Sancataldese-Messina, non c’è luce in fondo al tunnel

L’ennesima sconfitta del Mazzola getta ancora più ombre sulla creatura di Sciotto e su un mister, Biagioni, incapace di dare un’anima a una squadra che ha imboccato uno strada senza uscita
17.12.2018 12:14 di Antonio Billè Twitter:   articolo letto 575 volte
Sancataldese-Messina, non c’è luce in fondo al tunnel

È un calvario, inutile cercare sofismi o metafore altisonanti. Il Messina fa piangere, disperare e, peggio, le sconfitte e le umiliazioni non fanno più notizia. Si va a San Cataldo senza Arcidiacono e senza un centravanti di ruolo? Allora al massimo si può ambire allo 0-0, perché l’allenatore non è in grado di trovare soluzioni alternative.

Biagioni (voto 4) in 60 giorni non è riuscito a dare un minimo di gioco a questa squadra, raccogliendo due episodiche vittorie contro Gela e Nocerina, tre affannosi pareggi con Locri, Troina e Roccella e cinque sconcertanti sconfitte. Al Mazzola, con una Sancataldese in crisi nera e che appena 48 ore prima aveva salutato il dimissionario Peppe Mascara, è andata in scena la recita dal titolo “Non c’è un attaccante che faccia respirare la squadra”, che fa seguito alle condizioni del campo, alla forma fisica, alla sfortuna o al mercato che incombe.

Che il Messina avesse giocato senza il suo uomo più rappresentativo, Arcidiacono, lo si sapeva dal primo tempo della sfida con il Roccella, quando il talento catanese ha sommato il quinto cartellino giallo del suo campionato. Che Baldè non sarebbe stato utilizzabile per gli annosi problemi di transfer lo si sapeva abbondantemente. Eppure il mister è sembrato inerme di fronte a questa emergenza, cui decine e decine di allenatori, in passato, hanno ovviato in modi più o meno fantasiosi e appare inutile cercare riferimenti altisonanti come Mertens centravanti nel meraviglioso Napoli sarriano.

Certo, la fortuna, poi, ti volta sempre le spalle quando tutto va male e il gol di Costanzo è più frutto del caso che di una manovra cercata. Lourencon (6) è incerto nell’azione che porta allo sviluppo della rete, ma poi tiene a galla i suoi con un paio di parate di rilievo. Dall’altro lato, Franza ferma le velleità offensive del Messina e di un attacco in cui Tedesco (5) è solo volenteroso, Catalano (6,5) sembra la copia in carta carbone di Petrilli in quanto a pause (tante) e accelerazioni (alcune), mentre Cocimano (5,5) e l’uomo che abbiamo conosciuto in questo girone d’andata, non di certo uno cui si possono chiedere i miracoli. Per Carini (5), invece, 20 minuti di pochezza tecnica e caratteriale: chi in questa situazione drammatica vuole ritagliarsi il proprio spazio, deve uscire fuori il carattere e non tenere il broncio perché non vede il campo.

Una delle poche note liete arriva da Zappalà (6,5) che va a un passo dal pareggio nel finale e può essere leader difensivo di una squadra che, si spera, presto dovrà uscire dalle secche della bassa classifica. Biondi (5,5) va a corrente alternata, Ferrante (6) avrebbe gradito un esordio migliore con la nuova maglia, mentre Barbera (7 di enorme stima e incoraggiamento) risulta il migliore in campo del Messina, specie per la voglia di non mollare. E se chi suona la carica è il tuo 2001, allora questo l’esempio perfetto di un pomeriggio e di un’annata da dimenticare in fretta.

In un centrocampo che finalmente si era liberato di Traditi (5) dal primo minuto, salvo ritrovarlo in campo per un’impalpabile mezz’ora, fa specie come l’olandese Janse (5) sia già in debito d’ossigeno dopo appena 4 gare giocate. Genevier (6) è il solito predicatore nel deserto, mentre l’esordio del ’99 Amadio (5,5) non passerà di certo alla storia come uno dei più brillanti.

In una classifica cortissima, tra il Messina terzultimo e la Cittanovese quinta ci sono appena 10 punti di distacco, nell’ultima settimana di questo 2018 appare necessario cambiare marcia. Anche senza uno spartito da leggere o un copione da recitare. Castrovillari e Rotonda, in un modo o nell’altro, dovranno lasciare l’intera posta in palio al San Filippo, non può esserci nulla che tenga o che faccia pensare il contrario. Chi non ci crede, chi accampa scuse, è pregato di farsi da parte. Perché il calvario, prima o poi, finisce sempre per tutti.