Dalle lettere aperte ai documenti, dai comunicati alla politica. La questione “Giovanni Celeste” è arrivata questa mattina nell’aula consiliare di Palazzo Zanca, trasformando la Commissione Sport presieduta da Silvia Bosurgi (eletta nella lista Amo Messina) in qualcosa di molto diverso da una normale seduta dedicata agli impianti. Toni accesi, posizioni politiche differenti, qualche interruzione, diversi richiami all’ordine e soprattutto alcune notizie concrete che consentono finalmente di separare almeno una parte dei fatti dalle interpretazioni.
Nel corso del dibattito sono intervenuti Dario Carbone (Fratelli d’Italia), Nicola Maddocco (Basile Sindaco di Messina), Francesco Benedetto (Basile Sindaco di Messina), Benedetto Vaccarino (Popolari e Autonomisti), Cosimo Oteri (Lega), Alessandro Russo (Partito Democratico), Alessandro La Cava (Messina Protagonista), Natalino Summa (Amo Messina) e Giuseppe Capurro (Marcello Scurria Sindaco). Presenti anche l’assessore alla manutenzione degli immobili comunali e degli impianti Massimo Finocchiaro e l’assessore allo Sport Stellario Vadalà.
Per l’ACR Messina era in aula Maurizio Mantineo, mentre da remoto era collegato Giuseppe Bellantoni, in contatto con il presidente Justin Davis, anch’egli parte del confronto a distanza.
Un quadro politico particolarmente interessante perché nel corso della mattinata sono emerse differenze anche nette tra esponenti legati alla maggioranza che sostiene l’Amministrazione Basile e rappresentanti degli altri schieramenti. Non una semplice divisione tra favorevoli e contrari al Messina, visto che praticamente tutti hanno rivendicato attenzione nei confronti della principale squadra di calcio cittadina, ma sensibilità molto diverse su quanto il Comune debba spingersi verso una gestione specifica del Celeste e sul giudizio da dare alle polemiche degli ultimi giorni.
DALLO SFOGO DI DAVIS ALLA RISPOSTA DI BASILE La Commissione arrivava dopo una decina di giorni nei quali sul Celeste si era detto praticamente tutto. Prima la lettera aperta di Davis, con la denuncia delle difficoltà nella programmazione degli allenamenti, la questione dello spogliatoio, lo slot del sabato e l’estrema prospettiva di “salutare e ringraziare tutti” qualora la proprietà non fosse stata messa nelle condizioni di portare avanti il progetto. Poi la risposta del sindaco Federico Basile, costruita sulla cronologia delle comunicazioni intercorse con l’ACR. Il primo cittadino aveva ricordato i cambi di orientamento del Messina tra Celeste e Franco Scoglio, sostenendo che Palazzo Zanca avesse sempre accompagnato le richieste della società e ribadendo un principio: gli impianti sono pubblici e il Comune non può garantire a un solo soggetto condizioni esclusive sottraendoli alle altre realtà sportive cittadine. Due ricostruzioni che abbiamo già sottolineato come non necessariamente sovrapponibili. Basile parlava soprattutto della disponibilità amministrativa degli impianti e delle richieste formalmente avanzate dalla società. Davis poneva invece l’accento sulle condizioni concrete nelle quali una squadra che lavora quotidianamente con criteri professionali deve allenarsi.
DAVIS: “NON VOGLIO PRENDERE IL CONTROLLO DEL CELESTE” - Nel mezzo era arrivata la chiacchierata concessa da Justin Davis a “Dopo il 90°” su Zona Sportiva. Il presidente aveva ribadito di avere sempre sostenuto Federico Basile, anche nei momenti di maggiore difficoltà, ma aveva chiesto un salto di qualità nei rapporti con le istituzioni. Il passaggio più importante riguardava proprio il Celeste. Davis aveva spiegato di ritenere l’impianto di via Oreto fondamentale anche per ricostruire entusiasmo attorno alla squadra, precisando però di non chiedere di “prendere il controllo” dello stadio. Il concetto espresso era diverso: il Messina deve avere la possibilità di programmare realmente la propria attività, sapere quali spazi può utilizzare, disporre degli ambienti necessari e avere un livello di autonomia organizzativa compatibile con una prima squadra che si allena ogni giorno.
Davis aveva indicato proprio il 14 ottobre come la giornata nella quale sperava si potesse arrivare a “un accordo o una sistemazione” e aveva anticipato un possibile passo avanti sulla gestione della pulizia dello stadio. La Commissione non ha prodotto l’accordo definitivo auspicato dal presidente, ma ha aggiunto elementi importanti.
