Il deferimento c'è, la sentenza no. E, a ben vedere, siamo ancora prima della fase in cui sarà possibile capire quale direzione possa prendere davvero il procedimento. La Procura federale ha deferito Stefano Alaimo, quattro calciatori e l'ACR Messina 1900 SSD per la vicenda dei tesseramenti sottoscritti prima dell'inizio della scorsa stagione quando l'allora presidente della vecchia ACR risultava inibito e il Tribunale di Messina non aveva ancora preso le redini della società. Il Tribunale Federale Nazionale dovrà adesso valutare le contestazioni e la Procura ha chiesto la fissazione dell'udienza.
È questo il punto dal quale partire, evitando però di arrivare subito alla fine del libro: deferimento non significa condanna e, soprattutto, oggi non esiste alcuna penalizzazione quantificabile.
UN CONTENZIOSO GRIGIO – La questione non è nuova. Reggina, Acireale e Sancataldese l'avevano sollevata nella parte conclusiva dello scorso campionato, chiedendo che venissero accertati gli effetti dell'inibizione di Alaimo sull'iscrizione e sui tesseramenti, dopo la ricezione di un plico anonimo inviato da chi aveva accesso alla documentazione propedeutica ai tesseramenti in quel periodo di fine agosto 2025, qualche giorno prima dell'inizio del campionato di serie D.
Il ricorso della Reggina venne dichiarato inammissibile dal TFN: non fu quindi affrontato il merito della presunta irregolarità, anche perché l'azione disciplinare spetta in via esclusiva alla Procura federale. Ed è proprio il percorso che si è concretizzato adesso.
Ma in quella vicenda esisteva anche un altro elemento che oggi sarebbe sbagliato dimenticare. Nel frattempo la vecchia ACR Messina Srl era finita in liquidazione giudiziale e il ramo sportivo era stato acquisito dalla nuova ACR Messina 1900 SSD a r.l.. Dopo il pagamento dei debiti sportivi necessario al completamento del subentro, la FIGC aveva revocato l'affiliazione della vecchia società, affiliato quella nuova e trasferito a quest'ultima titolo sportivo e parco tesserati, mantenendone anche i diritti legati all'anzianità di affiliazione.
Non è un dettaglio. Già nel decreto precedente alla decisione sul ricorso Reggina il TFN aveva osservato che il trasferimento del titolo e dei tesseramenti alla nuova società comportava un riconoscimento federale della validità ed efficacia dell'iscrizione e delle pratiche originarie. Ciò non impedisce alla Procura di contestare oggi eventuali responsabilità disciplinari, ma rende il quadro molto meno lineare di una semplice equazione: “firma dell'inibito uguale tesseramento nullo uguale punti di penalizzazione”.
I VENTI ACCORDI – Altro passaggio da leggere con attenzione riguarda i venti calciatori che hanno già definito la propria posizione attraverso l'articolo 126 del Codice di Giustizia Sportiva. Si tratta dell'istituto che consente, prima del deferimento, di concordare con la Procura l'applicazione di una sanzione ridotta o commutata.
È un elemento che inevitabilmente farà parte del dibattito, ma nemmeno questo equivale automaticamente a una sentenza contro il Messina. L'accordo chiude le singole posizioni personali senza arrivare al giudizio ordinario e la giurisprudenza federale ha già chiarito che quanto concordato con un tesserato non vincola automaticamente il giudice nella valutazione della responsabilità della società.
Restano infatti deferiti soltanto quattro calciatori: Alessandro Cirino per una gara di Coppa Italia contro la Vigor Lamezia, Matheus Reis Daquinto per due, Andrea Sorrentino (adesso ritiratosi dall'attività) per le numerose partite indicate nell'atto e un quarto giocatore, minorenne all'epoca dei fatti, per una presenza. Situazioni tra loro profondamente differenti. Reis, ad esempio, lasciò Messina dopo appena due presenze e oggi è un calciatore della Reggina; Cirino aveva disputato un solo spezzone, con il nonno Giovanni, storico magazziniere del Messina, in panchina per quella gara di Coppa conclusasi 5-0 per i calabresi, giocata per onor di firma ed evitare ulteriori penalizzazioni oltre i 14 punti già inflitti all'Acr.
Questo significa che anche sul fronte delle eventuali sanzioni individuali il peso concreto potrebbe essere assai diverso da posizione a posizione e, per alcuni, ormai relativo sul piano sportivo.
NESSUNA CALCOLATRICE, PER ORA – Esiste una giurisprudenza federale sulla partecipazione alle gare di calciatori non regolarmente tesserati ed esistono precedenti nei quali sono stati inflitti punti di penalizzazione. Ma applicarli meccanicamente al Messina, moltiplicando il numero delle presenze contestate per un ipotetico punto, sarebbe oggi fuorviante.
Prima bisogna superare parecchi passaggi: il TFN dovrà esaminare il deferimento, verificare la validità della ricostruzione della Procura, valutare gli effetti degli atti firmati da Alaimo, che hanno portato a impegni totalmente rispettati dalla proprietà legittimata dal Tribunale, distinguere le singole posizioni e stabilire se e in quale misura la responsabilità possa ricadere sull'attuale società, subentrata nel corso del campionato attraverso una procedura federale che ha trasferito titolo sportivo e tesseramenti.
Tecnicamente il deferimento è l'atto che introduce il procedimento davanti al Tribunale: siamo dunque all'inizio, non alla fine.
Il TFN potrà accogliere in tutto o in parte le contestazioni, oppure non ritenerle fondate e prosciogliere i deferiti; parlare propriamente di “archiviazione” appartiene invece alla fase precedente davanti alla Procura. Quel che conta, al di là della terminologia, è che non c'è ancora alcun accertamento di responsabilità. Lo ricorda la stessa notizia del deferimento: fino alla decisione degli organi di giustizia sportiva resta ferma la presunzione di innocenza.
Dunque il caso esiste e va seguito. Ma tra il deferimento di oggi e una eventuale penalizzazione c'è ancora parecchia strada. Fare adesso pronostici sui punti da togliere al Messina significa confondere l'accusa con il verdetto.
E questa storia, almeno per il momento, è ancora tutta da giudicare.
Autore: MNP Redazione / Twitter: @menelpallone
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