Bando "Scoglio" e caos concerti: l'imbuto senza lungimiranza

Editoriale sugli intrecci tra sport e spettacolo, tra lungaggini e occasioni perse, tra quello che altrove è facile e a Messina si complica terribilmente
11.05.2020 16:38 di MNP Redazione Twitter:    Vedi letture
© foto di Sarah Furnari/TuttoLegaPro.com
Bando "Scoglio" e caos concerti: l'imbuto senza lungimiranza

Il bando più rinviato della storia dei bandi che si trasforma in un imbuto. Un bivio obbligato che, se i tempi della burocrazia avessero avuto anche solo una vaga parvenza europea, avrebbe potuto essere la più lineare delle strade. Il bando è quello per la gestione pluriennale dello stadio “Franco Scoglio”, «quasi pronto» da ottobre 2018 (leggasi oltre un anno e mezzo fa), con uno schema di convenzione approvato dal consiglio comunale agli inizi di luglio 2019 e da allora tramutatosi nella classica tela di Penelope.

Il bivio è quello che pone il Comune di fronte ad una odiosa scelta: perseguire lungo il sacrosanto percorso di un bando che punta a creare le basi per un futuro calcistico altrimenti utopistico oppure assicurarsi fin da adesso l'indotto economico (si parla di svariati milioni di euro) di due eventi musicali da 40 mila spettatori ciascuno, lasciando che Messina rimanga la capitale del Sud dei concerti dei big? La domanda vera, però, è un'altra: era proprio necessario che si arrivasse a questo punto? Era proprio necessario che una città alla quale è rimasta ben poca roba di cui gioire (e da capitalizzare) dovesse essere costretta a scegliere tra calcio e musica? Se si è finiti di fronte a questo bivio non è perché le due strade sono rette parallele e incociliabili, ma solo ed esclusivamente per un lassismo burocratico che rischia di essere suicida. Perché va detto: il rischio è che alla fine della fiera la città possa ritrovarsi sia senza calcio che senza musica. Col cittadino comune che inevitabilmente sarà portato a chiedersi perché stadi come San Siro e l'Olimpico possono ospitare sia la Champion's league e due squadre in Serie A che Vasco Rossi, mentre Messina sia destinata a complicarsi la vita nel far conciliare un regolare torneo (purtroppo) di una “povera” serie D e un sold-out di Tiziano Ferro.

A mancare è sempre l'ingrediente segreto delle buone amministrazioni: la lungimiranza. Quella che dovrebbe far comprendere come dire no, oggi, ai rinvii degli eventi di Ferro e Ultimo possa portare a perderli per sempre, o comunque per svariati anni (perché sia chiaro, funziona così coi grandi promoter). Quella che dovrebbe far comprendere che proprio un rischio del genere possa rendere ancor meno appetibile lo stadio ad eventuali concessionari che, specie in una prima fase, i soldi veri non li faranno certo col calcio. Ecco allora che un bivio obbligato potrebbe ribaltarsi, invece, in un incrocio obbligato. Ma per comprenderlo, ce ne rendiamo conto, ci vuole sempre quell'ingrediente segreto. La lungimiranza, merce rara.