Tre mesi di amarcord. Adesso torniamo a guardare al futuro insieme

Oltre 160 video pubblicati e quasi 550mila visualizzazioni. Ora custodiamo gelosamente il passato per tornare grandi domani. Con un Messina e un calcio cittadino all'altezza
18.06.2020 13:51 di Antonio Billè Twitter:    Vedi letture
Tre mesi di amarcord. Adesso torniamo a guardare al futuro insieme

L’indimenticabile promozione in B del Messina dopo il playoff con il Catania e il primo storico approdo del Città di Messina in D, datati entrambi 17 giugno, sono gli ultimi due ricordi che condividiamo con i nostri lettori. Un viaggio iniziato lo scorso 19 marzo, in piena quarantena, e andato avanti per tre mesi con oltre 160 video pubblicati sulla nostra pagina facebook che hanno totalizzato quasi 550mila visualizzazioni. E di questo diciamo grazie ai nostri lettori e alle fonti dalle quali abbiamo attinto.

Vi abbiamo raccontato fatti, ricordi personali, aneddoti e, speriamo, tenuto compagnia in assenza del calcio vero, quello da vivere allo stadio con la gente sugli spalti. Non con una coreografia messa in scena (male) da un computer. Ogni riferimento alla finale di Coppa Italia non è puramente casuale.

Vi abbiamo raccontato il Messina, la nostra passione più grande e, come sempre, le categorie minori, il nostro più grande orgoglio. Feste per una promozione e amarezze per una retrocessione. Esultanze, proteste, passione, tribunali, fallimenti e rinascite. Vi abbiamo mostrato anche quando il calcio è stato meno calcio e più politica (citando, a suo modo, un celebre discorso cliccatissimo dalle nostre parti su youtube).

Le imprese di provincia di Due Torri, Tiger Brolo, Igea Virtus, Rocca di Caprileone, ma anche le polverose finali di Terza Categoria, l’orgoglio di Città di Roccalumera, Fasport Itala, Arci Grazia. I recenti anni d’oro del Camaro e, ancora il Città di Messina. Abbiamo ricevuto contributi da uomini che sono il calcio della nostra terra come Peppe Furnari, Pasquale Ferrara, Domenico Caragliano, Gigi D’Alessandro, Roberto Assenzio. E Arturo Di Napoli, croce e delizia della storia messinese.

Ma ci soffermiamo, lui lo saprà solo quando il pezzo sarà pubblicato, sugli aneddoti meravigliosi di Davide Mangiapane sul Messina degli anni ‘80 e ’90. I tubi “innoccenti” del Celeste, le giocate di idoli come Pauselli e Iannucci sconosciute ai 30/35enni di oggi, il miracolo mancato dai bastardi di Scoglio, l’incantevole anno di Zeman, i gol di Schillaci e Protti e il racconto di una Messina che viveva per il suo Messina.

Ecco, il Messina. Senza sigle o acronimi a precederlo. Ve lo abbiamo raccontato così e abbiamo sempre scritto così. Il Messina. Quello degli anni ’80 fino alla fuga di Ischia era il Messina. Associazioni Calcio Riunite lo si sentiva solo dallo speaker che leggeva la formazione al Celeste. Quello della scalata iniziata sotto l’egida di un mito assoluto come Emanuele Aliotta, il cui ricordo ci fa ancora venire le lacrime agli occhi, era il Messina. Football Club Messina, anche qui, lo si sentiva solo dallo speaker. Due capitoli, poi, tristemente chiusi nelle aule di un tribunale. Fallimenti, debiti, condanne. Due marchi che hanno rappresentato tutto per tanti, ma che non ci appartengono più.

Messina, che molto spesso fa di tutto per togliersi autonomamente dalla cartina geografica del calcio italiano, merita un Messina all’altezza. Lontano dagli incantatori di serpenti.

Buon calcio a tutti, noi torneremo a raccontarvi il presente immaginando il futuro, sperando di rivedere presto un pallone che rotola nei nostri stadi. O nei nostri campi, suona meglio. Ma senza dimenticare il passato e ciò che siamo stati. Consapevoli che da lì si parte per diventare grandi, ma ricordando che il passato è, per l’appunto, passato. E non ritornerà.