Lo stallo nella mediocrità del "Pulp fiction" calcistico messinese

Dal film di Tarantino agli intrecci a cui ci siamo tristemente abituati, simili alla trama del "Giorno della marmotta": ogni giorno, sempre uguale
21.06.2020 09:30 di Davide Mangiapane Twitter:    Vedi letture
Curva Sud
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Lo stallo alla messicana è un escamotage scenico cinematografico in cui più protagonisti puntano le proprie armi contro gli altri, senza che nessuno spari per primo, con la conseguenza che, quando qualcuno preme il grilletto, si compie, inevitabilmente, una carneficina, specialmente se il regista si chiama Quentin Tarantino. Citazione mediamente “alta” al cospetto di una situazione che galleggia nella mediocrità ormai da 12 anni, fatta eccezione per il breve interregno di un pistolero come Pietro Lo Monaco, che non avrebbe sfigurato, nell’ottocento, in mezzo alle risse nei peggiori saloon di Abilene.

Le due maggiori squadre cittadine (frase che già, detta così, mette di buon umore i tifosi rivali della biancoscudata, da Reggio Calabria a Catania, passando per Acireale) sono state fermate nel proprio torneo di serie D proprio la settimana prima di una partita che ci saremmo scalmanati a non definire derby o stracittadina solo per darci un tono o per darlo alla contesa. Una delle poche conseguenze positive dello stop legato al Covid 19. Da allora, l’Acr è piombata in un silenzio mediatico rotto solo in poche occasioni, mentre il Football Club ha prodotto una serie di informazioni, dichiarazioni, programmi e progetti che l’Ajax o il Manchester United, per restare in ambito internazionale, sembrano il Canicattì o il Dattilo Noir (a proposito, auguri e complimenti per la promozione in serie D alle due compagini siciliane). La bolla comunicazionale del calcio messinese, un ambiente così claustrofobico che, al confronto, un vagone della metro di Tokio sembra Piazza Cairoli una domenica di lockdown, ha messo in scena una serie di duelli infiniti tra profili fake plurimi, tifosi della vecchia guardia camuffati, pochi, irriducibili, difensori del senso di appartenenza che si sentono sempre di più come i soldati giapponesi convinti che Hirohito sia ancora vivo.

Il comunicato dei gruppi ultras della Sud, inclusi i Testi Fracidi passati all’Fc, esclusi i Nocs fedeli al motto “o Acr o morte”, è rimasto inascoltato da un mese, considerando che l’amministrazione comunale ha il proprio front man ai box per seri problemi familiari (auguri sinceri al papà del sindaco De Luca), gli imprenditori cittadini sono in tutt’altre faccende affaccendati (non chiedeteci quali), Sciotto aspetta la soluzione ed Arena si porta avanti col lavoro ripensando (anzi rinfacciando) a quando qualche mese fa l'appello lo fece lui ma fu accolto come carta straccia.

L’ipotesi dell’avvento di Mauro Nucaro da Terravecchia (CS), è nata dalla dichiarazione dell’ex patron del Cosenza nel periodo pre-Fortitudo (anni 2006-2007) a una radio calabrese, in cui l’attuale presidente del Corigliano preannunciava l’imminente acquisto dell’Acr per compiere una vendetta sportiva nei confronti del Roccella, salvatosi a scapito dei coriglianesi dopo il congelamento del torneo di serie D. Il solito tam tam sotterraneo che si monta in occasione di trattative vere o presunte per “riportare Messina nel calcio che conta”, prevedeva grandi investimenti e uno staff di gente abituata a vincere campionati, ma le dichiarazioni di Pietro Sciotto alla nostra testata domenica scorsa (“abbiamo avuto contatti, ci siamo incontrati un quarto d’ora, ma la trattativa è morta sul nascere”) hanno raggelato gli entusiasmi, riportando eventuali rapporti nell’alveo della riservatezza o dell’oblio.

Dalla parte “footbalista”, esauriti i membri dello staff da intervistare e i calciatori tutti pronti a continuare l’avventura, adesso si attende la missione di Ferrante e Rizzieri a Messina nella settimana entrante, probabilmente per iniziare a comprendere su quali impianti potrà contare la società giallorossa durante la prossima stagione. La conferma di mister Gabriele e la “promozione” di Grabinski come ds sembravano tracciare la linea, così come i primi calciatori confermati rispetto alla buona compagine della scorsa stagione. Certo, ogni tanto emerge qualche rumours che sembra provenire dal Rocco Arena pre accordo con il CdM, desideroso di applicare in Italia il “modello Alicante”, e l’annuncio della cooptazione del vice presidente dell’Indipendiente Fc Alicante Francisco Belmonte Botella nella compagine azionaria FC Messina sembrava andare in questa direzione. Tra l’altro, proprio quest’anno scade il mandato conferito 4 anni or sono ad Arena dai circa 200 soci del club spagnolo militante in Preferente Valenciana (5° livello del calcio iberico), partecipante ai playoff per la promozione in Tercera Division, una sorte di serie D, seppur strutturata diversamente rispetto ai canoni italiani. Inoltre, i vari accordi, o impegni, presi durante questo periodo già non avrebbero alcun valore dal punto di vista strettamente contrattualistico in categorie dilettantistiche, durante tempi normali, figuriamoci adesso che non si conosce nemmeno quando e come ripartiranno i tornei dalla serie C in giù. Tralasciamo il discorso relativo a ricorsi annunciati dal presidente Fc, ma non ancora concretizzati, e quello riguardante i ripescaaggi per non ripetere errori commessi in passato, visto che ancora non sono chiare le norme di costituzione degli organici di terza e quarta serie e le ipotesi sono tante e tutte molto fantasiose (quella con 2 gironi di B, 4 di C semiprò affiliate alla LND, più diritti tv ai cadetti, zero agli altri, è la versione più hard che aprirebbe qualche minima prospettiva all’Fc, considerando la posizione in classifica).

Poi c'è il nodo stadio, tra l'attesa del bando sulla gazzetta ufficiale, i sopralluoghi, le polemiche e l’assessore Scattareggia alle prese con il tentativo di togliere la convenzione dello Scoglio al Messina di Sciotto, ma senza rischiare di fornire il fianco ad una azione legale dell’imprenditore di Gualtieri Sicaminò, piuttosto agguerrito su questo fronte, il Consiglio Comunale che, finalmente, si accorge del degrado e sembra compiere alcuni, seppur timidi e goffi, passi verso la produzione di atti concreti per evitare che un bene pubblico diventi solo mercé di speculatori o malinconico oggetto di splendori vissuti nel passato remoto con lo sport e in quello recente con i concerti.

Lo stallo alla messicana, intanto, continua, e basta trasformarlo in stallo alla messinese (sparare parole a vuoto invece che pallottole) per affidare solo alla pura speranza o al miracolo la possibilità che, invece di portare all’ennesima carneficina, si risolva con una sola squadra in grado di fare rinascere la passione di una piazza capace solo di arredare il tunnel della serie D e starci per 14 anni dal 1993 ad oggi.