Roccella-Messina, passo da bradipo

Lo 0-0 del Muscolo permette ai biancoscudati di mantenere quattro punti di vantaggio sulla Sancataldese, ma conferma l’agonia di un campionato da archiviare in fretta nei cassetti più profondi
19.04.2019 15:29 di Antonio Billè Twitter:    Vedi letture
Roccella-Messina, passo da bradipo

Nella settimana in cui il calcio italiano ha scoperto quanto il situazionismo sia più piacevole rispetto al pragmatismo, spesso camminandogli pure in testa, il Messina si tira fuori dal dibattito con l'ennesima prova scialba di questa stagione.

Contro un Roccella ridotto all’osso da squalifiche e infortuni e che faticherebbe ad arrivare nelle zone alte del campionato di Eccellenza, i biancoscudati soffrono quando gli avversari alzano leggermente il pressing, ma la cifra tecnica dei calabresi, fatta eccezione per Federico Pizzutelli, è talmente bassa da fare il solletico alla difesa ospite.

Ne nasce uno 0-0 in cui, alla fine, Infantino si rammarica perché Scuffia effettua due parate da fuoriclasse sulla punizione di Catalano e sulla botta potente dal limite di Selvaggio e, inoltre, l’arbitro non ravvisa due rigori che potevano anche starci. Il primo, per un fallo di mano di Cordova, appare evidente; nel secondo c’è il contatto tra Biondi e Filippone, anche se il terzino del Messina non fa nulla per restare in piedi. Troppo poco, però, per gridare allo scandalo per una vittoria non arrivata: il giropalla del Messina è sterile, le punte non vengono mai innescate e Catalano stavolta si accende a intermittenza. Il risultato è un’analisi in cui i migliori in campo, come sempre, sono gli assenti. Non si avrà mai la riprova, ma con Arcidiacono e Cocimano a disposizione (out per problemi muscolari) la partita sarebbe potuta andare in maniera diversa.

Infantino (6), supplisce alle assenze rinforzando la diga di centrocampo e proponendo, per la prima volta in stagione, Tedesco (5) insieme a Marzullo (5). I due attaccanti, però, sono impalpabili: il ’98 offre il solito contributo da uomo di sbattimento, ma è nullo nella produzione offensiva; l’italo-tedesco, invece, è molle, sempre chiuso dai centrali del Roccella e poco cattivo nell’unica occasione che gli capita a disposizione, con un colpo di testa che avrebbe meritato un esito diverso. Catalano (6) è l’uomo da cui passa l’80% della manovra del Messina, ma non gli si possono chiedere i miracoli ogni partita e stavolta trova un ottimo portiere a sbarrargli la strada su una punizione velenosa che aveva bucato la barriera. Nell’ultimo attacco, poi, si infuria con Carini (5,5) che, non viaggiando sulla stessa geniale lunghezza d’onda, non crede nel colpo di tacco d’alta scuola del compagno.

Il centrocampo strappa una valutazione complessivamente sufficiente: Traditi (6) non sporca il foglio per infamia o per lode, ma il suo rendimento è ormai garantito; Pirrone (6) porta a casa conferme dopo l’ottima prova con la Nocerina, ma paga dazio a una condizione fisica precaria, figlia di mesi e mesi pressocché inattivi; mentre Selvaggio (6,5) strappa buoni consensi sul piano del dinamismo e ed è l’uomo che va più vicino al colpo del ko, ma la parata con cui Scuffia lo stoppa all’88’ è semplicemente prodigiosa.

Difesa tutto sommato inoperosa: Lourencon (6) risponde presente nell’unica vera fiammata di Mbaye che si era bevuto Barbera (5) in velocità; mentre Biondi (6,5) partecipa molto di più allo sviluppo del gioco, accentrando in qualche circostanza il proprio raggio d’azione. Senza sbavature anche le prove di Ferrante (6,5) e Mbaye Ba (6).

Al triplice fischio, il Messina esce dal Muscolo con un piccolo passo da bradipo che lascia immutate le distanze dalla Sancataldese, fermata dal 2-2 in casa del Rotonda. Domenica 28, al Franco Scoglio, lo scontro diretto che potrebbe chiudere matematicamente il discorso salvezza: un verdetto che farebbe calare il sipario su un campionato da dimenticare in fretta e vissuto sempre in agonia. Prima di tuffarsi nel piccolo grande obiettivo rappresentato dalla finale di Coppa Italia.