Riflessioni di Pasquetta sul calcio messinese, aspettando il vero rilancio

Un ambiente depresso, un blasone calpestato da anni di serie D, pochissime soddisfazioni e tante prese in giro che hanno ridotto ai minimi termini una delle piazze più appassionate del calcio italiano
22.04.2019 09:30 di Davide Mangiapane Twitter:    Vedi letture
© foto di Sarah Furnari/TuttoLegaPro.com
Riflessioni di Pasquetta sul calcio messinese, aspettando il vero rilancio

La sosta pasquale può anche essere un pretesto per qualche riflessione sulla situazione e le prospettive del calcio messinese.

Mancano 180 minuti alla conclusione di un torneo di Serie D ormai divenuto quasi un habitat naturale per gli appassionati e i tifosi che, a queste latitudini, ancora si ostinano a seguire dal vivo e assiduamente le vicende della propria squadra del cuore, posto che in tantissimi preferiscono dedicarsi alla magnificenza del calcio vissuto sugli schermi televisivi, patendo per una Champions sfuggita ancora una volta o invidiando scudetti in serie, invadendo i social, ma anche i bar della città, con sfottò reciproci e rivendicazioni di trionfi in serie o antiche vittorie.

Il Messina? Relegato a oggetto di ricordi nostalgici, oppure bersaglio per scaricare odio e rancore covati da anni di delusioni e prese in giro, magari nascondendosi dietro falsi nomi o la sensazione di impunità che il web, ancora oggi, conferisce a chi lo utilizza per scaricare le proprie frustrazioni. Il calcio, quindi, diventa l’ennesima prova della scarsissima capacità di fare comunità insita nel DNA messinese, nemmeno la più dannosa, ovviamente, se pensiamo ad altri ambiti in cui non riusciamo ad alzare lo sguardo dal nostro cortile, o dall’ombelico.

Altrove, quando le società di calcio con una tradizione importante vivono fallimenti o cadute negli inferi della Serie D, le istituzioni si impegnano nella ricerca di soluzioni che possano intanto consentire una immediata risalita dal dilettantismo e creare le premesse per ritornare davvero “nelle categorie che competono alla piazza”. Qui, questa frase, è stata, invece, ripetuta come un mantra da diversi mestieranti della palla, alcuni capitati per caso, altri per calcolo, in questi ultimi undici anni, con l’obiettivo, nella migliore delle ipotesi, di lucrare qualche mese di visibilità nella propria carriera di dirigente, allenatore o calciatore, oppure portare avanti affari da rubagalline.

Il tratto della mediocrità, infatti, accomuna tutte le esperienze vissute utilizzando il “brand Messina” a partire da quel 5 giugno 2008 in cui la proprietà dell’FC annunciò l’intenzione di abbandonare il calcio professionistico. Un marchio che la stessa società reduce da una salvezza tranquilla in serie B aveva deciso di valorizzare in modo piuttosto significativo affidandone la gestione, un paio di anni prima, alla Mondomessina service, costituita proprio allo scopo di monetizzare tutte le attività collegate e conseguenti al marchio. Alchimie contabili in voga presso tutte le società calcistiche di Serie A, entro il limite della legalità, ma, proprio per questo, l’evocazione del valore di un marchio legato al Messina calcio effettuata qualche settimana fa da Paolo Sciotto, sembra totalmente fuori contesto. Quanto può essere valutato, al momento, il marchio Messina targato Sciotto, è una questione che dovrebbero affrontare i potenziali acquirenti e la famiglia di imprenditori della Valle del Mela in una trattativa per l’acquisizione dell’ AC Rilancio di fatto mai avviata, anche se bisogna considerare l’esistenza di altre realtà calcistiche di pari livello o appena inferiore che, potenzialmente, potrebbero entrare in concorrenza quali incubatrici della resurrezione biancoscudata.

La settimana post pasquale sarà quella dell’incontro tra l’imprenditore milanese di origini messinesi con base in Spagna Rocco Arena e il sindaco De Luca, un passaggio istituzionale considerato indispensabile per presentare questa opzione alla città, prima di intavolare un confronto concreto con il presidente dell’Acr. Un lavoro di sponda che non è assolutamente stato gradito da Paolo Sciotto, come emerge dai toni piuttosto pesanti espressi attraverso twitter dal massimo dirigente bianco scudato nei giorni scorsi. Schermaglie non proprio tranquille, che lasciano presagire uno sviluppo complicato della vicenda, anche se sarebbe opportuno, ed anche indispensabile per la serietà della trattativa, che i rapporti tra potenziali venditori ed acquirenti fossero sviluppati in modo riservato, lasciando trapelare solo gli esiti. Ma ormai, da Trump in giù, chiunque pensa di poter esternare a mezzo social, e, quindi, occorre prendere atto della situazione e tarare le dichiarazioni, da qualunque parte provengano.

Anche l’annuncio dell’approvazione in giunta comunale dei criteri relativi al bando per la concessione pluriennale del “San Filippo” è stato dato con un post del sindaco sulla propria pagina Facebook, utilizzata mischiando comunicazioni istituzionali a messaggi elettorali o pubblicitari più o meno subliminali, ma anche questo modo di agire non sorprende più nessuno nell’era degli haters e dei rosiconi. Solo la pubblicazione di questo atto sull’albo pretorio potrà dare contezza del contenuto e delle possibilità che potranno aprirsi ad eventuali imprenditori intenzionati ad investire nel calcio messinese, utilizzando la leva dello stadio, anche se un passaggio fondamentale sarà quello del consiglio comunale, fino ad oggi sempre al fianco del sindaco nelle sue proposte, al di là di qualche piccolo screzio. Più opzioni per acquisire entità già presenti sulla piazza, un ambiente desideroso di riavvicinarsi al calcio dopo anni di umiliazioni sportive, la concessione pluriennale per gestire uno stadio da 40.000 posti e le aree limitrofe ed un sindaco capace di convincere la città: teoricamente, sarebbe la situazione ideale per chi ha programmi, intelligenze, capacità e capitali da investire nel calcio, con annessi e connessi. In attesa di questo mitico salvatore del calcio messinese.

Buona Pasquetta e Forza Messina: sempre!