambiare ds, allenatori e giocatori senza soluzione di continuità. Ma, continuando di questo passo, le umiliazioni sul terreno di gioco potrebbero non essere finite, ed il naufragio di questa esperienza diventerebbe la prospettiva più probabile. L’ennesimo in una città che sembra avere addosso, anche nel calcio, una maledizione difficile da sfatare.