La sentenza: Acr Messina di Proto retrocesso in Serie D. Meglio tardi che mai

La Corte d'Appello federale dà ragione alla Vibonese, reintegrandola in Lega Pro, serie che però i calabresi hanno nel frattempo conquistato sul campo. Maxi risarcimento in vista?
30.05.2018 11:43 di MNP Redazione Twitter:   articolo letto 1897 volte
Franco Proto
Franco Proto

Meglio tardi che mai: l'Acr Messina in ultima mano di proprietà di Franco Proto è stata retrocessa all'ultimo posto del campionato di Lega Pro 2016/2017. No, non avete sbagliato a visualizzare la pagina, tornando indietro nel tempo! L'ultima sentenza pronunciata da una giustizia sportiva elefantiaca è stata pronunciata nelle scorse ore, ribaltando definitivamente il risultato del campo di un anno fa o giù di lì. La Corte federale d'Appello, infatti, ha accolto il ricorso (anche questo datato e superato) della Vibonese, che intanto la Serie C l'ha riconquistata sul campo con una cavalcata che, sulla base dei responsi giuridici, è stata evidentemente inutile.

La presa di posizione della Corte è giunta dopo l'inammissibilità pronunciata in primo grado dal Tribunale nazionale federale. La Cfa a sezioni unite, invece, ha dato ragione al presidente Pippo Caffo, sancendo il reintegro della società calabrese in terza serie. Obiettivo che, come già scritto, il club aveva comunque già ottenuto al culmine di una stagione difficile, combattuta ma alla fine positiva. Nessuno scossone invece in terra siciliana, visto che la "vecchia" Acr è già scomparsa dai radar federali.

Come si ricorderà, il caso era legato alla mancata copertura della garanzia per l'iscrizione al campionato, in un primo momento fornita dalla Gable poi fallita e non “coperta” dalla proprietà giallorossa. Con tutta probabilità i vertici societari della Vibonese ora chiederanno un maxi risarcimento alla Lega Pro, considerando gli ingenti investimenti profusi e i danni arrecati per la partecipazione ingiusta, a questo punto, ad un torneo che la Vibonese non meritava di disputare, avendo rispettato le regole. Cose che l'Acr Messina, evidentemente, non aveva fatto.