Messina calcio, ennesimo "Find it" alla ricerca di un briciolo di normalità

Mentre a Catania il sindaco Pogliese "sorveglia" sul salvataggio della matricola 11700, sullo Stretto si continua ad andare ognuno per fatti suoi
22.06.2020 10:27 di MNP Redazione Twitter:    Vedi letture
© foto di Sarah Furnari/TuttoLegaPro.com
Messina calcio, ennesimo "Find it" alla ricerca di un briciolo di normalità

Tra la fine degli anni '90 e l'inizio dei 2000, tra i videogames che andavano per la maggiore in sala giochi, c'era anche il “Find it” al quale si poteva accedere attraverso i primi monitor touch. La sfida consisteva nel trovare le differenza, sulla scia dei più antichi giochi da riviste cruciverba, tra due foto affiancate: via via su un livello sempre più difficile. Ed è un gioco che, forse con un pizzico di propensione sadomaso, a Messina in ambito calcistico ma non solo talvolta siamo abituati a fare per confrontare fortune e sventure nostre con le altrui. Purtroppo negli ultimi anni spesso e volentieri finendo con l'uscire sconfitti. Lasciando stare Reggio e Palermo, che sembrano lanciatissime nell'alveo del professionismo, l'ultimo “Find it” in ordine di tempo è quello con Catania. Dove il futuro appare tutt'altro che roseo, ma la politica sta provando a scendere in campo per limitare i danni e garantire un futuro al “vero” Calcio Catania, la matricola 11700.

A “giocare” a “Find it” stamattina è il consigliere comunale Massimo Rizzo, che accosta le due fotografie. La prima, quella etnea: “A Catania, dove non so se il sindaco frequenti Palazzo degli Elefanti (ma è irrilevante) succede che la società di calcio è sommersa dai debiti. Il Tribunale fallimentare, giustamente, “trattandosi di vicenda di particolare interesse sociale” (così ha scritto il 9/6) attende eventuali offerte. Bene. Arriva un’offerta. Il sindaco Salvo Pogliese, già indicato come garante e mediatore della vicenda, insieme all’assessore allo sport (figura mitologica inesistente alle nostre latitudini), ieri sera, d’urgenza, convoca le parti al Municipio per sollecitare l’immediata definizione dell’accordo. Non c’è tempo da perdere. Probabilmente il Catania, affogato da debiti milionari, sarà salvato”. Finaria e Sigi si sentono supportati dalla politica, probabilmente l'operazione andrà in porto, attesa l'offerta alla società che detiene il club.

La seconda, fotografia dello Stretto: “A Messina, dove mentre si attende di capire se lo stadio della città sia ancora affidato ad una società ovvero sia rientrato nella disponibilità dell’ente, l’erba (letteralmente) muore, la tifoseria chiede che ci sia una sola società a sventolare il vessillo biancoscudato. Un modesto consigliere comunale (il sottoscritto), mentre è ancora in attesa di ricevere una risposta alla propria interrogazione (protocollata a maggio) sulle annose vergogne dello “Scoglio”, condividendo le ragioni della tifoseria, chiede all’Amministrazione di convocare i vertici delle due società per capirne intenzioni e progetti, anche al fine di un’unificazione. Nulla di fatto. Disinteresse totale e silenzi assordanti. E pane duro e coltello che non taglia proseguono imperterriti come fossero Milan e Inter o Roma e Lazio. Sono polemico? No, sono fotografo”.

Ma perché in altre piazze l'intraprendenza funziona, la politica almeno ci prova, tutto sembra avere un'immagine normale e a Messina no? Forse, come suggerisce il nostro Davide Mangiapane, occorre uscire dal “loop” su quanto sono scarsi Franza, Di Mascio, Di Lullo, Santarelli, Martorano, Manfredi, Lo Monaco, Stracuzzi, Sciotto, e ripartire da quel concetto a noi sconosciuto di utilità sociale del calcio. Attorno a una sola società, evitando la scorciatoia della creazione di altre squadre solo per crogiolarsi o per annientare il “babau” di turno. Ultimo riferimento ai messinesi e non a chi viene coinvolto da fuori per far qualcosa, che ci prova coi suoi mezzi e le sue conoscenze. Perché qualche messinese non ci mette davvero la faccia, se non per denigrare qualche altro? Perché mette lo “straniero” sulla graticola nel momento in cui potrebbe assumersi la difficile ma al contempo esaltante sfida di rilanciare una piazza sempre più smarrita? Unificare è giusto, è la soluzioni in cui crediamo anche noi come la prevalenza dei gruppi organizzati, ma bisognerà farlo con cognizione di causa, altrimenti si rischia soltanto di perpetuare il teatrino al quale ci siamo tristemente abituati. Cimentandoci nella solita caccia alle differenze da “Find it”.