LA PRIMA NOTIZIA: IL MESSINA NON PUÒ ANCORA GIOCARE AL CELESTE - La novità più significativa riguarda le partite. Massimo Finocchiaro ha spiegato che, allo stato attuale, l’ACR Messina non può ancora disputare le proprie gare al “Giovanni Celeste” a causa di ulteriori prescrizioni di sicurezza richieste dalla Questura. Secondo l’assessore, sotto il profilo dell’ordine pubblico il Messina viene considerato, per seguito e caratteristiche dell’evento, alla stregua di una squadra appartenente a una categoria superiore. Per questo alcuni dispositivi ritenuti sufficienti per le altre società che utilizzano lo stadio non lo sarebbero per le gare dell’ACR. Finocchiaro ha spiegato che si tratta di interventi non previsti inizialmente e che i dispositivi necessari sono già stati commissionati. La previsione fornita in Commissione è di 20-25 giorni per la loro disponibilità. Fino ad allora, secondo quanto riferito dall’assessore, il Messina non potrà giocare al Celeste. È probabilmente il chiarimento più importante della mattinata perché sposta in avanti qualsiasi ipotesi di trasferimento immediato delle gare dal “Franco Scoglio” a via Oreto. E soprattutto chiarisce che, almeno per le partite, oggi il problema non è soltanto politico o organizzativo ma anche legato alle prescrizioni di pubblica sicurezza. 
GLI ALLENAMENTI: “CONCESSI TUTTI GLI SLOT RICHIESTI” - Altro punto molto delicato riguarda gli allenamenti. Finocchiaro ha affermato che l’ACR avrebbe trasmesso agli uffici comunali un foglio Excel contenente gli slot richiesti giorno per giorno e che alla società sarebbero stati concessi tutti gli spazi indicati in quella programmazione. Un’affermazione che inevitabilmente si incrocia con quanto denunciato da Davis nella lettera aperta, quando il presidente aveva parlato della perdita dello slot del sabato e della rifinitura confinata alle 9 del mattino per un’ora e mezza. Le due ricostruzioni meritano però di essere confrontate nella loro successione temporale prima di trarre conclusioni. Occorre capire a quale fase faccia riferimento il foglio Excel richiamato da Finocchiaro, quando siano state eventualmente modificate le esigenze tecniche della squadra e a quale momento appartengano invece le criticità denunciate da Davis. Rimane inoltre il problema già evidenziato nelle settimane precedenti: una cosa è ottenere formalmente una fascia oraria, un’altra è capire se quella fascia sia compatibile con il lavoro di una squadra che svolge sedute che, considerando preparazione e smontaggio delle attrezzature, parte atletica, tattica ed esercitazioni, possono richiedere almeno due ore e mezza e che durante la settimana effettua anche una doppia seduta. 
UNO SPOGLIATOIO ALL’ACR E UNO ALLA MESSANA - Finocchiaro ha fornito una risposta anche sulla questione degli spogliatoi. Secondo quanto riferito dall’assessore, uno spogliatoio è stato assegnato all’ACR Messina e un altro alla Messana, mentre gli altri due vengono utilizzati a rotazione dalle restanti società. “Non so di che carenza parliamo”, ha osservato l’assessore durante uno dei momenti più animati della seduta. Anche in questo caso è necessario comprendere la tempistica. Se questa configurazione fosse già pienamente operativa al momento della lettera di Davis oppure se rappresenti uno dei passi avanti compiuti proprio in seguito al confronto degli ultimi giorni, ma soprattutto pesa il regolamento di utilizzo esitato dal responsabile del Dipartimento Sport De Francesco il 30 settembre scorso, nel quale si consegnava lo stadio a tutte le società che ne avevano fatto richiesta, senza custode, con gli oneri interamente a carico degli utilizzatori per le incombenze legate a allenamenti, partite, pulizia, manutenzione, ecc. Per il Messina, infatti, il tema non è mai stato soltanto avere uno spogliatoio per cambiarsi prima della seduta. La necessità indicata dal club è quella di poter disporre di spazi nei quali organizzare e custodire stabilmente il materiale di una squadra che lavora quotidianamente. 
 PULIZIE E GUARDIANIA, DIALOGO APERTO - Altro elemento sul quale le distanze sembrano essersi ridotte riguarda la gestione quotidiana dell’impianto. Finocchiaro ha confermato che Comune e ACR stanno discutendo di pulizie e guardiania, distinguendo gli obblighi ordinari assunti dalle società attraverso i disciplinari di utilizzo dagli interventi straordinari che rimangono invece di competenza dell’Amministrazione. È esattamente uno dei punti anticipati da Davis durante l’intervista a Zona Sportiva. Ma proprio su questo tema la seduta ha riportato al centro un documento che cambia almeno in parte la cronologia del dibattito. Perché il Messina non ha cominciato a proporre un proprio coinvolgimento nella gestione del Celeste dopo la polemica di ottobre. Lo aveva fatto molto prima. 
