Oltre Castrovillari, indispensabile allungare lo sguardo e aprire le menti

A dieci turni dalla conclusione del torneo di serie D, servirebbe comprendere quali scenari si prospettano per il calcio messinese, superando contrapposizioni e frustrazioni
18.02.2019 11:04 di Davide Mangiapane Twitter:   articolo letto 601 volte
Oltre Castrovillari, indispensabile allungare lo sguardo e aprire le menti

Considerando le premesse, il punto raccolto dal Messina al "Mimmo Rende" di Castrovillari può essere accolto in modo positivo, nell'ottica di una salvezza tutta da conquistare a dieci turni dalla fine del campionato, con la prospettiva, tutt'altro che esaltante, di una lotta fratricida all'ultimo sangue con il Città di Messina, distante solo due punti, visto che Palmese, Troina e Nocerina si trovano in posizione tranquilla a ben 7 lunghezze, difficilmente colmabili, a meno di clamorosi crolli nel rettilineo finale.

La valutazione del gruppo di uomini impiegati da mister Biagioni risente di tanti condizionamenti, a partire dai circa 700 motivi che hanno determinato la partenza della comitiva biancoscudata all'alba di domenica, ma, assegnato a tutti un sei politico in attesa di vedere cosa ci riserverà la settimana appena iniziata, sicuramente densa di scadenze e ulteriori tensioni, sembra il caso di dare un primo sguardo al panorama complessivo del calcio cittadino di serie D, cercando di cogliere qualche spiraglio futuro.  

L'Acr avrà a disposizione 5 turni casalinghi (contro Locri, CdM, Palmese, Nocerina e Sancataldese) e altrettanti in trasferta (a Gela, Portici, Troina, Roccella e, su campo neutro, col Rotonda), e, solo attraverso una serie di vittorie abbastanza cospicua, potrebbe aspirare a evitare la lotteria dei playout.

Situazione analoga per i "citizens" peloritani che, pur avendo due punti in più, dovranno affrontare, al "Despar", Bari, Marsala, Acireale, Locri e Castrovillari, viaggiando sui campi di Rotonda, Acr, Cittanovese, Turris e Gela, tutti impegni sulla carta difficili, in cui, però, giocheranno un ruolo fondamentale le cosiddette "motivazioni" di fine stagione, visto che si tratta di squadre non tutte tese a dare il massimo per un traguardo effimero come i play-off, specialmente quelle non in grado di affrontare lo sforzo finanziario di un ripescaggio tra i professionisti.  

Ma quali sono le motivazioni (rigorosamente senza virgolette) delle due squadre cittadine di serie D, espressioni di una piazza teoricamente di passaggio nella quarta serie nazionale, e che, invece, rischia di non riuscire a essere presente nemmeno in questa categoria, nella stagione 2019-2020?

La società creata da Pietro Sciotto a fine luglio 2017 per rispondere al bando pubblicato dal Comune con l'intento di sfruttare la wild card concessa dal regolamento Figc per le città con una nobile tradizione calcistica e partecipare alla serie D, vive una situazione da "separati in casa" con coloro i quali ancora si ostinano ad appassionarsi di calcio locale sulla sponda siciliana dello Stretto. Passi avanti e indietro della proprietà delineano una coreografia surreale, mentre fantomatiche cordate popolano le narrazioni che si inseguono nei meandri del web, rispondendo a logiche da social network, abbastanza distanti dalla realtà.

I "moschettieri" del Città di Messina mantengono, invece, un profilo basso, pensando a portare a casa la salvezza, valorizzando un progetto che vede in primo piano l'attività giovanile, sia come mezzo per sostenere la società, che nella sua funzione sociale. La domenica appena trascorsa, a questo proposito, sembra quasi essere una istantanea del momento molto promettente per il calcio giovanile messinese, con una giornata in cui l'impianto di Bisconte ha visto sostanziale parità ai massimi livelli di categoria tra i padroni di casa del Camaro e i giallorossi del presidente Lo Re, diventando la vetrina di qualche piccolo talento, ma soprattutto di una filosofia di gestione che accomuna neroverdi e giallorossi, al di là della sana rivalità o della competizione.

In tempi di latitanza del calcio di vertice da Messina, guardare al grande lavoro fatto dalle dirigenze di Camaro e CdM, badando a far fruttare al massimo le risorse limitate, puntando al futuro, dovrebbe fare riflettere coloro i quali non si mettono in gioco in prima persona, ma invece continuano a discutere dei massimi sistemi, senza mai buttare il cuore oltre l'ostacolo e, soprattutto, tenendo ben custodito in tasca il portafoglio.

Sullo sfondo, intanto, si staglia lo scenario del mitico bando per la gestione pluriennale degli stadi "Franco Scoglio" e "Celeste", evocato dai proclami di amministratori locali più o meno abili nell'arte del post su Facebook, invocato da tifosi difficilmente identificabili o da mitici personaggi da tastiera, mentre ci si augura che qualcuno, nelle stanze di Palazzo Zanca, sia davvero al lavoro per studiare le soluzioni già adottate nel nostro Paese, vestendosi di umiltà ed evitando le classiche soluzioni furbe in salsa peloritana, più volte dimostratesi efficacissime nel mantenere tutto immobile e incancrenire, anziché risolvere, i problemi. A tal proposito, una occhiata ai siti dei comuni di Udine o Cremona potrebbe essere di aiuto, così come il monitoraggio dei bandi per usufruire dei finanziamenti mirati a ristrutturare gli impianti sportivi.
Infine, se davvero si vuole provare a costruire un Messina forte, in grado di risalire la china e consolidarsi in quella serie B che dovrebbe essere l'ambito naturale per le antiche tradizioni calcistiche cittadine, consigliamo di utilizzare il web per reperire i dati di coloro i quali hanno partecipato, in buon numero, ai bandi pubblicati dai Comuni di Bari, Modena, Avellino, Reggio Emilia, Cesena, solo per restare alle città che, nel 2018, hanno potuto iscrivere loro rappresentanti in serie D. Magari, fatta una adeguata cernita degli avvoltoi e dei profittatori (che a Messina dovremmo essere bravissimi a riconoscere, facendo fruttare le esperienze vissute), si potrà contattare qualcuno di serio tra coloro i quali sono stati esclusi e proporre loro di investire nel nostro territorio.

Ma, forse, questi sono consigli troppo ingenui per una piazza ormai abituata a guardare solo il proprio ombelico, piangendosi addosso e aspettando il prossimo bersaglio da utilizzare per sfogare le proprie frustrazioni, non solo calcistiche.