Lo sfogo di Pietro Sciotto, film già visto o titoli di coda?

Il presidente dell'Acr affida alle colonne della "Gazzetta del Sud" i suoi pensieri come al solito oscillanti tra la depressione e il fantomatico riscatto
03.06.2020 16:30 di Davide Mangiapane Twitter:    Vedi letture
Lo sfogo di Pietro Sciotto, film già visto o titoli di coda?

“Prima che un presidente sono un tifoso del Messina, se penso a come ho vissuto l’ultimo periodo non mi vedo ancora al timone del club. Ma, mai dire mai…”. Questa l’ultima frase dell’intervista rilasciata da Pietro Sciotto al collega Marco Capuano su “La Gazzetta del Sud” di oggi, che ridà voce all’Acr Messina, dopo un silenzio delle figure apicali della società, perdurante dalla conferenza stampa rilasciata a febbraio da Paolo Sciotto a margine della presentazione del nuovo allenatore Pensabene, dopo l’addio con Karel Zeman.

Come al solito, quando si tratta delle esternazioni dell’imprenditore di Gualtieri Sicaminò, il colloquio ha assunto l’aspetto di uno sfogo permeato dal consueto pessimismo cosmico che si impossessa del patron biancoscudato quando parla di calcio. Nelle linee generali, da ottobre 2017, quando commentava l’arrivo di Lamazza e Modica, ad oggi, lo schema è sempre uguale: “ho dato fiducia alle persone sbagliate, ci ho messo soldi, passione e impegno, senza mai ottenere risultati e mettendomi contro tutto l’ambiente sportivo”. Di volta in volta, cambia l’oggetto degli strali, da Venuto, Carabellò, Ferrigno fino al gruppo Camaro, passando per tutti i ds, dg, allenatori, consulenti, avuti al suo fianco in questi 3 anni di avventura alla guida dell’Acr. Su tutto, l’immensa delusione per quei risultati sul campo mai ottenuti, malgrado la partecipazione emotiva massima durante tutta questa esperienza vissuta aspettando vittorie e soddisfazioni arrivate con il contagocce, legate a singoli episodi, senza mai avvicinare la vetta o almeno arrivare a quel quinto posto che significa zona playoff e possibilità di ripescaggio, almeno secondo i regolamenti in vigore.

Adesso, invece, in un momento in cui l’emergenza Covid ha tolto certezze a tutto il mondo e, in piccolo, anche al calcio, soprattutto tra i Dilettanti, Pietro Sciotto chiede una settimana di tempo per prendere decisioni sul suo futuro alla guida dell’Acr, ma la sua preoccupazione sembra essere quella di non potere sopportare il dolore e la vergogna, quasi fisica, di fronte alla prima sconfitta, o alla possibilità di rivivere, come in un loop infinito, la solita falsa partenza stagionale che riduce in cenere qualsiasi traccia di programmazione o di organizzazione sportiva. Il rammarico di Sciotto resta quello di non avere mai provato a fare completamente “di testa sua”, e questa affermazione sembra paradossale pronunciata da un presidente che, prima di prendere qualsiasi decisione riguardasse la propria creatura sportiva, si è fatto influenzare da mille pareri e altrettanti consigli, non sempre disinteressati e molto spesso provenienti da chi non aveva nulla a che fare ufficialmente con l’organigramma societario e, conseguentemente, non si riesce mai ad identificare i responsabili delle scelte societarie. Anche l’atteggiamento poco lineare nei rapporti personali con le innumerevoli figure professionali coinvolte nel progetto in questi anni ha determinato la creazione di alibi piuttosto veritieri in chi aveva preso l’impegno di portare a casa determinati risultati.

E, nel calcio, concedere alibi, il più delle volte su basi effettivamente concrete, è un peccato imperdonabile, a tutti i livelli. Ogni anno, sistematicamente, Pietro Sciotto dà la propria disponibilità ad impegnare un budget, non sempre chiaramente definito, per la gestione sportiva (staff tecnico, dirigenziale, calciatori, settore giovanile) e per quella amministrativa (trasferte, stadio, campi allenamento, logistica), e molto spesso le indicazioni iniziali, al primo refolo di vento leggermente contrario o alla prima critica da parte di tifosi, giornalisti o addetti ai lavori, vengono contraddette da comportamenti in senso contrario. Purtroppo, la componente legata alla fortuna può anche giocare un ruolo, ma il costante ripetersi di situazioni critiche nei rapporti con lo staff scelto per portare avanti la stagione non può essere legato al caso e i risultati negativi sono una conseguenza e contemporaneamente un carburante per portare, prima o poi, al consueto sfogo distruttivo ed alla immancabile rivoluzione.

Il punto di svolta dell’ultima stagione, senza dubbio, è stato rappresentato dalla nettissima sconfitta subita dal FC Messina il 3 novembre 2019, giunta dopo un avvio stagionale caratterizzato da mille contrasti mai definiti dalla proprietà in modo deciso, soprattutto nei confronti di una scelta, quella del ds, cruciale, non dipendente dalla volontà della proprietà, rivelatasi sbagliata, ma sulla quale non si è presa una posizione univoca, perpetuando lo stallo determinante per mandare in malora il torneo dopo poche giornate. E’ vero ciò che afferma Sciotto (“i campionati con Bari e Palermo erano impossibili da vincere”), ma non prendere decisioni per raddrizzare la barca subito ha poi portato a ritenere irraggiungibile anche la remota possibilità di ottenere un ripescaggio. Se poi aggiungiamo la cannibalizzazione ormai in atto da due stagioni all’interno di un già ridotto all’osso zoccolo duro di tifosi giallorossi, esasperata dall’ambiente drogato dei social, ecco che adesso diventa piuttosto difficile intravvedere uno scenario differente per l’Acr rispetto a quello che ne ha contraddistinto la breve vita.

Proseguire sarebbe una sfida durissima da affrontare per una persona umorale come Sciotto, la mancata iscrizione rappresenterebbe una macchia indelebile, forse solo mettere davvero ufficialmente in vendita la società, fissando il prezzo e senza trattative di facciata o basate su spifferi da whatsapp, potrebbe essere una via di uscita per distinguersi veramente rispetto a coloro i quali, negli ultimi 25 anni, hanno firmato i tre fallimenti del calcio messinese.

Si prenda, quindi, il tempo di riflettere, caro dott. Pietro Sciotto, ma prenda una decisione, qualunque essa sia, e la porti a termine fino in fondo, questa volta.