LA PEC DEL 20 LUGLIO: LA PROPOSTA ERA GIÀ SUL TAVOLO - Dario Carbone (Fratelli d’Italia) ha costruito buona parte del proprio intervento attorno a una comunicazione dell’ACR datata 17 luglio 2026 e protocollata dal Comune il 20 luglio con il numero 0242840/2026, avente per oggetto la “Proposta di concessione e/o utilizzo dello Stadio Giovanni Celeste di Messina”. Non una semplice richiesta di allenarsi qualche ora in più. Il Messina manifestava l’interesse a utilizzare il Celeste per gli allenamenti della prima squadra, per la squadra femminile, per allenamenti e gare del settore giovanile e per le partite ufficiali della prima squadra. Soprattutto, proponeva all’Amministrazione la sottoscrizione di un’apposita convenzione per la gestione dello stadio, chiarendo che non sarebbe stata pensata in un’ottica esclusiva ma aperta al territorio. L’idea era lasciare il Celeste a disposizione delle altre realtà sportive cittadine negli spazi e negli orari liberi, mentre l’ACR si dichiarava pronta a farsi carico della gestione quotidiana dell’impianto, della pulizia, della manutenzione del terreno e del servizio di guardiania, riconoscendo al Comune un canone da definire. 
IL MESSINA PROPONEVA ANCHE INVESTIMENTI - Nella stessa comunicazione la società andava oltre. L’ACR si dichiarava disponibile, previo accordo con l’Amministrazione su modalità e costi, a realizzare investimenti concordati per il miglioramento della struttura: box per i giornalisti, settore ospiti, ripristino della Curva Nord e ammodernamento dell’illuminazione. Il club chiedeva tempi rapidi per definire l’eventuale accordo, spiegando di avere necessità di programmare attività sportive, commerciali e organizzative della stagione. E soprattutto lasciava aperte entrambe le possibilità: concessione annuale oppure pluriennale. Questo è probabilmente il passaggio che rende più interessante il documento alla luce della discussione di oggi. La richiesta di un rapporto strutturato con il Celeste non nasce, dunque, dopo la polemica tra Davis e Basile e neppure dopo le difficoltà degli allenamenti di settembre. Era già stata formalizzata durante l’estate. 
FINOCCHIARO: “I NO SONO AMMINISTRATIVI, NON PERSONALI” Massimo Finocchiaro ha risposto rivendicando la necessità di distinguere il piano politico da quello amministrativo. Un affidamento vero e proprio di un impianto pubblico, ha ricordato l’assessore, richiede procedure e atti specifici e non può essere disposto semplicemente sulla base di una richiesta privata. “I nostri no sono amministrativi, non personali”, è stato uno dei concetti ribaditi. Diverso è il terreno delle collaborazioni, sul quale, secondo Finocchiaro, il dialogo con l’ACR sarebbe costante. È probabilmente proprio in questa zona intermedia che potrà nascere un accordo: non una consegna esclusiva del Celeste al Messina, ma una forma di collaborazione che attribuisca alla società alcune responsabilità organizzative e operative in cambio di maggiori certezze nell’utilizzo. 
La composizione degli interventi restituisce bene la particolarità politica della mattinata: maggioranza e opposizione non hanno seguito due blocchi perfettamente contrapposti.
Da una parte esponenti della maggioranza hanno riconosciuto apertamente la particolare rilevanza dell’ACR e la necessità di trovare una soluzione. Dall’altra consiglieri di opposizione hanno contestato duramente l’Amministrazione, mentre altri hanno criticato anche i toni usati dalla società.
Più che un duello tra due schieramenti, è sembrato un confronto tra modi differenti di intendere il rapporto tra un bene pubblico, la prima squadra calcistica cittadina e una proprietà privata che dichiara di voler investire. Finocchiaro ha comunque chiarito un concetto: per l’Amministrazione sarebbe assurdo ostacolare un imprenditore come Davis, che fino a questo momento viene considerato un interlocutore importante e un soggetto che sta investendo concretamente nel calcio cittadino. Allo stesso tempo il Comune, secondo l’assessore, ha il dovere di muoversi all’interno delle procedure amministrative e di garantire la natura pubblica degli impianti. 
