Il Messina soffre la stracittadina, anche quando è più forte

Resta vivo l'incantesimo che vede l'Acr rinato con Sciotto non riuscire a battere il Città di Messina ribattezzato Football Club. Bisogna, però, guardare avanti.
26.10.2020 09:30 di Davide Mangiapane Twitter:    Vedi letture
© foto di Isolino/Messina nel pallone
Il Messina soffre la stracittadina, anche quando è più forte

“Il campionato è ancora lungo”, “Siamo consapevoli della nostra forza”, “Da una sconfitta possono nascere tante altre vittorie”, “Siamo la squadra più forte del girone”. Dalla miscellanea di alcuni virgolettati dei protagonisti di marca Acr alla fine della partita di ieri, sembrerebbe che la sconfitta contro il Football Club, contrariamente all’anno passato, sia solo la quinta tappa andata male di un cammino virtuoso che porterà alla costruzione del Messina capace di ritornare tra i professionisti.

I prossimi giorni diranno se è davvero così, o se, invece, si riprodurranno dinamiche distruttive interne ed esterne alla società biancoscudata in grado di influire negativamente sul blocco squadra-tecnico, fino ad oggi impermeabile alle chiacchiere e alle polemiche che imperversano, soprattutto nella “bolla” dei social, in cui gli scontri, le voci, le insinuazioni si moltiplicano.

L’atmosfera di uno stadio con il pubblico contingentato, soggetto al distanziamento sociale, con le mascherine al viso era già pesante da sopportare, caricare di significati da ordalia vichinga una gara tra due squadre di serie D con un seguito ridotto all’osso è disarmante, così come il balletto sull’agibilità iniziato dopo l’inizio della prevendita, e, forse, il dopo partita pacato e all’insegna del fair play è stato altrettanto artificioso, anche se, sicuramente, rilassante.

Restando all’aspetto tecnico, invece, quella tra FC ed Acr è stata una gara dura, sporca, non esaltante dal punto di vista tecnico e tattico, decisa nel punteggio da un episodio favorevole per gli uomini di Rigoli e dalla imprecisione sotto porta, condita da sfortuna, per Arcidiacono e compagni.  
Su tutto, la presenza di una terna arbitrale di mediocrità spaventosa, ma, questo, fa parte del gioco e, specialmente in quarta serie, la qualità latita anche tra quelle che una volta si chiamavano giacchette nere.

Vista dalla sponda del Messina, forse si è giocato con troppa attenzione ad applicare le “idee di gioco” del tecnico Novelli (voto 6), visto che, anche nei dieci minuti finali, dopo l’entrata in campo di Cruz e, quindi, la presenza di due punte centrali, non si è mai ricorso al lancio lungo, preferendo allargare il fronte di attacco o cercando superiorità sulle fasce, vantaggi impossibili da ottenere con giocatori allo stremo delle forze, dopo una intera gara condotta con il possesso del pallone. L’allenatore ha dichiarato la propria soddisfazione per questo passo avanti sul piano dell’identità, quindi non resta che attendere le prossime prove per vedere i progressi anche nel cinismo dei suoi uomini.

Passando alla valutazione dei singoli, ancora una volta Lai resta spettatore non pagante, subendo gol su un rigore stranissimo, quasi sicuramente da annullare, ma le note dolenti vengono, in difesa, da Sabatino (5) che soffre la parte iniziale contro Caballero, poi smarrisce la lucidità negli ultimi minuti, buttando via un paio di ripartenze interessanti con appoggi sbagliati, oppure non ricorrendo al lancio lungo quando si era al momento della “preghiera finale”. Lomasto (5,5) fa un po’ meglio quando si tratta di limitare fisicamente il centravanti argentino, ed anche l’apporto di Cascione (5,5) e Giofrè (5,5) è meno costante e preciso nelle due fasi, rispetto all’ultima gara contro l’Acireale.

A centrocampo, va ad intermittenza Vacca (5,5), così come Lavrendi (5,5), invece Crisci (6,5) dimostra maggiore personalità ed intraprendenza rispetto alle prime uscite, sfiorando anche il gol e combattendo con vigore negli uno contro uno, quelle pochissime volte in cui gli avversari non scavalcano la zona centrale con lanci chilometrici.

Il gioco di attacco tende a privilegiare la fascia sinistra, dove Arcidiacono (6), come al solito, calamita tantissimi palloni, ma certe volte perde il tempo di gioco giusto per fare male agli avversari. Foggia (5,5) si divora un gol sullo 0-0, trovando il piede di Marone, poi combatte contro Fissore e Marchetti e spreca una buona occasione nella ripresa, mentre Bollino (5,5) slitta nel terreno di gioco scivoloso, è pericoloso su calcio piazzato, viene sostituito verso il 65’ da Addessi (6), subito in partita, sfortunatissimo sul palo colpito al 73’, e nota lieta di una gara amara per i biancoscudati. Dalla panchina arrivano anche Cretella, Cristiani, Cruz e Mazzone, ma incidono poco o nulla sugli equilibri in campo.

Alla fine, resta l’amaro in bocca per il risultato, pur se la prestazione è stata all’altezza dal punto di vista dell’impegno e della applicazione, meno se guardiamo al numero di occasioni create che avrebbero potuto portare almeno un pareggio.

Una annotazione finale sulle condizioni del prato del “S.Filippo”, in condizioni molto preoccupanti, se consideriamo che ancora la stagione fredda non è arrivata e le piogge sono state rare. Impietoso il confronto con la scorsa stagione, anche se allora c’era a disposizione il Despar per gli allenamenti e, invece, da agosto, il Messina ha quasi sempre utilizzato il “Franco Scoglio” per le sedute infrasettimanali, con l’ulteriore stress delle partite domenicali di Acr ed Fc. Sarebbe il caso di trovare subito un campo alternativo per il lavoro quotidiano ed affidare già da domani ad una ditta specializzata la cura del terreno, magari approfittando del probabile rinvio del prossimo impegno casalingo contro la Gelbison, bloccata dal Covid. Sarebbe un segnale importante dalla società per dare concretezza a quanto fatto sul campo da squadra e tecnico e continuità ai loro sforzi.