Messina: un punto tiene lontani gli incubi e lascia i sogni nel cassetto

Serviva la vittoria per alimentare il sogno di raggiungere i playoff, ma l'errore di Marzullo non schioda il 2-2, mantenuto grazie anche a una prodezza di Meo
25.03.2019 10:02 di Davide Mangiapane Twitter:    Vedi letture
Messina: un punto tiene lontani gli incubi e lascia i sogni nel cassetto

Una partita sporca, costellata da numerosi scontri di gioco, in cui le due squadre si sono fronteggiate a viso aperto, cercando sempre la vittoria, e, quindi, il 2-2 finale rispecchia i valori espressi in campo. Potrebbero apparire eccessivi, i commenti negativi di molti tifosi biancoscudati soprattutto sui social network, ma, invece, rispecchiano fedelmente l'andamento dell'ennesima stagione a tinte grigie per il calcio messinese.

Gli uomini di Biagioni, considerando l'esito ancora sub iudice del match con il Città di Messina, potrebbero trovarsi, con i due punti in più assegnati a tavolino, a quota 35, ben 5 lunghezze sopra la zona playout e con il quinto posto distanziato di 6 punti e, quindi, facendo un confronto con l'anno passato, potrebbero, teoricamente, ancora porsi l'obiettivo playoff, accantonato, nella stagione 2017-2018, già due mesi prima della fine. Merito, se così si può dire, di una edizione della serie D non proprio esaltante, in cui non sembra esserci la corsa all'ultimo sangue per occupare la griglia che consente di aspirare ad un eventuale ripescaggio, almeno nel girone I. Il ripescaggio, tra l'altro, non è proprio una questione scontata a favore del Messina, almeno con l'attuale limbo societario e in assenza di alternative credibili, ma soprattutto concrete, ammesso che si riesca a centrare un filotto di vittorie nelle ultime 6 gare.

Spostando lo sguardo sugli altri raggruppamenti, infatti, non tutte le cosiddette nobili decadute sono riuscite a centrare l'obiettivo di raggiungere il primo posto. Una tra Mantova e Como (girone B), si dovrà accontentare della seconda piazza, Modena e Reggio Audace sono distanziate almeno sei punti dalla capolista Pergolettese, l'Avellino si trova a meno 10 dal Lanusei lanciato verso la C e, infine, il Taranto sembra avere alzato bandiera bianca contro quel Picerno strapazzato in Coppa Italia dal Messina qualche settimana fa. Occorrerebbe, quindi, verificare quale sarà la situazione societaria di tutte queste compagini a campionato finito, ma, soprattutto, sarebbe indispensabile comprendere quale sarà il futuro immediato dell'Acr, senza legarsi a progetti faraonici o soluzioni salvifiche dell'ultima ora.

Su questo fronte, però, sembra essere calato il silenzio e, solo le prossime settimane chiariranno se si tratta di una riservatezza foriera di buone nuove in casa biancoscudata. Intanto, prosegue il ruolino di marcia positivo della "reggenza Sciotto jr", con 16 (o 18) punti conquistati negli undici turni del girone di ritorno e l'obiettivo di fare il massimo nelle tre gare restanti al "S.Filippo (contro Palmese, Nocerina e Sancataldese) e nelle trasferte di Troina, Roccella e Rotonda, con il jolly della semifinale di ritorno con il Real Giulianova di mercoledì 3 aprile, per provare a portare a casa la Coppa Italia nella finale di Firenze a metà maggio.

Le valutazioni sulla gara di Portici passano, quindi, in secondo piano, anche se occorre sottolineare la buona predisposizione complessiva del gruppo (voto 6,5 a Biagioni, nell'occasione sostituito dal secondo La Spada per la squalifica), gli interventi di spessore di Meo (6,5) nella ripresa, a compensare l'incertezza palesata sul primo gol di Improta, l'essenzialità e l'estro della giocata di Catalano (6), finalizzata con rapidità e freddezza da Arcidiacono (6,5) in occasione del 2-2 ed il carattere di tutti gli elementi chiamati in campo per portare a casa il risultato pieno. Le note negative vengono dall'eccessiva passività della linea difensiva sul 2-1 e dal poco cinismo davanti alla porta dimostrato da Arcidiacono, Cocimano (5,5) e, soprattutto, Marzullo (5), sciagurato nel non avere la freddezza di alzare la testa all'88' ed incrociare il pallone nei tre quarti di porta lasciati liberi da Marone, invece di ciabattare un tiro a giro tra le bracia dell'estremo difensore campano, mentre tutta la panchina del Portici era con le mani nei capelli per la sconfitta praticamente certa, a quel punto del match.

Resta, comunque, l'impressione di una squadra ancora viva e motivata, che potrebbe, comunque, ancora dare un senso alla stagione, nell'attesa che, si spera presto, le prospettive cambino e si torni a programmare in grande, anche a Messina.