ALTRI SEI MILIONI PER GLI IMPIANTI, COMPRESO LO SCOGLIO - Nella parte conclusiva Finocchiaro ha fornito anche un’altra indicazione significativa. Agli investimenti già effettuati sugli impianti sportivi dovrebbero aggiungersi circa sei milioni di euro, attraverso un mutuo con il Credito Sportivo. Le risorse riguarderanno diversi interventi, tra cui una piscina nella zona sud, la copertura della piscina “Puccini” e anche la ristrutturazione del “Franco Scoglio”, pur se riguardante aspetti di maquillage dello stadio S.Filippo, poco legati all'attività sportiva o alle profonde criticità esistenti da decenni. Un passaggio importante proprio mentre il dibattito sembra ruotare esclusivamente attorno al Celeste. Perché, come abbiamo già scritto, la soluzione strutturale per il Messina non può limitarsi alla domanda “Celeste o San Filippo?”. Esiste il problema delle partite, quello degli allenamenti e, soprattutto, quello di una vera casa quotidiana della squadra. 
GLI ATTI RESTANO IL PUNTO FERMO - La Commissione non modifica il sistema amministrativo oggi vigente. Il Celeste continua a essere regolato dalla determina dirigenziale n. 9047 del 1° ottobre, dal piano definitivo dei turni trasmesso il 30 settembre e dagli schemi di concessione per gare e allenamenti. Quello è il modello attuale: impianto condiviso, turnazioni, tariffe e concessioni ai singoli utilizzatori. La PEC del 20 luglio racconta invece un’altra cosa: la proposta del Messina di costruire un rapporto più stabile e organizzato con lo stadio, assumendosi anche responsabilità e costi.
Le due cose non devono essere confuse. Il punto da affrontare adesso è stabilire se possano essere fatte convivere. 
DAL “CONTROLLO” DI DAVIS A UNA CONVENZIONE - Nella notte tra domenica e lunedì scorsi, Davis aveva usato il termine inglese “control”, immediatamente precisando però di non voler prendere possesso del Celeste né escludere gli altri. La PEC di luglio aiuta a capire meglio cosa intendesse. Il modello ipotizzato dal Messina è quello di una società che assume una parte delle responsabilità quotidiane, ottiene maggiore stabilità nell’utilizzo e lascia il resto degli spazi alle altre realtà cittadine. Si può discutere se questo modello sia praticabile direttamente, se richieda una procedura pubblica, una convenzione, una gara o un diverso accordo amministrativo. Ma il punto politico emerso oggi è un altro: la proposta esiste da luglio e non nasce come richiesta di esclusiva. 
SCURRIA PROVA A INTERVENIRE, MA IL TEMPO È FINITO - Anche il finale della seduta ha restituito bene il clima della mattinata. Quando il tempo a disposizione era ormai terminato, Marcello Scurria (Marcello Scurria Sindaco) ha provato a prendere la parola. La presidente Silvia Bosurgi non gli ha consentito di intervenire, spiegando che la Commissione era già oltre l’orario previsto e che doveva iniziare una successiva seduta. Ne è seguito un ultimo momento di tensione, con Scurria che chiedeva di poter parlare e Bosurgi che richiamava gli obblighi regolamentari e la necessità di chiudere i lavori. La presidente ha infine ringraziato Maurizio Mantineo e, per i collegamenti da remoto, Justin Davis e Giuseppe Bellantoni, dichiarando conclusa la Commissione. 
OGGI, PERÒ, QUALCOSA È PIÙ CHIARO - La seduta non ha risolto il caso Celeste e non ha prodotto quell’accordo definitivo che Davis aveva auspicato nell’intervista di domenica. Ma ha consegnato almeno cinque elementi nuovi. Per giocare al Celeste il Messina dovrà attendere ancora i dispositivi richiesti dalla Questura, con tempi indicati in 20-25 giorni. Il Comune sostiene di avere concesso gli slot formalmente richiesti dall’ACR. Uno spogliatoio sarebbe stato destinato stabilmente al Messina. Su pulizie e guardiania è in corso un confronto. E soprattutto la società aveva già proposto a luglio una convenzione organica, mettendo sul tavolo gestione quotidiana, apertura alle altre associazioni e possibili investimenti.
È quest’ultimo elemento a cambiare maggiormente la prospettiva. Perché dopo giorni trascorsi a discutere se Davis pretendesse o meno il Celeste per sé, esiste una comunicazione formale nella quale il club aveva già scritto di immaginare una gestione non esclusiva e aperta al territorio. Il Comune ha le proprie procedure e non può ignorarle. L’ACR ha esigenze che non possono trasformarsi automaticamente in diritti acquisiti. Ma adesso almeno il terreno del confronto è più definito. Davis aveva indicato il 14 ottobre come la data dalla quale sperava potesse nascere un accordo. L’accordo non c’è ancora. Le basi per discuterlo, però, non sono nate questa mattina a Palazzo Zanca. Erano sul tavolo almeno dal 20 luglio.

Sezione: Acr Messina / Data: Mer 14 ottobre 2026 alle 12:36
Autore: MNP Redazione / Twitter: @menelpallone
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